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“Reggio bella e gentile… una volta!”: lo sfogo di un cittadino rassegnato

reggio calabria dall'alto

La lettera di un cittadino di Reggio Calabria che racconta come ormai si sia rassegnato a lasciar “correre” senza rimuginare troppo dei numerosi problemi che si trova costretto a vivere

Un cittadino di Reggio Calabria ha consegnato alla nostra redazione un “pensiero da rassegnato”“Reggio bella e gentile!”, ha intitolato il suo testo in cui racconta con rassegnazione il triste modo di essere della città in cui vive e di come, assuefatto ai numerosi disservizi e difetti della gente, lascia “correre” senza rimuginare troppo. Di seguito la lettera completa:

“Reggio bella e gentile!

Spettabile redazione,
sono un abitante di Reggio Calabria che vive quotidianamente la realtà cittadina e premetto che non mi considero indignato, tanto non serve, ma rassegnato… quello si. Ho deciso di scrivere queste righe non perché sia stato vittima di chissà che cosa, che mi ha spinto quindi a rendere pubblico il mio pensiero per protestare o per chiedere aiuto, né perché ho necessità di denunciare chissà quale malefatta a cui ho assistito, ma solamente perché quello che mi appresto a scrivere mi “gira” ogni giorno in testa come un qualcosa di tristemente assillante e, guardando il mio bambino ancora in tenera età, non posso fare a meno di auguragli di non avere sempre in testa il mio stesso assillo vivendo la città del domani…questa o qualunque altra lui sceglierà..

Reggio bella… una volta! E’ inutile e pure controproducente per certi versi, secondo me, elencare il perché Reggio non sia oramai tanto bella, almeno come quella di una volta… sarebbe come tirare un rigore a porta vuota, io che di calcio non me ne intendo. L’elenco delle cose che potrebbero e dovrebbero migliorare per poter di nuovo accostare l’aggettivo “bella” alla nostra città è lungo…e viene da anni ed anni di “atteggiamenti” (diciamo così) di noi tutti cittadini ed anche delle varie amministrazioni, di ogni livello e di qualunque espressione esse siano state sia ben inteso, che si sono succedute nel tempo. Del resto, non si può sperare che a tutto ci pensi la polizia o la magistratura, è troppo facile, né sperare solamente (mettendosi la coscienza a posto) che lo faccia la prossima amministrazione, perché sarà comunque composta perlopiù da persone che vivono la città esattamente come noi. Siamo noi che abbiamo il modo ed i mezzi, se vogliamo usarli a dovere, di far quantomeno pervenire un segnale di “dissenso” a chi deve occuparsi di rendere vivibile la città ed il contorno, non solo il lungomare seppure bellissimo, a beneficio dei cittadini tutti. E fin qui, ovvietà nelle ovvietà che magari a chi legge non giungono certamente come novità… ma, ma, ma… le istituzioni, da sole, non possono fare tutto…

Reggio gentile… una volta! Si, perché sinceramente quello che mi reca fastidio maggiormente e che mi ha spinto a scrivere piuttosto che a rimuginare tra me e me, sono ad esempio le continue volte che percorrendo le vie cittadine devo ricordarmi che lo stop all’incrocio non ce l’ha chi si trova il segnale stradale davanti e pure dipinto a terra, ma io che percorrendo la via principale mi pare di ricordare che avrei “diritto” di passare secondo le regole del codice della strada (vaghe reminiscenze di quando presi la patente), non “diritto” di passare derivante da qualche altra statuizione o pretesa. Ovviamente, di fronte alla vettura che sopraggiunge in velocità e pure strombazzando per ricordarmi che lo stop è per me, non per il guidatore della stessa, mi fermo, mi chiedo perché, impreco tra me e me e faccio gli scongiuri pregando che riesca sempre ad anticipare le “mosse” dell’avversario automobilistico.

Sono ad esempio le volte che sopraggiungo, sempre prudentemente, in prossimità degli imbocchi sulla tanto pericolosa SS 106 e degli altrettanti pericolosi imbocchi sulla unica tangenziale della città (Via Lia, Ospedale, Spirito Santo, Bretelle, Reggio Modena, Arangea, Aeroporto-Ravagnese) e puntualmente da destra spunta in velocità un qualche mezzo a motore (auto, camion, moto) che non ci pensa minimamente a rallentare e lasciar scorrere il traffico come per prassi dovrebbe essere fatto (gli esami per la patente!!) ma accelera per poter “infilarsi” sulla strada davanti a tutti, sia essi in corsia di marcia che di sorpasso (ove consentito), quasi come se stesse eseguendo un giro di qualificazione al mondiale di F1 e dovesse quindi prendere il tempo alla fine del rettilineo…

Sono ad esempio le volte che non riesco a transitare lungo una qualsiasi strada, perché davanti a me ci sono due cittadini che, incrociandosi a bordo delle proprie autovetture, arrestano la marcia ed amabilmente dialogano come se fossero nel salotto di casa, incuranti della coda che nel frattempo si crea per via del loro evidentemente importantissimo discorso tra le vie della città, a bordo ognuno della propria vettura, nel bel mezzo della carreggiata cittadina che mediamente non è che sia tanto spaziosa per consentire il regolare svolgersi del discorso e contemporaneamente il transito degli altri utenti non interessati allo stesso.

Sono ad esempio le volte che protesto cordialmente con qualcuno, forse perché stanco di rimuginare sempre tra me e me, e di risposta non ho il classico “scusa” sia pure quantomeno di facciata, ma al contrario il più frequente ed “altisonante”: “chi voi? Cu si tu? Va vidi aundi a jiri e finimula ccà”, che qualifica eccellentemente il gentile autore e ti fa pensare che tutto è perduto (si, perduto senza speranza).

Ancora, sono ad esempio le buste di “mundizza” o comunque i vari altri materiali agevolmente visibili a chiunque, lasciati a terra, magari ai piedi dei cassoni stradali, dove presenti, appena svuotati dalla ditta incaricata. Manco la fatica di metterceli dentro? O peggio, le predette buste di “mundizza” o comunque i vari altri materiali agevolmente visibili a chiunque, lasciati qui e là per la città o financo in montagna oppure sulla spiaggia, quasi fossero oggetti di complemento ed arredo urbano/agreste, al termine di giornate trascorse all’aperto godendosi il “bello” che offre la nostra realtà. Ma dico, portarli a casa e conferirli correttamente è complicato? Ah già, è colpa di chi non li raccoglie a fronte delle tasse pagate da noi tutti (?) o di chi non vigila per impedire che ciò avvenga, non di chi li abbandona al loro destino nel luogo in cui li ha prodotti…

Potrei continuare a lungo, sicuro di portare esempi di “sopravvivere” quotidiano in città che molti si trovano o si sono trovati a sperimentare sulla propria pelle chissà quante volte…perché è inutile che ce lo nascondiamo, capita spesso e volentieri. Sicuramente non è una “prerogativa” esclusiva di Reggio, ne sono cosciente e sottoscrivo, molti diranno infatti che capita in tutte le città del mondo, che sono esagerato, che sono un disadattato, che ci sono problemi più gravi nella vita, che mi attacco a fesserie quando altrove c’è la guerra, che usciamo (?) da una pandemia, ecc. ecc. ecc. E’ vero, sono io che ho sbagliato a scrivere. Meglio continuare a rimuginare tra me e me e lasciare “correre” come finora ho fatto, tanto Reggio è sempre quella…bella e gentile.

Lettera firmata”.