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Tanti auguri, Pippo! Primo compleanno amaranto per Inzaghi. E quanti aneddoti: dal cibo non digerito alla malattia del gol

Conferenza presentazione Inzaghi-Reggina Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

I tanti aneddoti che circolano in rete oggi, 9 agosto, giorno in cui compie gli anni (49) Super Pippo Inzaghi, al suo primo compleanno da allenatore della Reggina

Tanti auguri, Super Pippo. Oggi mister Inzaghi compie gli anni, per la prima volta a Reggio Calabria e da allenatore amaranto. Il nuovo tecnico della Reggina, che da qualche settimana ha iniziato la sua avventura in riva allo Stretto, accolto da star, festeggia i 49 anni. Lo fa qualche giorno dopo l’esordio ufficiale con sorpresa (in positivo) in Coppa Italia a Marassi e a qualche giorno dal debutto in campionato a Ferrara, contro la Spal (domenica sera).

L’attenzione però, oggi, è ovviamente tutta sua. E ad augurargli buon compleanno non è solo la Reggina o i tifosi amaranto ma, per ben noti e ovvi motivi, un po’ tutto il calcio italiano. Dai tifosi delle sue ex squadre, soprattutto il Milan, alle pagine social. Quest’ultime, tra l’altro, con aneddoti che ne hanno contraddistinto la carriera, dentro e fuori dal campo. Piccoli riti scaramantici, episodi simpatici e, nel caso di Pippo, anche la dieta, per cui è sempre stato maniacale.

“SuperPippo, l’uomo delle bresaole, della pasta in bianco o, quando esagerava, con una traccia di pomodoro fresco. Pippo Inzaghi, quello che sgasava la Coca-Cola prima di berla “per non gonfiare”, ma che poi, alle tre di notte, in ritiro con la Nazionale, mi svegliava con un’espressione distrutta, e mi diceva “Bobo, non ho digerito”, facendo seguire un rutto a due dita dalla mia faccia. La stessa recita tutte le notti in ritiro con la Nazionale, per quindici anni, dall’Under 21 a quella maggiore”, è uno dei tanti aneddoti, raccontati in questo caso da Bobo Vieri.

Poi è il turno di Ibrahimovic e Albertini, che raccontano la sua vera e propria malattia per il gol, anche dopo che ne aveva segnati tre: “Un conto è godere per un gol, un conto è averne un bisogno disperato. Chi è disperato fatica a godere. Ho giocato con compagni che erano nervosi, anche se vincevamo 5-0, perché non avevano segnato. No, non sto pensando a Pippo Inzaghi. Devo difenderlo. Per Pippo il gol era tutto, perché sapeva fare solo quello. Era giusto che Pippo lo cercasse con ostinazione. Se non segnava non era Inzaghi”, le parole dello svedese.

“Anche dopo una tripletta continuava a trottare come se non avesse ancora segnato – diceva invece Albertini – Era sempre affamato di gol, viveva per il gol e ogni volta che andava a segno lanciava un urlo incredibile. Nessuno urlava come lui. Era il bomber che avrei voluto giocasse davanti a me in ogni partita. Lui stava sempre lì dove arrivava il pallone. Aveva un senso della posizione imbarazzante. Non era lui che andava a cercarsi la palla, era la palla che andava a trovare lui”.