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Omicidio Bologna: giocava a calcio in Sicilia, Giovanni Padovani, ed era stato testimonial contro la violenza sulle donne

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Meno di un anno fa il post contro la violenza sulle donne, ora l’omicidio a sangue freddo nei confronti dell’ex compagna

Un paradosso. Un testimonial di una campagna contro la violenza sulle donne che meno di un anno dopo uccide l’ex compagna. Sembrerebbe un film, ma purtroppo non è così. Giovanni Padovani, il 26enne che ha ucciso a Bologna a martellate la 56enne Alessandra Matteuzzi, con cui era stato insieme, era un calciatore e modello e giocava in Sicilia. Per questo la sua ex società, il Troina, lo scorso anno lo aveva scelto come testimonial per la campagna contro la violenza sulle donne: “Il Troina Calcio dice no alla violenza di genere e in genere”, il post condiviso dal suo profilo Instagram, che utilizzava con frequenza.

Poi, meno di un anno dopo, e cioè adesso, la tragedia. Giocava sempre in Sicilia, Giovanni Padovani, ma non più al Troina bensì alla Sancataldese. Sabato aveva lasciato il ritiro rendendosi irreperibile e non partecipando neanche alla storica vittoria della sua squadra contro il Catania ai calci di rigore in Coppa Italia Serie D. Lunedì aveva chiesto il reintegro, ma la società era stata categorica: porte chiuse al ritorno. E così, poco dopo, ha perso il treno verso Bologna e ha aspettato l’ex fidanzata sotto casa, uccidendola a martellate.

“Non c’è molto da dire in questi casi. Non riesco nemmeno ad immaginare cosa possa essere scattato nella sua testa”, ha detto Alessandra Allegra, allora presidente del Troina Calcio, alla Gazzetta dello Sport. “Con la società e come atleta non ha mai avuto atteggiamenti irrispettosi, dimostrandosi una persona gentile ed educata dentro e fuori dal campo”.