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Sole 24 Ore: “Viva il Ponte sullo Stretto!”, ma pone dubbi su rapporto costo/benefici e pedaggio

ponte sullo stretto villa san giovanni cannitello

“Rispetto alla maggior opera infrastrutturale del PNRR, comunque meglio il Ponte sullo Stretto!”: un approfondimento del Sole 24 Ore analizza gli eventuali vantaggi provocati dalla realizzazione del collegamento stabile tra Messina e Reggio Calabria, ma critica nettamente il raddoppio ad Alta Velocità della linea esistente tra Salerno e Reggio Calabria, “che sarà ancora meno utile del ponte, per euro pubblico speso”

“Viva il Ponte, rispetto alla maggior opera infrastrutturale del PNRR!”: è quanto scrive in un approfondimento pubblicato oggi il Sole 24 Ore. L’autorevole quotidiano economico-politico-finanziario analizza il rapporto costo/benefici che porterebbe l’eventuale realizzazione del Ponte sullo Stretto spiegando in sintesi che ci sono diversi dubbi da chiarire, ma che al tempo stesso il Governo italiano sta facendo investimenti “molto peggiori rispetto al Ponte”. “Questa è davvero fantastica – si ironizza – consiste nel raddoppio ad Alta Velocità della linea esistente tra Salerno e Reggio Calabria, in fase di velocizzazione e molto lontana dalla saturazione. L’opera è prevista costare una cifra compresa tra i 22 e i 29 miliardi (tra 5 e 7 TAV, per intenderci) tutti a carico dei contribuenti, per un risparmio di circa 40 minuti di tempo di viaggio, ritenuti con un volo di fantasia essenziali alla crescita del Sud”.

Lo studio di fattibilità per il raddoppio della linea ad Alta Velocità, spiega ancora il Sole 24 Ore, “per sicurezza, è stato affidato allo stesso percettore dei fondi, le Ferrovie dello Stato, in clamoroso conflitto di interessi. Scommettiamo che i risultati delle analisi saranno ultra-positivi? Lo sono già per la prima tratta, tra Salerno e l’importantissimo centro di Praja a Mare. Questa linea in realtà sarà ancora meno utile del ponte, per euro pubblico speso”. Il quotidiano ricorda, piuttosto, l’esistenza dell’articolato studio del 2021 che mette in luce l’esistenza di quattro soluzioni ingegneristiche possibili per la realizzazione del Ponte sullo Stretto. L’autore, però, va messo in evidenza questo aspetto, non spiega che comunque è sempre il progetto ad una sola campata l’unico a poter essere davvero realizzato: il ponte a tre campate non è fattibile dal punto di vista tecnico, i tunnel sottomarini avrebbero bisogno di decenni di studi prima di poter diventare un progetto esecutivo).

Lo studio pubblicato nel 2021 non prevede alcun pedaggio per il ponte, ricorda ancora il Sole 24 Ore, “e ritiene che comunque i ricavi sarebbero modesti rispetto ai costi totali dell’opera, costi che tuttavia non vengono quantificati nemmeno come ordine di grandezza. Forse per non essere indotti a formulare, a fronte di dati completi, imbarazzanti analisi del tipo costi-benefici sociali (ACB), pur prescritte dalle norme vigenti (il tono complessivo dello studio infatti fa pensare ad un orientamento generale degli autori molto favorevole all’opera”. Il ragionamento prosegue quindi sul tema del pedaggio, anche se il Sole 24 Ore si impelaga su ragionamenti e cifre astratte e non dimostrabili. E da qui arriva ad una conclusione difficile da comprendere: “l’opera dunque non genera benefici socioeconomici (costituiti principalmente da risparmi di tempo) tali da giustificarla. Questo, con pedaggi nulli, cioè con i costi tutti a carico dei contribuenti. Se ci fossero pedaggi, il traffico e quindi i benefici socioeconomici sarebbero ancora inferiori (come accade sempre per i “monopoli naturali” quali sono le infrastrutture di trasporto)”.

Eppure, nonostante ciò, “viva il Ponte!”, scrive il quotidiano che appunto rispetto a tanti altri investimenti rappresenta l’unica vera maxi opera di rilancio per il sud Italia. Ed ora che anche l’Europa lo chiede per il completamento del Corridoio Scan-Med si è aggiunta una nuova motivazione da prendere in considerazione. Ogni alternativa al Ponte qualsiasi altra tesi benaltrista è già miseramente fallita in passato e le due sponde dello Stretto si sono sempre più lontane l’una dall’altra. Messina e Reggio Calabria sono tra le città italiane che si stanno spopolando più velocemente in Italia, sono i dati reali a dimostrarlo, al netto di quelli ipotizzati nel rapporto costi/benefici del Sole 24 Ore, e questa mancanza di prospettiva futura degli ultimi Governi italiano sta solo provocando l’addio di molti giovani e lavoratori verso le Regioni del Nord o, peggio ancora, all’estero. Pensare in questo momento che parlare di Ponte sia solo “campagna elettorale” è sbagliatissimo, è solo l’ennesima scusa dei “Signor No” e di chi continua a prendere in giro siciliani e calabresi convincendoli di avere un’Alta Velocità che invece non sarà mai reale senza un collegamento stabile nello Stretto di Messina.