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Infrastrutture, Salini bussa alla porta di Draghi: così l’Italia è nella “terra di nessuno”

salini webuild ponte sullo stretto Foto di Luca Zennaro / Ansa

“Serve un piano nazionale coerente con ciò che vogliamo essere. Cosa vogliamo essere? Un Paese industriale? Turistico?”, è il dubbio sollevato da Pietro Salini, Ceo di Webuild

“Il ‘Piano Paese’ non è un piano vari dipartimenti Anas o singole Regioni o dei singoli Comuni. Dev’essere un piano nazionale coerente con ciò che vogliamo essere. Cosa vogliamo essere? Un Paese industriale? Turistico? Mezzo industriale e mezzo turistico? Non possiamo liberare i criminali perché non ci sono carceri, non possiamo non avere la capacità di risposta a un’epidemia. Dobbiamo essere un Paese resiliente. L’abbiamo visto subito qual è l’esito della nostra dotazione infrastrutturale allo stress. Appena è arrivata la pandemia il sistema sanitario è collassato. Abbiamo dovuto chiamare l’esercito per distribuire i vaccini”. E’ quanto ha affermato Pietro Salini, Ceo di Webuild, oggi nel corso della lectio magistralis pronunciata all’Università di Genova dopo l’attribuzione della laurea honoris causa in ingegneria civile“.

Salini chiede quindi al Governo italiano qual è la programmazione per il futuro. Più volte l’ingegnere si è messo a disposizione per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera shock per l’economia del territorio che andrebbe a ridisegnare il sistema logistico e commerciale dell’Italia nel Mediterraneo e nel contesto europeo. Ma, come detto, serve una visione lungimirante e decisa. “Questa – ha sottolineato Salini – è l’ingegneria dei bisogni. Dobbiamo fare un’analisi chiara di ciò di cui ha bisogno il Paese, di cosa vogliamo essere da grandi, dobbiamo deciderlo oggi per esserlo tra 10 anni e fare un programma di spesa”.