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Giornata della lotta alla droga, Fazio: “cosa si sta facendo? Poco, forse nulla”

Antonino Carlo Fazio

La nota di Antonino Carlo Fazio, Presidente dell’“Associazione Cosimo Giuseppe Fazio Educazione alla Legalità e al Senso del Dovere”, nel giorno della lotta alla droga

“Nella giornata commemorativa della lotta alla droga, cosa si sta davvero facendo? Poco, molto poco…forse nulla!”. Comincia così la nota di Antonino Carlo Fazio, Presidente dell’“Associazione Cosimo Giuseppe Fazio Educazione alla Legalità e al Senso del Dovere”, nel giorno della lotta alla droga. “Quando parliamo di lotta alla droga – scrive – balza subito alla mente la cocaina, la droga per eccellenza. E’ uso comune pensare sempre al cliché del consumatore di cocaina come al manager, all’artista, al figlio di papà, invece l’uso della cocaina oggi vede coinvolte anche le classi meno abbienti della società, come tassisti, camionisti, manovali, ecc…ecc. Questo perché la cocaina (ma le droghe in genere) stanno diventando una sorta di risposta, di riscatto, ad un disagio che vive la nostra società in questi ultimi anni d’incertezze e di deriva sociale”.

“Il costo delle droghesi legge ancora – ha raggiunto un prezzo medio ormai accessibile a tutti; una sostanza che ti fa moltiplicare, solo all’inizio, le tue energie, per poi spezzarti e portarti anche alla morte. In questo moltiplicarsi di energie hai la sensazione che puoi lavorare meglio, quindi guadagnare di più, basti pensare che, stando a quanto emerso da recenti indagini, proprio nei cantieri edili ove si svolge un lavoro soprattutto fisico, si arriva a consumare un gran quantitativo di cocaina. Il riscontro di quanto appena scritto sopra, lo si evince dall’immensità del mercato delle sostanze stupefacenti, sempre più in espansione, perché la domanda cresce in maniera esponenziale ed attraversa, come detto, tutte le classi sociali”.

“Sorge quindi una domanda – si chiede Fazio – perché la droga rappresenta il mercato dei mercati? Molto probabilmente la risposta – evidenzia – la troviamo nell’insoddisfazione della vita, perché si è infelici, perché si è soli, perché molti percepiscono quanto non gli basti la vita che vivono, affranti da solitudine o problemi di varia natura; in tutto questo la società è spesso sorda ai bisogni del cittadino, che chiede invece agli stessi di essere sempre più performanti, pronti, svegli e attivi, ai bisogni lavorativi e di rapido business e le droghe arrivano quasi come un “aiuto”, utile a mascherare i problemi e rendere la propria vita come viene richiesta da quella stessa società che, invece di stare vicino a chi ha più bisogno, lo consuma con i suoi “obblighi” di vivere con maggiore forza e allegria, salvo poi distruggere definitivamente il soggetto consumatore di droghe”.

“Grande responsabilità per tutto questo – prosegue – va ricercata nelle famiglie, nelle scuole, nella Chiesa, sempre meno attivi nel parlare di droga e dei loro effetti nefasti; grande colpa ha la politica, che continua a minimizzare la questione, attraverso azioni repressive ma mai preventive; una politica che gonfia il petto al cospetto di grandi operazioni di polizia in cui vengono arrestati pusher, trafficanti, qualche mafioso, ma senza avere mai un’idea chiara di contrasto al mercato della droga e, di conseguenza, ai profitti che ne derivano e arricchiscono il crimine organizzato”.

“E’ fondamentale oggi ricordare quanto grande e importante sia il problema della droga, ma è ancora più importante farlo sempre, costantemente, soprattutto con i giovani, gli stessi che domani saranno a capo di grandi aziende, diverranno liberi professionisti o magari semplici e utili manovali, ma consapevoli di non dover mai ricorrere all’uso di tali strumenti assassini, confidando in una politica che possa realmente rendersi conto che, combattere il traffico illecito di sostanze stupefacenti, risolverebbe anche la quasi totalità dei problemi di natura economico-sociale, perché la droga non uccide solo le persone, ma uccide anche il mercato libero e di conseguenza l’economia e, un paese senza un libero commercio, distrugge ugualmente le persone, nella loro dignità e, a volte, per gli stenti che la povertà di una vita senza lavoro può determinare”, conclude.

Associazione Fazio