fbpx

Klaus Davi al Corriere: “la ‘ndrangheta mi odia perchè ho violato le loro regole”

foto klaus davi Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Klaus Davi ha rilasciato un’importante intervista al Corriere della Sera rispondendo alle domande sulla ‘ndrangheta dopo la maxi operazione di ieri

In un’intervista al Corriere della Sera oggi in edicola, il massmediologo Klaus Davi ha parlato di minacce ricevute da un boss della “propaggine” romana della ‘ndrangheta, Antonio Carzo, dopo l’inchiesta che ieri ha portato a 77 arresti tra la capitale e la provincia di Reggio Calabria.

L’odio verso di me è scatenato dal fatto che ho violato la loro regola dell’omerta, della rimozione e del silenzio“, queste le parole di Davi.

Carzo definisce Davi “sto sbirro” per aver lanciato al Campidoglio la proposta di affiggere manifesti con foto e nomi dei “boss della ‘ndrangheta a Roma” nelle fermate delle metro.

“E’ una campagna che ho fatto in tante città tra cui Milano, Buccinasco, Reggio Calabria, Torino, Palermo – afferma Davi – per mostrare a tutti i nomi di chi fa parte della criminalità organizzata. E’ un modo forte e provocatorio – continua Davi – per segnalare un problema. E quella volta a Roma avevo citato proprio la cosca Alvaro. La ‘ndrangheta è una mafia istituzionalizzata che si basa sull’omertà”.

“L’affissione per loro – continua ancora Davi – è stata violazione di una regola. Avevamo messo qualche manifesto, poi abbiamo dovuto fermarci. Il Comune ha bloccato tutto e non ci ha concesso gli spazi per intoppi burocratici”.

Non ho ricevuto minacce direttamente dalla ‘ndrina romana ma ho avuto intimidazioni da parte di altre cosche legate ai Mancuso e alla zona di Reggio Calabria. Può essere che abbiano delegato a loro il compito di spaventarmi o di mandarmi un avvertimento”.

Mi hanno intimato di non proseguire nelle mie inchieste, dicevano che a Roma la ‘ndrangheta non c’è e che quelle che accadevano erano solo ‘tragedie’, così le chiamano loro. Mi arrivano tante minacce via internet e una media di 2/3 lettere anonime a settimana”, afferma ancora Davi.

Alla domanda se Davi ha paura della ‘ndrangheta, il massmediologo ha risposto “chi non avrebbe paura? Sarebbe assurdo, anche perchè a Milano, dove vivo, queste cosche sono molto rappresentate. Tutti sanno dove vivo, cosa faccio i miei orari. E’ ovvio che sono spaventato, credo sia una forma di intelligenza sociale, ma di certo non cambierò a mia vita. Anzi, è un rinforzo“.

“Corrobora l’impegno e il lavoto fatto finora. Ma una cosa la voglio dire: il fatto che mi chiamino ‘sbirro’ per me è un orgoglio. Molti sono morti e non sappiamo neanche chi li ha uccisi. E’ un paratone – continua Davi – che mi rende fiero”.

“Da oggi nella mia quotidianità mi guarderò bene le spalle quando esco di casa. Per esempio nella mia agenzia chiudiamo la porta a chiave all’interno, cosa che prima non facevamo. Non ho mai pensato di chiedere una scorta perchè sarebbe inconciliabil con il lavoro che faccio da anni. Nel 2018 ho addirittura ‘osato’ candidarmi come sindaco di San Luca (paesino in provincia di Reggio Calabria noto per la faida tra cosche del ’91). Il fatto che un omosessuale, svizzero e ‘sbirro’, per parlare con le loro categorie, si candidasse nel loro territorio è stato visto come un oltraggio. L’odio – conclude Davi – deriva da una serie di motivazioni concatenate”.