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Pellaro, venerdì ospite d’eccezione: è il regista Antonio Capuano, premiato con il David di Donatello

Antonio Capuano Foto di Giuseppe Lami / Ansa

Venerdì 12 agosto, alle ore 21, il regista Antonio Capuano ospite d’eccezione della Rassegna al Parco diffuso della conoscenza e del benessere di Pellaro

Per il secondo anno si sperimenta la collaborazione tra l’associazione “ACE-Medicina solidale” e il b e la possibilità di proporre la suggestiva cornice del Parco Diffuso della Conoscenza e del Benessere di Pellaro come luogo di confronto culturale. Una collaborazione da subito istintiva, naturale e che ha dato vita in questi giorni alla composita rassegna IL DECLINARE LIRICO DEL PARTIRE E DEL RESTARE che si propone di scandagliare temi e suggestioni suggeriti dal bel libro La restanza dell’antropologo calabrese Vito Teti, che con le sue riflessioni sul partire e sul restare, sui luoghi e la loro custodia ha ispirato un percorso – che appartiene profondamente ai calabresi – segnato dai sentimenti di chi resta con la caparbia volontà di tenere fede ad un radicamento naturale dell’uomo ma con una altrettanto caparbia prospettiva di futuro e di chi, invece, in nome di un diverso atteggiamento che ha a che fare con il desiderio di trovare una vita migliore, parte, ma portando con sé la nostalgia dei luoghi.

Venerdì 12 agosto alle 21 sarà ospite d’eccezione della rassegna il regista Antonio Capuano, recentemente premiato con il David di Donatello alla Carriera e omaggiato come suo mentore da Sorrentino nel suo ultimo film, candidato all’Oscar, “È stata la mano di Dio”. Il regista napoletano è stato uno dei simboli del risveglio culturale di Napoli e non ha mai lasciato la sua città. Anarchico nello spirito e artisticamente divisivo, geneticamente spiazzante nella narrazione della contemporaneità, cuore artistico di una Napoli autentica, presenterà il suo film Bagnoli jungle, che non racconta solo le storie dei suoi protagonisti, ma restituisce il senso della loro precarietà. Un film sui luoghi e sui resistenti che disegna un’altra mappa della marginalità urbana che, avendo come scopo la custodia dei luoghi, non si converte ad una migrazione da quei confini. Un racconto morale, un film verità incontrollabile, radicato nei luoghi come i suoi personaggi, il cui dramma vitale è tutto inscritto nelle immagini.