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Reggio Calabria, lettera della prof. Capponi: “il ‘Familiari’ non deve traslocare, nota dolente per Melito”

Istituto Familiari Melito professoressa Caterina Capponi

Lettera aperta della professoressa Caterina Capponi: l’Istituto d’Istruzione Superiore “Giovanni Familiari” deve restare a Melito

A proposito di istruzione e formazione, pilastri del futuro dei nostri giovani, è doveroso esprimere il supporto agli alunni e alle loro famiglie, ai docenti, al personale Ata di una scuola che è stata parte integrante della mia crescita professionale. È evidente la situazione di difficoltà che può generare la dislocazione dell’istituto con notevole ripercussione sull’organizzazione interna, sugli orari, sulle attività didattiche, con estenuanti spostamenti per le classi e i docenti. La situazione è difficile da gestire, soprattutto per le famiglie. Credo sia necessario fare tutto il possibile per valorizzare una sede di liceo, fulcro della zona circostante, centro vitale dei cittadini“. È quanto afferma la professoressa Caterina Capponi in una lettera aperta nella quale denuncia la situazione dell’IIS “Giovanni Familiari” di Melito di Porto Salvo e del suo possibile ‘trasloco’ fuori dal comune.

Il difficile periodo che abbiamo vissuto e che stiamo tutt’oggi vivendo ci ha ricordato, nel modo più drammatico possibile, quanto la scuola, assieme alla sanità, sia un settore fondamentale del nostro vivere quotidiano.
I nostri ragazzi hanno rinunciato a un importante fattore di crescita e maturazione rappresentato dalle lezioni in presenza. L’intera istituzione scolastica e le figure che vi fanno quotidiano riferimento, i dirigenti, il personale docente e non docente, le famiglie e, soprattutto, gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, hanno compiuto un lavoro enorme ed encomiabile affinché fosse comunque garantito il rispetto del diritto allo studio e alla salute di tutti ed è impensabile che una struttura così importante possa essere dislocata fuori dal comune per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria“, conclude la professoressa Capponi.