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Reggio Calabria, 90 anni dalla posa della prima pietra del Museo: la storia di Marcello Piacentini

Marcello Piacentini Museo Reggio Calabria

Stefano Iorfida, Presidente dell’Associazione Anassilaos, ripercorre la storia del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria a 90 anni dalla posa della prima pietra

Il 30 novembre p.v. un francobollo celebrerà il 90° anniversario della inaugurazione, in Roma, dell’edificio che attualmente ospita il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) opera insigne degli architetti Marcello Piacentini e Giuseppe Vaccaro, oggi meglio conosciuto come Palazzo Piacentini. Tale evento – anche per la concomitanza con i festeggiamenti del 50° dei Bronzi – richiama alla memoria un anniversario ancora più importante e significativo per la Città di Reggio Calabria, il 90° della posa della prima pietra dell’erigendo Museo Nazionale della Magna Grecia, anch’esso opera di Marcello Piacentini (1881-1960), guida indiscussa dell’architettura italiana nel Ventennio fascista (fu Accademico d’Italia), al  quale è da scrivere  una imponente serie di edifici pubblici ma anche – e anche questo ci riguarda da vicino – edifici come l’Asilo d’Infanzia “Filastó” a Santo Stefano d’Aspromonte inaugurato nel maggio di quello stesso anno (1932) che vide la prima pietra del Museo.

Di un tale anniversario ha parlato Stefano Iorfida, Presidente dell’Associazione Anassilaos, nel corso di uno dei periodici incontri del sodalizio reggino presso la propria sede. “E’ noto – ha rilevato Iorfidache l’idea di costruire, all’indomani del terremoto del 1908, un grande edificio museale nel quale far confluire tutte le testimonianze magno greche fino ad allora recuperate in Calabria e nella stessa Reggio, comprese le opere conservate nel distrutto museo civico reggino, fortemente sostenuta da Paolo Orsi, incontrasse l’opposizione di quei reggini (il direttore del civico in primis) che preferivano ricostruire il piccolo museo cittadino che aveva avuto tra i suoi fondatori il Vescovo Mons. De Lorenzo e il sindaco e storico Domenico Spanò Bolani ed era stato al centro di visite prestigiose, tra le quali  quella del re Vittorio Emanuele III nel novembre 1907. La nascita del Museo, per il quale Piacentini edificò una nuova sede, fu per Reggio un grande evento che mise fine alle polemiche, talune anche di carattere personale, tra i fautori del Museo Archeologico e i sostenitori del Museo Civico. 

Fu dunque una fortuna per la città di Reggio che nella disputa prevalesse il punto di vista del grande archeologo di Rovereto. Ma anche la scelta del luogo dove erigere il Museo – ha proseguito il Presidente di Anassilaosnon fu priva di contrasti anche perché, nello spazio poi prescelto, era prevista, secondo anche le intenzioni del podestà Giuseppe Genoese Zerbi, l’edificazione della cosiddetta “Galleria Mussolini”, un grande edificio che doveva comprendere negozi, un caffè, un cinema teatro della capienza di oltre 400 posti ed altri locali. Alla posa della prima pietra del Museo intervennero come è noto i Principi di Piemonte Umberto e Maria Josè che nel tardo pomeriggio del 31 maggio 1932  (Trombetta) presiedettero alla cerimonia per poi inaugurare alle ore 19,00 (Trombetta) il Cippo eretto in ricordo dello sbarco a Reggio di Vittorio Emanuele III il 31 luglio del 1900. Le successive vicende belliche (Guerra d’Etiopia, 2^ Guerra Mondiale) ritardarono il completamento dell’edificio museale  che pure qualche danno subì nel corso delle incursioni aeree anglo-americane della primavera-estate 1943. Da notare ancora – ha concluso il relatore – che il Museo vanta, rispetto ad altri musei ubicati in Palazzi Storici (dimore di principi e sovrani), il fatto d’essere stato concepito e progettato quale museo fin dall’inizio, in maniera unitaria, sia all’esterno che all’interno, mentre oggi – dopo il restauro  degli anni Novanta – si stenta a riconoscere la mano dell’artista creatore”.