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Il Ponte sullo Stretto non è utopia, Siviero: “i cantieri potrebbero essere avviati in pochi mesi”

siviero ponte sullo stretto

Il Professore Enzo Siviero spiega che il progetto del Ponte di Messina a campata unica potrebbe essere aggiornato: “il suo costo è di 6 miliardi, il prezzo annuale dell’insularità per la Sicilia. Di questi, solo due sarebbero a carico dello Stato”

“L’unico modo per fare il Ponte è riprendere il progetto in mano a Webuild (l’ex Salini-Impregilo). Ci vuole un dispositivo di legge perché fu cancellato in modo ignobile. Il Governo può scegliere se continuare con WeBuild oppure rifare la gara. Certo, la prima opzione permetterebbe in un solo colpo di chiudere il contenzioso attualmente in corso e di ripartire con i lavori nel giro di pochissimi mesi. Basta un dispositivo di legge e un aggiornamento del progetto. I primi cantieri potrebbero essere avviati già a metà dell’anno prossimo”. Ha esordito così il Professore Enzo Siviero in un’intervista rilasciata al Quotidiano di Sicilia. Il Rettore dell’Università eCampus fa ovviamente riferimento al progetto già approvato nel 2011, verificato dalla società americana Parsons, e che prevede la realizzazione del ponte a campata unica più lungo del mondo (3,3 km), sostenuto da due torri alte ben 400 metri (che a loro volta sarebbero gli edifici più alti d’Italia). Per realizzarlo servirebbero sei anni, ma stando a quanto dichiarato circa un anno fa dal Ceo di Webuild, Pietro Salini, potrebbero bastarne quattro se si seguisse il “modello Genova” per il Ponte Morandi.

L’iter realizzativo del Ponte sullo Stretto di Messina fu intrapreso da Berlusconi, ma ogni procedura fu bloccata per ben due volte: prima nel 2006 con il governo Prodi e il ministro Alessandro Bianchi, ex rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, poi dai tecnici chiamati in causa dal Premier Monti, che nel 2012 fermarono l’opera e nel 2013 misero in liquidazione la Società Stretto di Messina S.p.A.. “C’è una aspetto che i detrattori del Ponte nascondono – prosegue l’Ing. Siviero – . La variante di Cannitello era stata realizzata nei mesi previsti senza sforo di spesa. Non solo, i controlli sui flussi finanziari che aveva previsto la Società stretto di Messina, proprio per evitare le infiltrazioni, sono stati adottati e non c’è stato un filo di problema con la mafia. Chi dice che il Ponte non si può fare perché si infiltrerebbe la criminalità organizzata fa veramente ridere i polli. Quindici anni fa è stato messo a punto un protocollo di legalità che poi è stato copiato per le altre opere. Nessuno dice che oltre all’opera, anche la procedura era eccezionale. Si figuri che il Project management consulting, poi adottato per il modello Genova, era già stato previsto addirittura con una delle più importanti società di ingegneria del mondo, la Parsons. Insomma siamo arrivati al ponte a campata unica dopo decenni di studi, quello a tre campate è una bufala messa in campo per perdere tempo”.

Un altro decennio è passato, Sicilia e Calabria hanno sempre più necessità di un’opera che rappresenterebbe uno shock per l’economia. Ma adesso è anche l’Europa a fare la voce grossa: “un collegamento tra la Sicilia e la terraferma fa parte della rete TenT che comprende infrastrutture di importanza strategica per l’Ue”. A tal proposito va ricordato, riprende Siviero, “che il Ponte non ha solo la funzione di collegare Messina e Reggio Calabria, ma anche di chiudere un corridoio europeo previsto dell’Ue da 35-40 anni e che l’Italia ostacola per schizofrenia istituzionale. Persino D’Alema e poi Prodi lo avevano approvato, salvo poi rimangiarsi la parola. Se si va avanti così, non mi meraviglierei di una procedura di infrazione da parte di Bruxelles”. Il Governo italiano potrebbe inoltre richiedere per queste ragioni un cofinanziamento “fino al 50% per gli studi e fino al 30% per i lavori”.

Per il Prof. Siviero neppure i costi rappresentano un problema: “anche se c’è un aumento dei prezzi delle materie prime, che secondo me a breve sarà in parte ridimensionato, io penso che il costo possa rimanere sostanzialmente sui 4 miliardi per il ponte e di un paio di miliardi per le opere complementari. Altro che 8-9 di cui si blatera: in totale costerà circa 6 miliardi, di cui solo due a carico dello Stato. Se pensiamo che il costo dell’insularità è pari a 6-6,5 miliardi di euro all’anno, risparmiando quelli ci facciamo il Ponte. E peraltro quei due miliardi si ripagano anche con il solo indotto fiscale legato alla realizzazione dell’infrastruttura”.

Motivi per non realizzare il Ponte sullo Stretto l’ingegnere padovano fa davvero fatica a trovarli. E fa male pensare che mentre in Italia, soprattutto al Nord, il progresso è costante grazie alla realizzazione di infrastrutture moderne, il Sud resta a guardare immobile regredendo sempre più. “Senza andare lontano, basta dire che solo la terza linea della metropolitana di Roma costa più del ponte. Io pur essendo uomo del Nord – conclude Enzo Siviero – ho il cuore che batte al Sud. Nel Mezzogiorno c’è un livello di litigiosità politica tale che pur di impedire all’avversario di portare a casa un risultato si finisce per dimenticare l’interesse della collettività. Il Nord ne approfitta. Monti quando ha chiuso la partita, i due miliardi del Ponte li ha dirottati sulla seconda canna del traforo del Frejus. Stiamo parlando di fatti, non di opinioni”.