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Ponte sullo Stretto, perché non è una favola elettorale

ponte sullo stretto progetto

Ponte sullo Stretto, per il centrodestra parlano i fatti della storia: è la coalizione che ha progettato, finanziato e appaltato la grande opera dello Stretto poi sempre bloccata dalla sinistra. Adesso che dopo 11 anni è vicinissimo al ritorno al Governo del Paese ha non il diritto, ma il dovere di realizzarlo

Il Centrodestra ha inserito il Ponte sullo Stretto nel programma elettorale e molti esponenti della coalizione, compresi i leader dei partiti principali, si stanno quotidianamente esprimendo in modo insistente sulla necessità di realizzare la grande opera dello Stretto, proposta come ricetta diametralmente opposta rispetto alle politiche di bonus e sussidi che i Governi degli ultimi anni hanno intrapreso per contrastare il disagio del Sud. Il Ponte, al contrario, è un’infrastruttura che genera sviluppo e crescita in modo naturale, dando lavoro diretto e indiretto e generando economie virtuose.

Il ritorno del Ponte nel dibattito politico ha suscitato reazioni contrastanti: da una parte l’entusiasmo dei favorevoli, che sono la maggioranza dei cittadini siciliani e calabresi secondo tutti i sondaggi svolti in merito, dopo 11 anni in cui i “No Ponte” avevano affossato il grande sogno del Sud. Dall’altra, c’è stata la reazione indignata di chi continua, inspiegabilmente, ad essere nel 2022 contrario a quella che in qualsiasi altro Paese del mondo sarebbe una banalità ovvia e scontata, cioè fornire lo Stretto di un collegamento stabile. In mezzo, però, si registra un trasversale scetticismo rispetto agli annunci sul Ponte sullo Stretto: “è da decenni che ne parlano e poi non lo fanno“. Si tratta di un sentimento di sfiducia molto diffuso, però soltanto parzialmente giustificato.

E’ vero che di Ponte si parla da molti decenni e non è mai stato fatto, ma non ci si può fermare ad un’analisi così superficiale e mettere tutti nello stesso calderone senza approfondire perché non è stato fatto, e soprattutto approfondire da chi è stato bloccato e, al contrario, riconoscere chi ha provato con tutte le proprie forze a realizzarlo. E su questo parla la storia, che non si può mistificare. Il centrodestra che oggi vuole realizzare il Ponte, ha non soltanto tutto il diritto di farlo ma ha il dovere di realizzarlo davvero qualora dovesse vincere le elezioni: ci mancherebbe pure che il Ponte non fosse nel programma del Centrodestra, che nella storia recente del nostro Paese il Ponte lo ha progettato, finanziato e appaltato. Negli anni dei governi Berlusconi, infatti, il leader di Forza Italia da Presidente del Consiglio ha fatto di tutto affinché il Ponte diventasse realtà, con il contributo dei suoi più fidati Ministri dei Trasporti: Pietro Lunardi prima (2001-2006) e Altero Matteoli poi (2008-2011). In quegli anni il Ponte ha preso forma: con un grande fermento tecnico e scientifico internazionale, l’opera è stata progettata su precise indicazioni del Governo italiano, che poi l’ha finanziata e persino appaltata. E oggi c’è un validissimo progetto definitivo, approvato il 29 luglio 2011 e lasciato in eredità proprio da quel governo di Centrodestra.

Per consentire la realizzazione del Ponte sullo Stretto, i governi di Berlusconi finanziarono con la legge obiettivo n. 443 del 2001 anche il rifacimento dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, oggi un gioiello ultra moderno, e poi anche la Variante di Cannitello, spostando la linea ferroviaria tirrenica per far posto al nascente pilone. A Santa Trada venne realizzato il villaggio di Anas e Società Stretto di Messina per la realizzazione dei primi sondaggi e rilievi propedeutici alla realizzazione del Ponte, di cui abbiamo già un accuratissimo e ultra dettagliato progetto definitivo.

Se oggi il Ponte non c’è, è soltanto per colpa di chi per due volte ha bloccato tutto: dapprima, nel 2006, il governo Prodi che con il ministro Alessandro Bianchi, già rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, fermò l’iter realizzativo in precedenza intrapreso da Berlusconi; successivamente i tecnici guidati da Mario Monti nel 2012 fermarono l’opera e nel 2013 posero in liquidazione la Società Stretto di Messina S.p.A., frantumando definitivamente decenni di progettualità e sviluppo scientifico e tecnologico con enormi ricadute sull’area dello Stretto.

Insomma, se il Ponte non c’è è soltanto per colpa delle scelte politiche dei “No” che hanno avuto il sopravvento rispetto ai sostenitori della grande opera. Che adesso non possono certo essere accusati di non aver fatto il Ponte, dopo che si sono sempre battuti per realizzarlo e sono stati bloccati dai loro avversari politici. Il Centrodestra che oggi propone di realizzare il Ponte, ci ha già provato quando ha governato ma sono ormai passati 11 lunghi anni da quando l’Italia non ha un governo di Centrodestra, e in questa lunga stagione dominata dal qualunquismo di sinistra, dall’ascesa del Movimento 5 Stelle meglio noto come “movimento del Vaffa” o “movimento dei No“, anche gli enti locali con i vari Crocetta, Oliverio, Falcomatà e soprattutto Accorinti, hanno visto il predominio dei “No Ponte“.

In termini sostanziali, la loro ricetta “alternativa” al Ponte è fallita: le due sponde dello Stretto sono sempre più lontane, le “altre priorità” non sono state realizzate e 11 anni di governo dei “No Ponte” hanno invece dimostrato quanto sia ottusa e sottoculturata la loro visione che produce solo sottosviluppo, arretratezza e povertà, rispetto a chi sostiene con forza la realizzazione delle grandi opere, che siano Ponti, strade, stadi, termovalorizzatori o centrali nucleari. In termini pratici, però, se il Ponte oggi non c’è è soltanto per una loro precisa responsabilità politica, che tra l’altro rivendicano con orgoglio. Ecco perché in alcun modo si può accusare chi è sempre stato favorevole al Ponte di fare “promesse elettorali“: per il Centrodestra parla la storia, e se solo il Centrodestra avesse governato per più tempo il Paese (c’è riuscito soltanto per 8 anni, tra l’altro non consecutivi), oggi il Ponte sarebbe certamente già in piedi e carrabile.

Un’altra fake news diffusa dai “No Ponte” è quella della mancanza delle coperture finanziarie: “con quali soldi lo fanno“? A parte il fatto che lo Stato costruisce infrastrutture in tutto il Paese con soldi pubblici a debito da sempre, e non si capisce perché non debba poterlo fare anche per il Ponte sullo Stretto di Messina. Ma a prescindere dalla possibilità di fare debito, il Ponte sullo Stretto ha un costo da progetto di 8 miliardi di euro, che equivalgono alla stessa cifra che lo Stato spende ogni anno per il reddito di cittadinanza. Reddito di cittadinanza che il Centrodestra ha già annunciato di voler abolire. Basterebbe questo per poter costruire non soltanto il Ponte sullo Stretto, ma un Ponte sullo Stretto ogni anno. Con i soldi sprecati per elargire il reddito di cittadinanza in una sola legislatura, che dura 5 anni, avremmo potuto costruire cinque Ponti sullo Stretto di Messina.

Il centrodestra ha inoltre annunciato di voler abolire un’altra fonte di sperpero di denaro pubblico, il Superbonus 110%, che fin qui è costata quasi 40 miliardi di euro in due anni. Con questi soldi avremmo potuto costruire altri cinque Ponti sullo Stretto di Messina. Le politiche assistenziali del Movimento 5 Stelle, insomma, ci stanno costando quanto 10 Ponti sullo Stretto, ma non generano sviluppo e ricchezza a differenza di ciò che farebbe il Ponte.

Insomma, i soldi non sono certo un problema: basta porre fine alle folli politiche assistenziali con cui i grillini hanno sperperato il denaro dei contribuenti negli ultimi anni per realizzare il Ponte senza fare debito. Ma c’è di più: il Ponte sullo Stretto è un’opera che si ripaga da sola. L’assenza del Ponte, infatti, costa al Paese oltre 6 miliardi e mezzo di euro l’anno per l’insularità della Regione Sicilia. Una cifra enorme, pari al 7,4% del Pil regionale: il gap della Sicilia in termini di maggiori costi di trasporto è drammatico, in quanto rappresenta la regione con il costo medio più alto non solo dell’Italia ma dell’Europa intera, dove pure ci sono tanti stretti e bacini che separano zone abitate, ma negli anni sono stati TUTTI collegati da straordinari Ponti che gli italiani ammirano con meraviglia e stupore quando si trovano all’estero o quando li vedono in televisione. Perché soltanto lo Stretto dovrebbe rimanere orfano di un’opera così strategica e fondamentale per il futuro del nostro Paese non è comprensibile. Con il Ponte, infatti, lo Stato risparmierebbe ogni anno questo surplus di costi dovuti ai collegamenti con la Sicilia, oltre ad incassare cifre enormi per l’indotto che il Ponte darebbe a Calabria e Sicilia, generando un boom del Pil delle due Regioni oggi più povere e arretrate d’Italia. Due Regioni che senza Ponte sono destinate alla desertificazione demografica, economica, culturale e sociale e continueranno ad essere una zavorra, sempre più pesante, per l’intero Paese.