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Reggio Calabria: l’Archeoclub ha partecipato ad un evento per il 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi

Reggio Calabria: l’Archeoclub Area Integrata dello Stretto ha partecipato alle celebrazioni per il 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace

Anche l’Archeoclub Area Integrata dello Stretto ha partecipato alle celebrazioni per il 50° anniversario del ritrovamento dei Bronzi di Riace. Con una conferenza tenutasi il 24 giugno scorso, patrocinata dal Rettore, Antonio Zumbo dell’Università per Stranieri Dante Alighieri di Reggio Calabria, promossa dalla Presidenza nazionale di Archeoclub d’Italia e organizzata dalla sede territoriale. La conferenza – molto partecipata in presenza e sulla piattaforma con la diretta streaming – aveva lo scopo di fare conoscere ai soci degli altri Archeoclub d’Italia non solo i Bronzi, ma tutto il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria con i tesori che esso contiene. Dopo il saluto rivolto dalla presidente del Club Rosanna Trovato, è intervenuto Giacomo Oliva, docente in Storia dell’Archeologia presso l’U.N.I.D.A., Direttore del Museo Diocesano di Gerace e già responsabile dei Musei Ecclesiastici della Calabria. Ha offerto un’accurata panoramica del Museo evidenziandone la funzione importantissima per la formazione culturale e sociale dei giovani attraverso la comunicazione, e cioè attraverso la “lettura” dei reperti archeologici, tutti provenienti dalla Calabria, intuizione che l’arch. Piacentini aveva avuto fin dal lontano 1932 e che permane anche a seguito degli ultimi interventi di restauro per l’adeguamento agli standard dei musei contemporanei ultimati nel 2016 .
Oggi esso è suddiviso in “livelli” e la visita inizia dal Livello A, posto nel piano alto, dove è possibile cominciare un meraviglioso viaggio addirittura sin dalla preistoria. In questa sezione sono esposti i reperti più antichi opera dell’uomo sin da 650 mila anni, dall’età della pietra antica fino alla scoperta e alla lavorazione dei metalli e, via via, sino all’VIII secolo a.C.

Si giunge così al Livello B dove viene rappresentato il fenomeno della migrazione dei popoli greci e la conseguente colonizzazione con la fondazione delle grandi città di Sibari, Crotone, Locri, Medma e Hipponion, i cui reperti provenienti dalle aree sacre dei templi e dei santuari (importantissimi i Pinakes) costituiscono una vera ricchezza e dimostrazione dell’altissimo livello culturale che aveva raggiunto la Calabria tra il VI e il V secolo a.C. Il Livello C è dedicato alla vita quotidiana, allo sport, al teatro e anche alla morte – anch’essa parte della vita – e, anzi, proprio i ricchissimi corredi funerari hanno permesso di ricostruire il modo di vivere di allora. Il Livello D è dedicato alla sola città di Reggio, ad incominciare dalla sua fondazione alla fine dell’VIII sec. a.C. sino al III sec. d.C. . e mette in evidenza gli interessantissimi reperti provenienti dalle aree sacre come la famosa “Lastra delle vergini danzanti” del Santuario cosiddetto di “Griso Laboccetta” (che ha preso il nome dai proprietari del terreno), fino alle varie necropoli dell’area urbana. Senza dubbio, tra tutti, spicca il Kuros, opera di una raffinatezza veramente eccelsa realizzata in un atelier della città, in marmo proveniente dalla Grecia (Paros).
Accanto la grande sala che ospita i Bronzi di Riace, nonché la Testa del Filosofo e la Testa di Basilea, tutti bronzi databili intorno al V sec. a.C., cioè nel periodo di massimo splendore per la scultura e per tutta l’arte ellenica in genere.

È seguito, poi, l’atteso intervento del magistrato Fulvio Rizzo che, essendo stato testimone diretto dell’evento, ha fatto rivivere con aneddoti inediti e diapositive straordinarie, i concitati momenti delle due giornate di agosto del 1972 in cui i Bronzi – scoperti dal sub romano Mariottini che, a soli 8 m. di profondità, aveva visto affiorare dalla sabbia un braccio – sono stati estratti dal mare di Riace. Ha raccontato che era ancora ventenne, appassionato di archeologia e attrezzato della macchina fotografica del fratello per fare foto subacquee, si era immerso nel punto segnalato dal galleggiante, ma il fondale era completamente “lattiginoso” per la finissima sabbia smossa e, quindi, le foto furono fatte il giorno dopo. Le immagini hanno anche consentito di vedere come la posizione delle statue sommerse dalla sabbia sia rimasta immutata nel tempo, perché fortunatamente trattenute da piccoli scogli che le circondavano. Ha poi ricordato i nomi dei Carabinieri subacquei di Messina (Brig. Aprile Antonio e C/ri Segreto Tindaro e La Greca Beniamino) che hanno effettuato il primo tentativo, fallito, di far risalire i pesantissimi Bronzi, imbragati e ancorati a due palloni e, poi, quello finalmente riuscito che ha consentito, dopo più di 2000 anni, che le statue emergessero dal mare: un momento emozionante anche per la folla che attendeva ansiosa sulla spiaggia presidiata dalle Forze di Polizia. I Bronzi furono deposti su delle semplici barelle e poi trasportati con un camion, fino al Museo di Reggio Calabria.

Interessantissima e particolareggiata la relazione successiva “I Bronzi di Riace 50 anni dopo il ritrovamento” da parte di Claudio Sabbione, Funzionario archeologo nella Soprintendenza ai Beni Archeologici della Calabria dal 1973 al 2010 e Direttore del Museo Nazionale di Locri Epizefiri dal 1979 al 2010, nonché curatore dell’edizione in 15 tomi del Corpus dei Pinakes Locresi dei Musei di Reggio Calabria e di Locri.
Ha ripercorso le vicende delle statue dal loro arrivo al Museo di Reggio, con i primi interventi curati dal Soprintendente Giuseppe Foti, al trasporto a Firenze nel 1975 per le complesse indagini e i necessari restauri, seguiti dalla prima esposizione fiorentina nel dicembre 1980 che diede il via al clamoroso successo e alla loro celebrità. Ha ricordato che il Presidente Pertini li volle in mostra anche al Quirinale, fino all’allestimento definitivo nel Museo di Reggio – progettato dall’arch. Semino di Genova, inviato dal Ministero – a partire dal 5 agosto 1981. Ha concluso con brevi cenni su recenti interpretazioni e ipotesi di studiosi stranieri e sull’attesa di altre ricerche e analisi in corso, che forse potranno essere annunciate nei prossimi mesi. In sostituzione del presidente nazionale Rosario Santanastasio, il segretario generale dell’associazione, Pietro Cirigliano, ha espresso parole di vivo apprezzamento per l’iniziativa e ha comunicato che il prossimo appuntamento verterà sull’archeologia subacquea.

La Vicepresidente Francesca Crea Borruto, nel ringraziare tutti i presenti e i partecipanti da remoto ha illustrato l’altra iniziativa ideata dal Club per l’anniversario: per chi non conosce Reggio Calabria ed i siti archeologici della provincia la predisposizione di un apposito Tour che è stato diffuso tra i soci degli altri Archeoclub d’Italia. Partendo da Reggio con negli occhi l’immagine dei Bronzi, dello Stretto e dell’Etna, il viaggiatore potrà scoprire le importanti tracce, pressoché sconosciute, che diverse civiltà hanno qui lasciato e che costituiscono un unicum nel panorama italiano per la coesistenza – in un territorio assai limitato – di importanti reperti e di siti preellenici, greci, romani, bizantini, normanni ed ebraici. E non solo siti archeologici, ma anche la possibilità di scoprire il fascino della lingua grecanica, che tuttora viene parlata, gli incantevoli borghi, i panorami mozzafiato e, inoltre, coniugare la cultura con i piaceri ed i sapori della tradizionale enogastronomia che presenta vere eccellenze e peculiarità quali il bergamotto e vini tipici, come il Greco e il Mantonico di Bianco – derivanti da vitigni millenari introdotti dai coloni greci – esistenti solo in questa ristretta area. Ha concluso con l’invito a visitare con questo Tour – organizzato, a richiesta, da un’accorsata agenzia cittadina – un territorio che consentirà di scoprire siti da cui farsi sorprendere.