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Da Draghi a Sera, così l’Italia è 58ª per libertà di stampa

mario draghi e giuseppe sera

Dal Governo a Reggio Calabria: se l’Italia è 58ª per libertà di stampa ci sarà un motivo…

“Nella dottrina dello Stato costituzionale, liberale e democratico, la libertà di stampa rappresenta una delle manifestazioni fondamentali della libertà individuale. Essa, oltre a consentire la libera espressione del pensiero e quindi il dibattito pubblico su qualsiasi argomento, permette anche ai cittadini di ‘controllare’ l’operato del potere. Nella Costituzione italiana è garantita dall’art. 21, 1° comma” (fonte: Treccani). E’ ben specificato, eh! Non dite che non l’avete letto. “Nella dottrina dello Stato costituzionale, liberale e democratico”. Poi viene fuori il rapporto dell’organizzazione Reporter senza frontiere (Rsf) e si scopre che l’Italia, che già non era tra le prime, ha perso 17 posizioni ed è attualmente al 58° posto, tra i 180 paesi del mondo, per libertà di stampa. 58ª, sì, dietro anche a Tonga e Gambia. 58° posto per un paese democratico, per un paese che si trova nel cuore dell’Europa occidentale libera. Ma a ben guardare la posizione, cozza un po’ con tutto questo.

C’è da meravigliarsi? A primo impatto sì. Ma, se volgiamo lo sguardo un po’ oltre, forse non è tutto frutto del caso o di chi stila queste classifiche e vive su altri mondi. E anche il tempo si è messo a scherzare, con la classifica del rapporto sopracitata emersa proprio in concomitanza di alcuni fatti accaduti in questi giorni. Protagonisti? Il Governo centrale e la politica reggina. I fatti sono collegati? Non tra di loro, ma hanno un comune denominatore: l’attacco alla stampa. Una stampa, quella rappresentata anche dal giornalista di Rete 4 Giuseppe Brindisi, definita “un comizio”. Così è stata rinominata – vergognosamente, aggiungeremmo – dal Presidente del Consiglio Mario Draghi l’intervista del conduttore di Zona Bianca al Ministro degli Esteri russo Lavrov. I motivi? Una serie di dichiarazioni definite false, discutibili, da condannare. Certo, e quindi? La libertà di stampa non impone la possibilità di intervistare chiunque, di dar spazio a più pensieri, anche se non condivisibili dallo stesso intervistatore? Ovviamente sì, come postilla Treccani. In Italia, però, qualcosa deve essersi inceppato. Il polverone verso il giornalista di Rete 4, infatti, si è alzato immediatamente da una parte di maggioranza di Governo. Non solo il Premier, infatti. Enrico Letta, segretario Pd, ha infatti twittato: “‘Buon lavoro, Ministro Lavrov’. L’abisso. Ma quel che è più grave è che la vicenda dello spot da propaganda di guerra anti-Ucraina stia passando, con solo pochi scossoni. Siamo così pochi a pensare che non sia possibile, né accettabile? E che sia un’onta per l’Italia intera? Retequattro”. Secondo Draghi invece “ci si deve chiedere se si deve accettare di invitare una persona che chiede di essere intervistata senza nessun contraddittorio. E permettere un comizio, e non un’intervista. Non è granché professionalmente, fa venire in mente strane idee”.

Da Conte al “Governo dei migliori”. E l’Italia sprofonda

Certo, “strane idee”, proprio loro. E pensare che le strane idee le abbiamo noi da tempo. E i segnali li avevamo avuti già. Li abbiamo avuti in questi due anni di pandemia, con i maggiori media italiani totalmente “inchinati” (?) al Governo Conte, ai suoi salvifici lockdown, alle mascherine sì e no, ai negozi sì ma ristoranti no e palestre forse, agli #andràtuttobene e #stiamoacasa, a che bello e che bravo il Governo Conte. E poi che bello e che bravo Draghi, che bello e che bravo il suo Governo dei migliori, il Governo del vergognoso Green Pass, il Governo del coprifuoco, il Governo che proroga le mascherine all’infinito, il Governo che mette i bastoni tra le ruote a turismo ed economia, il Governo che sanziona la Russia per colpire la Russia ma poi la sanzione gli torna indietro tipo boomerang, il Governo che dice no a trivelle, termovalorizzatori e infrastrutture e poi il gas lo paghiamo in rubli, il Governo che di migliore non sappiamo che cosa abbia. Eppure i media lo idolatrano, da mesi, sin dal suo insediamento, e guai a dire il contrario. Solo il pensiero da loro imposto e indicato. E così accade che un Premier si possa permettere di sindacare su ciò che un giornalista dovrebbe fare o non fare e su chi un giornalista dovrebbe intervistare o non intervistare. A detta del Governo, in sostanza, si è liberi di dare spazio solo a chi dice ciò “che si deve dire”, come se l’intervistatore la pensasse come l’intervistato, come se intervistare un dittatore, un mafioso o un criminale significasse condividerne i pensieri. Giuseppe Brindisi con la sua intervista è entrato diritto nella storia giornalistica della guerra in Ucraina. Nella storia proprio come ci sta entrando questo Governo, ma in negativo. Per il messaggio trasmesso ieri sulla libertà di stampa, vergognoso e pericoloso.

Anche a Reggio Calabria l’attacco alla stampa libera

Ma non è tutto. Un po’ più a Sud, a Reggio Calabria, è accaduto qualcosa di simile, per fortuna su contenuti decisamente meno importanti e su argomenti di altra portata. Anche a Reggio Calabria, però, qualche politico in questi giorni ha avuto il coraggio di sentenziare su come si dovrebbe fare giornalismo in questa città. E non meraviglia il fatto che Giuseppe Sera – colui che ha alzato tale polverone contro la stampa dopo la notizia della mancata presentazione entro i termini del rendiconto di gestione del Comune – faccia parte, in qualità di capogruppo, di quello stesso partito, il Pd, di cui è segretario Letta, tra coloro che maggiormente si è infervorato per l’intervista di Rete 4 a Lavrov. A Reggio Calabria, la politica non vuole che si faccia polemica su come l’Amministrazione sta gestendo la città. I giornalisti non dovrebbero raccontare il degrado e l’incuria di centro e periferia, i luoghi abbandonati e incompiuti, le enormi montagne di spazzatura; non dovrebbero raccontare tutte le opere annunciate e mai iniziate; non dovrebbero raccontare che Calabria e Sicilia sono tre gli ultimi paesi in Europa per tasso di occupazione; non dovrebbero raccontare gli scandali nella principale Università della città (ah sì, quello si può raccontare perché non li riguarda); non dovrebbero raccontare di quanto accaduto per la vicenda Miramare; non dovrebbero evidenziare che non si è in grado neanche di presentare in tempo un rendiconto di gestione. Insomma, come qualcuno ci ha fatto notare sui social, dovremmo dar spazio solo a delfini che nuotano e ad arcobaleni o tramonti da sogno…