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‘Ndrangheta, la cosca Alvaro di Sinopoli e Cosoleto gestiva la “locale di Roma”: 77 arresti tra Reggio e la Capitale, tutti i NOMI e i DETTAGLI

arresti dia

Maxi operazione anti ‘Ndrangheta: 77 arresti tra Roma (43) e Reggio Calabria (34). I dettagli

Sono in tutto 77 gli arresti nell’ambito dell’operazione “Propaggine” che ha portato Dia e Carabinieri a colpire la cosca di ‘Ndrangheta Alvaro che aveva collegamenti tra Reggio Calabria e Roma. La Dia della capitale, su mandato della locale Dda, ha eseguito 43 arresti (38 in carcere e 5 ai domiciliari), mentre 34 (29 in carcere e altri 5 ai domiciliari) sono stati eseguiti dai carabinieri di Reggio Calabria su disposizione della Dda della città calabrese. Fra gli arrestati, per voto di scambio, il sindaco di Cosoleto.  “Grazie alla Dia e alla Dda di Roma per la più importante operazione mai fatta nella Capitale contro la ‘Ndrangheta. Le mafie sono un pericolo per la democrazia. Insieme possiamo combatterle” ha scritto su Twitter, il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti. “Grande apprezzamento per l’imponente operazione di questa mattina che ha consentito di sgominare una locale di ‘ndrina operante sul territorio della Capitale. Ringrazio gli uomini della Dia e delle forze dell’ordine ed i magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Roma che, in coordinamento con i colleghi di Reggio Calabria, hanno segnato oggi un altro importante punto nella lotta alla criminalità organizzata, ribadendo il forte impegno delle Istituzioni nel contrasto alle consorterie malavitose“. Lo comunica il Prefetto di Roma, Matteo Piantedosi.  ”Un pesante colpo alla criminalità organizzata oggi a Roma. Sgominata la prima ‘ndrina dentro la capitale dedita ad attività mafiose, che mirava al controllo di attività economiche in vari settori. Grazie alla Dia e Dda di Roma. Avanti così, contro le mafie, per la giustizia”. Così in un tweet il sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

‘Ndrangheta, tutti i dettagli e i nomi dei 34 arrestati a Reggio Calabria

Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, la Direzione Investigativa Antimafia – con il supporto di personale delle Questure e dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e di Roma – nella mattinata di oggi ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di 34 persone (29 in carcere e 5 agli arresti domiciliari) gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa (art. 416 bis c.p.), scambio elettorale politico-mafioso (art. 416 ter c.p.), favoreggiamento commesso al fine di agevolare l’attività del sodalizio mafioso (artt. 378 e 416 bis.1 c.p.) e detenzione e vendita di armi comuni da sparo ed armi da guerra aggravate (artt. 1 e 2 legge 895/67 e art. 416 bis.1 c.p.).

L’attività investigativa è stata avviata nel 2016 dalla Direzione Investigativa Antimafia – Centro Operativo di Roma, con il coordinamento della DDA della Procura di Roma. Successivamente, a seguito dell’emersione di numerosi e significativi punti di contatto con soggetti calabresi operanti a Sinopoli, Cosoleto e territori limitrofi, parte degli atti sono stati trasmessi per competenza e le indagini, per tale parte, sono proseguite con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria.

Le risultanze investigative hanno fornito gravi indizi, allo stato degli atti e fatti salvi i successivi sviluppi  di merito, dell’esistenza, nell’ambito della associazione di tipo mafioso unitaria denominata ‘Ndrangheta – operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria e delle altre province calabresi, nonché su quello di diverse altre regioni italiane ( ad es. Lazio, Lombardia, Emilia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) e sul territorio estero (ad es. Svizzera, Germania, Canada, Australia), costituita da molte decine di locali e con organo collegiale di vertice denominato ‘la Provincia’- di un locale di ‘ndrangheta operante nel territorio di Sinopoli, peraltro già emerso nel corso di precedenti operazioni giudiziarie,  dove è radicata la famiglia mafiosa degli Alvaro, cui è legata altresì la famiglia Penna. Dalle indagini è emerso, inoltre, come la cosca Alvaro, oltre ad essere operativa nel territorio di Sinopoli, domini anche il centro urbano di Cosoleto, paese aspromontano, ove insiste un locale di ‘ndrangheta autonomo nelle attività illecite ordinarie ma funzionalmente dipendente da quello di Sinopoli. Gravemente indiziati, nell’ambito della presente indagine,  di ricoprire i ruoli verticistici delle organizzazioni calabresi sono Carmine Alvaro detto ‘u cuvertuni’, capo locale di Sinopoli, nonché, quali capi locale di Cosoleto, Francesco Alvaro detto ‘ciccio testazza’, Antonio Alvaro detto ‘u massaru’, Nicola Alvaro detto ‘u beccausu’, Domenico Carzo detto ‘scarpacotta’.

Le complesse indagini svolte hanno consentito di appurare, altresì, come i sodali della cosca Alvaro abbiano dato vita, nel territorio della capitale, ad un’articolazione (denominata locale di Roma), che rappresenta un ‘distaccamento’ autonomo,  del sodalizio radicato a Sinopoli e Cosoleto.

È emersa, sempre allo stato degli atti e fatte salve le successive verifiche processuali,  un’immagine nitida dell’esistenza di una propaggine romana, oggetto della corrispondente attività di indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma,  connotata da ampia autonomia nella gestione delle attività illecite, ed al contempo della permanenza dello stretto legame con la ‘casa madre sinopolese’, interpellata per la soluzione di situazioni di frizione tra i sodali romani o per l’adozione di decisioni concernenti l’assetto della gerarchia criminosa della capitale. La stessa costituzione del ‘distaccamento’ romano è stata in origine autorizzata dai  massimi  vertici dellaNdrangheta, operanti in  Calabria.

L’associazione sinopolese è risultata, allo stato delle indagini  e fatti salvi i successivi sviluppi giudiziari, pienamente operativa nel controllo del territorio; le indagini hanno mostrato un forte attivismo degli indagati nella risoluzione immediata di situazioni di criticità e frizioni, quali ad esempio quelle connesse all’avvicendamento delle nuove leve nella gestione del locale di Cosoleto, affidato a capi ormai anziani, quelle relative alla cura dei rapporti con i vertici della propaggine romana (Alvaro Vincenzo, figlio di Alvaro Nicola detto u beccausu, e Carzo Antonio, figlio di Carzo Domenico detto scarpacotta), nonché quelle relative alle problematiche scaturenti dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dal disaccordo tra i capi dei diversi ceppi della famiglia Alvaro.

L’operatività delle locali di Sinopoli e Cosoleto è risultata fortemente improntata al rispetto delle doti di ‘ndrangheta; l’osservanza dei riti e dei linguaggi tradizionali è stata esportata anche nella capitale, ove la ‘Ndrangheta, ed in particolare la cosca Alvaro, si è trasferita con la propria capacità di intimidazione ed ha creato una stabile ed autonoma struttura criminale.

Gli interessi del sodalizio mafioso si sono, peraltro, estesi all’amministrazione locale. Il compendio indiziario raccolto mediante l’attività investigativa ha evidenziato, sempre fatte salve le successive valutazioni di merito,  un forte interesse dei sodali all’esito della competizione elettorale del Comune di Cosoleto del 2018: Carzo Antonio, capo locale romano, è stato ritenuto, infatti, gravemente indiziato  del delitto di cui all’art. 416 ter c.p. in favore dell’attuale sindaco del Comune di Cosoleto.

Anche prescindendo dalle singole vicende illecite, il legame tra la ‘casa madre’ sinopolese e la propaggine romana è stato sempre attivo e gestito con estrema cautela: le indagini hanno disvelato che, secondo una strategia ben specifica, i due capi del locale di ‘ndrangheta romani limitavano al minimo gli incontri di persona con i vertici calabresi, facendoli coincidere con eventi particolari, quali matrimoni o funerali, in occasione dei quali si sono svolti incontri fugaci ma risolutivi; nei casi di estrema urgenza, poi, gli incontri sono stati concordati mediante l’intermediazione di ‘messaggeri’.

Alcuni dei destinatari della misura sono stati già condannati per l’appartenenza alla cosca Alvaro con sentenze passate in giudicato.

Sono attualmente in corso anche attività di perquisizione presso le abitazioni degli indagati e di acquisizione del materiale di rilievo probatorio.

Nel corso dell’attività di indagine, svolta dalla Direzione Investigativa Antimafia con il supporto della rete @ON finanziata dall’Unione Europea, è stato avviato un coordinamento investigativo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che in data odierna ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa di misure cautelari custodiali nei confronti di n. 43 persone (38 in carcere e 5 agli arresti domiciliari).

Il procedimento versa tuttora nella fase delle indagini preliminari; conseguentemente per gli indagati opera il principio di presunzione di innocenza.

Si riporta l’elenco degli indagati destinatari della ordinanza cautelare applicativa della custodia in carcere:

  1. Carmelo ALVARO inteso “Bin Laden”, nato a Sinopoli (RC) il 02.01.1960
  2. Carmine ALVARO inteso “U Cuvertuni”, nato a Sinopoli (RC) il 16.06.1953
  3. Domenico ALVARO inteso “Micu u Merru”, nato a Sinopoli (RC) il 27.05.1976
  4. Domenico ALVARO, nato a Cinquefrondi (RC) il 14.09.1988
  5. Francesco ALVARO inteso “Ciccio Testazza”, nato a Taurianova (RC) 03.06.1957
  6. Giuseppe ALVARO inteso “Stelio”, nato a Sinopoli (RC) il 08.09.1969
  7. Alfredo ASCRIZZI, nato a Polistena (RC) 17.01.1998
  8. Ferdinando ASCRIZZI inteso “Nando”, nato a Catanzaro 10.12.1972
  9. Francesco CARMELITANO, nato a Taurianova (RC) 10.11.1966
  10. Antonio CARZO inteso “Ntoni Scarpacotta”, nato a Sinopoli (RC) il 20.03.1960
  11. Domenico CARZO inteso “Scarpacotta”, nato a Scido (RC) il 13.02.1941
  12. Vincenzo CASELLA, nato a Cinquefrondi (RC) 01.04.1988
  13. Palermino Giuseppe DURANTE inteso “Peppe u Palerminu”, nato a Cinquefrondi (RC) 20.05.1984
  14. Angelo LICASTRO inteso “Micu u Biondo”, nato a Taurianova (RC) il 03.04.1973
  15. Francesco LUPPINO inteso “Ciccio Mazza”, nato a Cosoleto (RC) 10.08.1948
  16. Giuseppe MODAFFERI, nato a Taurianova (RC) 26.09.1986
  17. Raffaele MODAFFERI, nato a Cosoleto (RC) il 16.01.1964
  18. Antonino PENNA, nato a Sinopoli (RC) il 21.05.1985
  19. Carmela PENNA, nata a Palmi (RC) il 06.10.1983
  20. Carmine PENNA inteso “Zanchi”, nato a Sinopoli il 22.11.1979
  21. Giovanni PENNA, nato a Reggio Calabria il 23.08.1997
  22. Angelo RECHICHI, nato a Gioia Tauro (RC) 05.02.1978
  23. Antonino RECHICHI, nato a Cosoleto (RC) 19.11.1961
  24. Giovanni RECHICHI, nato a Polistena (RC) 06.08.1997
  25. Domenico SURACE inteso “Pulentuni”, nato a Cosoleto (RC) 14.11.1950
  26. Antonio VERSACE inteso “Ntoni u Brizzi”, nato a Cosoleto (RC) 29.10.1968
  27. Carmelo VERSACE “Melo u Jack”, nato a San Procopio (RC) 03.10.1960
  28. Francesco VERSACE inteso “Ciccio Jack”, nato a Cinquefrondi (RC) 14.04.1984
  29. Giuseppe VERSACE inteso “Peppe Jack”, nato a Cinquefrondi (RC) 10.06.1989

e della misura degli arresti domiciliari:

  1. Salvatore ALESSI, nato a Polistena (RC) il 03.05.1995 –
  2. Antonio ALVARO inteso “Massaru ‘Ntoni”, nato a Sinopoli (RC) il 01.01.1937
  3. Antonino GIOFFRE’, nato a Taurianova (RC) il 24.06.1975
  4. Eugenio PANUCCIO inteso “Genio”, nato a Oppido Mamertina (RC) il 04.08.1973
  5. Maurizio RUSTICO, nato a Cinquefrondi (RC) il 22.11.1980

Tra gli arrestati anche il Sindaco di Cosoleto, Antonino Gioffrè

Il sindaco di Cosoleto, Comune del Reggino, Antonino Gioffrè è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Propaggine” condotta dalla Direzione investigativa antimafia. Il suo nome compare nell’elenco dei 34 soggetti raggiunti da un’ordinanza di custodia emessa dal gip su richiesta della Dda reggina contro la cosca Alvaro-Penna di Sinopoli. L’indagine e’ collegata a quella della Dda di Roma. Nel filone calabrese, 29 persone sono finite in carcere e 5 ai domiciliari. Gioffrè è accusato di scambio elettorale politico-mafioso. In sostanza avrebbe favorito l’assunzione di un altro soggetto indagato.  Gli altri reati contestati dai pm sono l’associazione mafiosa, il favoreggiamento commesso al fine di agevolare l’attività del sodalizio mafioso e la detenzione e vendita di armi comuni da sparo ed armi da guerra aggravate. Le indagini sviluppate dal Centro Operativo Dia di Roma hanno fornito gravi indizi sull’esistenza dell’associazione di ‘Ndrangheta denominata cosca Alvaro-Penna, i cui sodali, secondo l’accusa, risultano detentori di un radicato controllo del territorio e delle attività economiche, nonché infiltrate nella gestione di alcune amministrazioni locali. Il possesso di armi, anche da guerra, da parte dei componenti dell’associazione criminosa determina la pericolosità dell’associazione stessa.