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Di Lorenzo diventa capitano del Napoli e ripercorre la sua carriera: “‘vuoi andare alla Reggina?’ Era fiore all’occhiello”

Era partito dalla Reggina, Giovanni Di Lorenzo, che dopo le giovanili alla Lucchese lo aveva lanciato nel calcio dei Prof: da qualche anno a Napoli, ora è diventato capitano, e ripercorre la sua carriera con un importante passaggio sugli amaranto

Giovanni Di Lorenzo è diventato il nuovo capitano del Napoli. Ha bruciato le tappe, il terzino destro, dimostrando con il silenzio e il lavoro il suo grande talento. Nella sua strada campionati di vertice, Champions League e la Nazionale, con cui ha vinto l’Europeo. Ne ha fatta di strada, e la ripercorre in una lunghissima, profonda e toccante lettera – pubblicata da Cronache di Spogliatoio – in cui racconta la sua carriera, dai primi passi da piccolino passando alla svolta Reggina, che lo lancia nel professionismo.

Qui di seguito il passaggio proprio sul suo approdo in amaranto: “Quel giorno, a Forcoli (uno dei primi passaggi del suo cammino, lui che è cresciuto alla Lucchese, ndr), durante il mio esordio in Serie D, probabilmente non toccai neanche un pallone. Avevamo già vinto il campionato e mi venne concesso un po’ di spazio. Sia l’allenatore che i dirigenti stravedevano per me. Tanto che, alcuni giorni dopo, mi mandarono a un torneo giocato a Parma tramite l’Udinese, dove c’erano i migliori osservatori. Rientrato a casa, squillò il telefono. Risposi ed era Paolo Giovannini, il ds della Lucchese, che chiamava dalla sede. Voleva parlare con i miei genitori. Gli passai mia madre, che dopo qualche minuto mi rese il telefono: ‘Vuole parlare con te’.

La domanda fu secca: ‘Giovanni, vuoi andare alla Reggina?’. Mi si offuscò la mente, venni ricoperto da una vampata di calore. Balbettai qualcosa, pensai che sarebbe stato davvero strepitoso. Certo, a centinaia di chilometri da casa. ‘Ah, molto importante: devi dirmelo adesso, perché sono a Milano insieme al loro presidente e dobbiamo chiudere’. ‘Digli che andiamo’. Secco, deciso. Stavano trattando due calciatori e gli avevano chiesto in cambio il miglior giovane del vivaio. Avevano scelto me. Inutile dire che il cambio di vita fu drastico, difficile e spiazzante. La Reggina, però, aveva un bel settore giovanile e ottime strutture. Era un fiore all’occhiello, in quegli anni. Lasciai i campi spelacchiati per gli stadi'”.

L’arrivo alla Reggina, il prestito, il ritorno sullo Stretto e la doccia gelata del fallimento: “Juniores, Primavera, Prima Squadra. Procedeva tutto alla grande e si aprirono per me le porte della prima esperienza in prestito: Cuneo. Neve, ghiaccio, terreno da gioco durissimo a causa del gelo, ma lì sono diventato grande. Risalii la penisola per giocarmi le mie carte. Mi presi il posto da titolare e la convocazione nella Nazionale Under-20. Quando tornavo a casa, cercavo di prendere tutto il buono di Ghivizzano e delle sue 1500 anime, per portarlo dentro di me. I miei genitori mi venivano a prendere, la sera una veloce cena con gli amici, e ripartivo verso Cuneo. Purtroppo, durante le mie camminate, non incontravo più il signor Antonio: ci aveva già lasciati.

“Alla fine del prestito, tornai alla Reggina. Il baratro, però, mi attendeva. Avevo quasi 23 anni quando, dopo due stagioni in Calabria, ci venne comunicato che la società era fallita. Di botto, tutti i sacrifici si erano arenati come l’ultima onda della giornata sulla sabbia. Risucchiati e scomparsi. Ero svincolato, non più giovanissimo. Senza una squadra dopo i treni, i panini e tutte le risorse che avevo investito sul mio sogno. Mi allenai da solo, a Ghivizzano, per sentirmi a casa. Non era facile. Anzi, era davvero tosta. Paolo Giovannini, che nel frattempo era diventato il direttore sportivo del Pontedera, mi disse: ‘Giovanni, io ti prenderei subito, ma tu meriti altri palcoscenici’. Si diede da fare e dopo qualche giorno mi richiamò: ‘Ascolta, ti va di andare a Matera? Sono una bella squadra, ti do una mano io con i contratti e tutte le scartoffie’. Si prese cura di me e in poco tempo trovai squadra”. Da lì, dunque, Matera, poi Empoli e infine Napoli, con la fascia di capitano oggi. QUI la lettera integrale.