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Ho incontrato Jean-Paul Fitoussi

Jean-Paul Fitoussi Foto di Fabio Frustaci / Ansa

Il ricordo dell’affermato cattedratico, in carriera anche brillante ed originale economista

Il 15 aprile scorso è venuto a mancare Jean-Paul Fitoussi. Francese, nato il 15 agosto 1942 a La Goletta (Tunisia). È stato un affermato cattedratico nonché brillante ed originale economista. Uomo raffinato, arguto e di vasta cultura, amava parlare di sé come di un semplice studioso di scienze sociali. Non intendo farne la commemorazione dal momento che autorevoli suoi colleghi lo hanno già fatto, con pensieri riportati dalle più autorevoli gazzette internazionali. Voglio soltanto trasferire qualche riflessione sullo studioso e sull’uomo, avendo avuto il privilegio di incontrarlo, oltre che in Convegni e in dibattiti, a casa di un amico economista, e trascorrere con lui e la moglie Anne una piacevole serata. È stato uno di quei momenti felici – una cena – in cui si va a tavola alle ore 20:30, con l’impegno, tacito, di salutarsi entro le ore 23 perché c’è sempre, per l’indomani mattina, un aereo da prendere nelle prime ore. L’incontro, invece, per l’interesse e la piacevolezza dei partecipanti si protrasse fino alle ore una, nel gradimento di tutti, soprattutto mio.

Sono rimasto sempre affascinato dalla sua storia, accademica e umana. Egli è svettato nel dibattito culturale internazionale negli ultimi quarant’anni, ponendosi come europeista critico ma costruttivo. La sua scienza si muoveva da una matrice Keynesiana e post-Keynesyana, che contrassegnava la sua idea di politica economica. Con questa cifra ha prodotto mirabili lavori che hanno spaziato dall’inflazione, alla disoccupazione, all’economia aperta e alla globalizzazione ed al ruolo delle politiche macroeconomiche. Critico delle rigidità delle politiche di bilancio, in tempi più recenti si era soffermato sui rapporti tra disoccupazione e sviluppo economico. Lo faceva con tratti leggeri, con l’ombra il Keynes dietro l’angolo, ma senza farsi schiacciare da preconcetti e da giudizi dogmatici.

Egli amava il nostro Paese, che ha frequentato intensamente, e dove aveva ricoperto importanti cariche presso le università, soprattutto, e con maggiore frequenza, presso la LUISS nonché in prestigiosi CDA di grandi imprese e banche nazionali. Da questo osservatorio, ed anche dalla partecipazione a dibattiti aperti sul territorio nella costellazione confindustriale, egli ha avuto modo di forgiare il suo sapere, ed avanzare critiche, mai arroganti, agli errori che a volte gli economisti fanno, ma non solo loro, a percorrere la strada più facile come, ad esempio, seguire l’indice del PIL che non mette in evidenza le diseguaglianze sociali. Ed in quella particolare serata ebbi modo di sentire, sul tema, una storiella che amava, come ho potuto verificare dopo, ripetere, in quanto molto coerente con il suo pensiero. La storiella è: un uomo cerca sotto un lampione le chiavi perse e, a chi gli chiede se le avesse perse vicino al lampione, risponde di no, ma che solo sotto il lampione c’è luce. Mi sembra una storiella estremamente significativa ed interessante. Dopo quella riunione ebbi altre occasioni di incontrarlo in situazioni pubbliche. Per me era sempre un rinnovato piacere, ricordare con lui quella cena, i discorsi fatti, anche dissacranti sul sistema vigente.

Mercoledì 13 aprile u.s., presso l’Istituto Enciclopedia Treccani, ospiti per l’amabilità del suo Presidente Franco Gallo, si è tenuta la prima riunione della giuria per l’assegnazione del “Premio Roma allo sviluppo del paese” per il 2022, da me ideato e coordinato. Erano presenti alcuni autorevoli membri della giuria come Giulia Amato, lo stesso Franco Gallo, Innocenzo Cipolletta, Massimo Egidi, Marcello Messori Beniamino Quintieri, Gianni Toniolo. Nella discussione, con l’obiettivo di coinvolgere nell’iniziativa esponenti del mondo economico, accademico e civile, anche internazionale, venne richiamata la figura di Jean Paul Fitoussi, come una auspicabile new entry nella giuria. L’adesione dei partecipanti all’idea fu totale ed entusiasta. Purtroppo, non si è avuto il tempo di formulargli la proposta.

Riposi in pace!

Qui il link per ascoltare il podcast di Ercole P. Pellicanò su Tfnnews.it