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Giro d’Italia, 5ª Tappa Catania-Messina: percorso, punti di interesse e tradizioni

Altimetria Catania-Messina

La 5ª tappa del Giro d’Italia partirà da Catania e si concluderà a Messina: percorso, punti d’interesse e tradizioni delle due città

Dopo le fatiche dell’Etna, quest’oggi il Giro d’Italia riparte da Catania per arrivare a Messina. Ultima tappa in Sicilia, essenzialmente pianeggiante, con l’unica salita di giornata rappresentata dall’ascesa di Portella Mandrazzi (pendenze al 4% di media). Un percorso soft, ma ricco di curve. Gli ultimi 70 km si snodano tutti sulla strada costiera abbastanza ampia e pianeggiante. A circa 4 km dall’arrivo la corsa lascia la statale per entrare con un breve strappo dentro l’abitato di Messina. Si percorrono quindi ampi viali cittadini per la prima parte in discesa per poi risalire fino ai 1500 m. Breve discesa e a 800 m dall’arrivo l’ultima curva. Rettilineo finale di 800 m, largo 7.5 m in piano su asfalto.

CATANIA

La città di Catania si trova nella costa orientale della Sicilia, su una pianura situata fra il Mar Ionio e le pendici dell’Etna, il vulcano più grande e attivo d’Europa. Piazza Duomo è il punto centrale della città, una piazza ricostruita in stile barocco nel XVIII secolo dopo il tremendo terremoto che devastò la città. Dalla piazza è possibile ammirare la Cattedrale barocca dedicata a Sant’Agata, fondata da Ruggero D’Altavilla e poi ricostruita dopo il terremoto del 1963. Al centro della piazza è presente u Liotru, l’elefante simbolo di Catania. In piazza Federico II di Svevia, si erge il Castello Ursino, al cui interno è possibile restare affascinati dai reperti romani e greci, incisioni di metalli e la Pinacoteca che comprende pitture di grande valore artistico. In piazza San Francesco, all’interno dello storico Palazzo Gravina Cruyllas, si trova la casa-museo di Vincenzo Bellini. Davanti all’edificio è situata la Chiesa di San Francesco d’Assisi all’Immacolata nella quale sono conservate alcune delle caratteristiche Candelore della festa di Sant’Agata.

Opere d’arte anche sulla tavola: la cucina catanese è una delle più rinomate dell’isola. Impossibile non citare la pasta alla Norma (salsa di pomodoro, melanzane fritte, basilico e ricotta salata), o quella al nero di seppia. Famosa l’insalata di mare con polpi, gamberi e occhi di bue (molluschi tipici) bolliti. Molto apprezzati i masculini marinati (alici del mare Ionio fatte marinare in olio e limone), acciughe salate, occhi di bue crudi conditi con limone o arrostiti sul carbone, pepata di cozze (soffritte, con pepe abbondante, limone e prezzemolo tritato) “u mauru” (alga cruda condita con limone), “u zuzzu” (gelatina di maiale), “u sangeli” (sanguinaccio). Imperdibili parmigiana e caponata, entrambe a base di melanzane. L’arancino, da queste parti, si declina al maschile (a Palermo al femminile, ndr) ed è squisito. Per ultimi, ma non meno importanti, i dolci: cannoli, cassata, pasta reale, gelati e granite ai vari gusti (mandorla, caffè, limone, fragola, cioccolato, gelsi, pesca) sono un ottimo modo per addolcire le vostre giornate.

MESSINA

La città di Messina si trova sulla costa occidentale dello Stretto.  Il primitivo centro si estendeva probabilmente alle pendici del Monte Gonzaga, il nucleo classico si trovava, invece, in fondo al porto e in parte sulla Penisola di San Ranieri. Gravemente danneggiata dal terremoto del 1783 e rasa al suolo da quello del 1908, la città peloritana venne ricostruita in base a un piano regolatore del 1911. Il porto di Messina è uno dei più importanti d’Italia, non solo per gli importanti scambi commerciali, ma anche per l’afflusso turistico.

I terremoti del 1783 e del 1908 e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale hanno distrutto gran parte dei monumenti antichi, che sono stati tuttavia radicalmente ricostruiti o restaurati: il duomo, consacrato nel 1197, conserva i tre portali gotici e all’interno sculture di Goro di Gregorio (1333), di A. Gagini (1525), una cappella di G. Del Duca (1589), resti di mosaici absidali del 14° secolo. Il campanile (1933) ha un grandioso orologio astronomico. Notevoli anche le chiese restaurate dell’Annunziata dei Catalani (12°-13° sec.) e di S. Maria degli Alemanni (13° sec., per l’ordine dei Cavalieri Teutonici), le fontane rinascimentali di Orione e di Nettuno (G.A. Montorsoli) e il monumento a Giovanni d’Austria (1572), vincitore della battaglia di Lepanto.

Anche a Messina non si resta di certo a pancia vuota. Oltre alle specialità tipiche della cucina siciliana, dalla Pasta alla Norma ai cannoli e alle granite, spiccano tre squisitezze del territorio divenuti presidi Slowfood l’olio di Minuta, il Suino nero dei Nebrodi e la Provola dei Nebrodi. Straordinaria la tradizione legata allo street food con pidoni, sfincioni e soprattutto arancini che anche qui si declinano al maschile e hanno la tipica forma appuntita.