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Gli errori di Letta lanciano il centrodestra verso una vittoria di proporzioni inedite nella storia

enrico letta a messina Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

Elezioni Politiche 2022: difficile negare che il Partito Democratico ha commesso degli errori, alcuni rilevanti

Di Agazio Loiero– Ora che i giochi politici sembrano compiuti mi sembra utile fare qualche considerazione sulla politica praticata dal Partito Democratico in questa stagione controversa che si staglia minacciosa all’orizzonte. Difficile negare che il partito ha commesso degli errori. Alcuni rilevanti. Pur considerando che è ormai diventata ampia la parte di società che, disincantata, non segue più la politica e che è altrettanto ampia quella che decide il voto nell’ultima settimana, temo che il risultato elettorale per il Pd, in conseguenza soprattutto di quegli errori, non sarà per nulla entusiasmante. Il segretario Letta ha un bel dire che punta a prendere un voto in più della Meloni. Ma se tale obiettivo vedesse la luce all’interno di un risultato catastrofico per la coalizione di centrosinistra, apparirebbe solo un dato vagamente consolatorio. Tipico di una sconfitta. Si tenga conto che la posta in gioco di queste elezioni, per le molte, inquietanti implicazioni che evoca, è solo di poco meno importante di quella del 1948 e di sicuro più importante di quelle del 1994. Per indicare gli anni delle svolte storiche. Adesso gli errori. Ne segnalo solo due. Entrambi gravi, che da una persona di qualità come Enrico Letta nessuno si aspettava. Il primo. La legge elettorale. Com’è noto, è immonda. Approvata a suo tempo con il voto segreto e la fiducia, è finalizzata solo a conferire un barbaglio di potere residuo ai segretari di partito, che possono così veicolare nei posti giusti i propri amici. Un partito come il Pd che ha sempre affermato di guardare all’interesse del Paese prima che al proprio, non avrebbe dovuto lasciarla in vita per così lungo tempo. Si obietterà ma questa legge è stata proposta per intero dal Pd. E’ vero. Ma questo rappresentava una ragione di più per demolirla. Specie se si considera che nel Pd quel segretario autore di tale legge-misfatto, si candida, in posizione gregaria, in un’altra lista. Non è mica vero che in politica per un leader correggersi è un sacrilegio.

Secondo errore. Mollare in fretta e furia l’alleanza con il M5S. Per quanto possa apparire antipatico, anzi odioso, ricordarlo, è stato segnalato, lo scorso 25 luglio, tale errore in tempi non sospetti, quando quasi tutte le testate dell’élite  titolavano sul Draghi tradito, senza accorgersi che di lì a poco i partiti di centrodestra che sembravano litigare, di lì a poco, com’è nelle loro abitudini, si sarebbero accordati per presentarsi coesi all’appuntamento elettorale. Intendiamoci. Il centrodestra ha vinto le elezioni altre volte in questa seconda Repubblica perché l’Italia, sparita la Dc, è diventata in prevalenza un paese di centrodestra. Ciò non di meno una congiunzione astrale così favorevole a quella coalizione non era mai capitata nella sua storia. Fra l’altro con un mutamento inedito della leadership al proprio interno. Per certi versi non rassicurante. Anche per queste ragioni mollare l’alleanza con il M5S è stato un errore capitale. Perché quel 10-12 per cento che tutti i sondaggi attribuiscono alla squadra di Conte avrebbe fatto comodo alla coalizione di centrosinistra, per primo al Pd, per riequilibrare, nella battaglia dei sondaggi, le previsioni del voto. Com’è noto, se una coalizione è staccata, sempre nei sondaggi, di 4-5 punti il divario in teoria può essere nelle urne colmato. Se appare staccata di 10-12 punti il recupero è impossibile. Non so dire se un divario ridotto avrebbe potuto convincere Calenda e Renzi, diciamo così, per patriottismo istituzionale, a far parte dell’alleanza.  Fatto sta che questa, comprensiva anche dei partitini di sinistra, giustificata dalla presenza del nemico alle porte, si sarebbe avvalsa dunque di un rispettabile gruzzolo elettorale che avrebbe impedito ai sondaggi di dare per scontata, come fanno da settimane, una vittoria indiscutibile del centrodestra. Tale condizione infatti abitualmente  spinge una piccola parte degli elettori indecisi a risolversi nella cabina in favore del potenziale vincitore. In favore, o, come vuole una leggenda, diventata nel tempo storiografia della nazione “in soccorso” del potenziale vincitore. Oggi, a poco più di un mese dalle elezioni, appare francamente difficile impedire alla coalizione di centrodestra di dilagare in Parlamento, probabilmente forte di una maggioranza dei due terzi. Una situazione istituzionale inedita nella storia della Repubblica che le consentirebbe di cambiare la Costituzione a proprio piacimento senza doversi sottoporre al referendum confermativo. Un quadro pericoloso difficile da spiegare agli italiani.