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Tanti auguri, Shunsuke Nakamura: dalla nostalgia Reggina alla voglia di calcio che non smette mai (a 44 anni)

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Quanti aneddoti, oggi, dal mondo social non solo reggino, ma anche e soprattutto nazionale: dalla trattativa con Foti in Giappone (tra sigari vietati, dialetto calabrese e abbracci non graditi) agli schemi di Mazzarri perfettamente interpretati nonostante non capisse bene l’italiano

Ci sono calciatori, dalle parti di Reggio Calabria, a cui un po’ tutti siamo legati. Sono quelli che associamo agli anni d’oro. Sono quelli che vorremmo non invecchiassero mai. Anzi, che allora avremmo voluto non invecchiassero mai. E che allora avremmo voluto rimanessero per sempre alla Reggina, di fronte al Granillo pieno e contro le big della Serie A. Purtroppo, o per fortuna, però, la vita va avanti, cambia, si evolve, e con essa le cose e le persone. Ma, forse, ci sono calciatori che non invecchiano mai, o che probabilmente non hanno molta voglia di farlo. Uno di questi è Shunsuke Nakamura. Non uno qualunque, in riva allo Stretto. Oggi, il giapponese, compie 44 anni. Da ex giocatore? Nient’affatto! Gioca ancora, in patria, lì dove tutto ebbe inizio, prima ancora del suo debutto, in Italia e a Reggio Calabria. Ce ne sono tante, di storie, di leggende, di aneddoti, legati alla trattativa per portarlo qui e agli anni vissuti in riva allo Stretto, tra una pennellata su punizione e quel 10 dietro la maglia rivolto alla Sud in segno di esultanza.

La trattativa tra Lillo Foti e Shunsuke Nakamura per portare il giapponese alla Reggina: tra sigari vietati, dialetto calabrese e abbracci non graditi

Si ricorda, ad esempio, il viaggio di Lillo Foti nel Sol Levante, tra un sigaro vietato, il dialetto calabrese contro il giapponese e quel calore tutto italiano per cultura contrastante con quello nipponico: “Foti entrò in una stanza da solo con Nakamura, nonostante non parlasse la lingua giapponese – raccontava qualche anno fa l’agente Fifa Petricca – Il calciatore all’inizio era visibilmente disorientato, non capiva le parole pronunciate in stretto dialetto calabrese dal presidente ma ha percepito l’entusiasmo, quel feeling che solo al Sud è possibile capire. Ricordo i sigari toscani, in Giappone c’era il divieto assoluto, il presidente dello Yokohama che non reggeva all’odore. Nell’ufficio, al momento della firma decisiva, Foti avvicinò l’altro presidente per abbracciarlo, si stava per chiamare la sicurezza. Era una rivoluzione assoluta per loro nell’affrontare le trattative in questo modo, ma quell’umanità fu decisiva per la chiusura della trattativa”.

Walter Mazzarri e gli schemi spiegati a Nakamura alla Reggina: “era una spugna, assorbiva ogni movimento spiegato a differenza di tanti suoi compagni italianissimi”

Se nostalgia assoluta nei fatti non lo è, essendo Nakamura ancora un calciatore in attività, di certo lo è per la Reggina e per il calcio italiano. E la dimostrazione è proprio tutta oggi, giorno del suo compleanno, per la bella, piacevole e contagiosa invasione social di ricordi, aneddoti, messaggi per augurare buon compleanno al giapponese. Tra questi, uno ricorrente è quello presente nell’autobiografia dell’ex allenatore amaranto Walter Mazzarri, che ha avuto alle dipendenze il giapponese nella stagione 2004-2005: “Mi regalava Nakamura, un giapponese che Foti aveva preso solo per fini commerciali di marketing con alcuni sponsor: “Mister lo tenga in considerazione, è cosa utile anche per la società”. In realtà – si legge su “Il meglio deve ancora venire” – è servito anche a me, ha disputato un campionato fenomenale. Cercavamo un calciatore, ci hanno portato una spugna. Assorbiva, imparava a velocità supersonica. Spiegavo uno schema – lui capiva l’italiano come io il giapponese quindi gli facevo dei disegni, comunicavamo con i geroglifici – e dopo dieci secondi si spostava sul campo esattamente come avrei voluto. Pazzesco. Non sbagliava un movimento, mentre i suoi compagni, italianissimi, ne azzeccavano pochi. Allora veniva da me, con i fogli in mano: “Mistel, io elo al mio posto, ma mio compagno fatto un ellole. Non ela dove doveva essele. Io cosa fale se lui non fale le cose giuste?”. Bella domanda. Alla fine lo abbiamo venduto per tre milioni di euro e anche il presidente era felice, nonostante ad un certo punto, come tutti i suoi predecessori, proprio in quella prima annata, abbia pensato di licenziarmi”.