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Ponte sullo Stretto, per Beppe Sala “è inutile”: certo, i giovani calabresi e siciliani sono più utili a Milano

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Il sindaco di Milano insiste con eventi spettacolari per il rilancio della sua Milano, ma interviene su argomenti che non lo riguardano e si dichiara nettamente contro un’opera necessaria che garantire la crescita dell’intero Paese. Il Ponte sullo Stretto porterebbe certamente occupazione giovanile in territori come Sicilia e Calabria dove il lavoro manca

“C’è ancora moltissimo da fare sul tema lavoro. Ci sono nuvole all’orizzonte, il premier Mario Draghi lo ha detto chiaro e tondo. Preferite questa credibilità concreta o proposte inutili se non dannose come il Ponte sullo Stretto? Vedete voi”. E’ quanto ha affermato in queste ore il sindaco di Milano Beppe Sala che, per quanto sia ormai un esponente politico di considerazione nazionale, entra in maniera molto decisa su un tema che non riguarda direttamente la propria terra. Certo, il Ponte sullo Stretto tra Messina e Reggio Calabria non è più una questione locale o regionale: in Parlamento si litiga ogni giorno, lo ha dimostrato l’ordine del giorno presentato recentemente da Matilde Siracusano, si nota una spaccatura sempre più profonda tra il Centrodestra e Centrosinistra; lo dimostra soprattutto il fatto che adesso è l’Europa a chiedere la realizzazione dell’infrastruttura in quanto fondamentale nell’asset logistico necessario per il completamento del Corridoio Scan-Med.

“Proposta inutile e dannosa”, la definisce però Beppe Sala. Il motivo? Non è dato saperlo perché non è stato chiarito dal diretto interessato. Da che pulpito il sindaco di Milano ritiene giusto trattare una questione che direttamente non lo riguardo è comunque poco comprensibile. Ma le ipotesi logiche possono essere due: intanto perché, come avviene ormai da decenni, si conduce una battaglia ideologica tra fazioni politiche, con la sinistra da una lato che contrasta la campagna elettorale del Centrodestra, e dall’altro il Centrodestra che fa del Ponte il proprio “cavallo di battaglia”. Matteo Salvini ne parla quasi giornalmente su tutti i giornali e in ogni trasmissione televisiva, anche Forza Italia e Fratelli d’Italia ritengono che si debba aggiornare e rendere cantierabile il progetto esecutivo a campata unica. L’altra ipotesi è che, diciamolo chiaramente, i giovani calabresi e siciliani fanno comodo se lavorano a Milano.

Mentre negli anni del secondo dopoguerra a migrare era soprattutto giovane manodopera proveniente dalle aree rurali del Mezzogiorno, oggi ci sono invece tantissimi laureati e studenti universitari a spostarsi da Regioni come Calabria e Sicilia, verso il centro-nord del Paese. Parliamo dei cosiddetti “best and brightest”, che i sindaci come lo stesso Beppe Sala accolgono tanto a braccia a aperte per occupare i posti di lavoro lasciati vuoti dai giovani settentrionali. Un “patto” Nord-Sud che non regge più, come piacerebbe dire all’ex Sindaco di Messina Cateno De Luca: la realizzazione del Ponte sullo Stretto rappresenterebbe uno shock per l’intera economia nazionale, sposterebbe il baricentro della Penisola un po’ più verso il Meridione. E Beppe Sala ne è consapevole. Come affermato più volte da Pietro Salini, amministratore delegato dell’azienda WeBuild, pronta da subito a mettere in moto i cantieri, l’infrastruttura porterebbe tra Calabria e Sicilia circa 100mila posti di lavoro diretti e indiretti. Fermerebbe senza dubbio l’emorragia di giovani meridionali che vanno a lavorare nelle fabbriche e nelle pubbliche amministrazioni della Lombardia, del Piemonte, dell’Emilia Romagna, oltre che a portare investimenti sul piano logistico (porti, aeroporti, strade) per ospitare turismo e commercio.

Queste possono essere dunque le ipotesi dell’ingiustificata intromissione di Beppe Sala, anche se non si intuisce neppure perché scomodare il Ponte sullo Stretto di Messina parlando di Draghi, insistere con eventi spettacolari per il rilancio della sua Milano per poi dichiararsi nettamente contro opere necessarie che garantirebbero la vera crescita generale del nostro Paese e dell’Europa. Insomma, nel discorso del sindaco meneghino si parla tanto di “credibilità”, ma di ragionamenti credibili in questo caso non si vede neppure l’ombra…