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Reggio Calabria, il viaggio di StrettoWeb tra i… rifiuti: con Teknoservice va un po’ meglio, ma la città è ancora in emergenza | FOTO

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Da quando si è insediata la nuova società di rifiuti, la Teknoservice, qualcosa è cambiato a Reggio Calabria. Non tutto, però: soprattutto i punti critici, le cosiddette “discariche abusive”, restano – oggi come agli anni scorsi – un vero e proprio immondezzaio

Materassi, sedie, divani, lavatrici. Venghino signori, Venghino. Benvenuti alla fiera. Luogo? Reggio Calabria. E’ storia nota, per non dire normale amministrazione. Il riferimento, abbastanza intuibile, è alla questione rifiuti. Anzi, per meglio dire, emergenza rifiuti, perché purtroppo emergenza era ed emergenza è rimasta tutt’ora. Ma un bilancio va tracciato, alla luce della nuova società (Teknoservice) e in vista dell’imminente arrivo dell’estate, che significa… fuoco e fiamme (e il senso lo avete capito).

Abbiamo fatto un giro in città, tra zona Nord e zona Sud, per capire se e cosa è cambiato dall’avvento dell’azienda che lo scorso dicembre ha preso il posto di Avr, precisando tuttavia che non possono essere ascritti solo alla società di turno le eventuali problematiche della città dello Stretto, ormai da anni purtroppo abituata ad una situazione di grave e vergognoso degrado. Bisogna riconoscere come, però, qualche cambiamento si sia notato dall’arrivo della nuova società. In bene, si intende. Una “scossa”, un impatto immediato e rassicurante, a partire da quella conferenza stampa di fine dicembre che annunciava un cambio di rotta. Ma in questi casi “serve l’aiuto di tutti”, si diceva mesi fa. E il cassonetto bruciato nel quartiere Ciccarello qualche giorno dopo – una sorta di “saluto” alla nuova azienda – purtroppo ne era la dimostrazione. Teknoservice da sola non basta, per questo scrivevamo che probabilmente non sarebbe bastato l’ordinario, ma lo straordinario.

Eh sì, perché l’ordinario va meglio rispetto a prima, se non altro grazie ai mezzi nuovi e funzionanti che (finalmente) gli operatori hanno avuto a disposizione. Il ritiro quotidiano della differenziata è diventato più puntuale. In molte zone, chi la sera prima espone il mastello con il rifiuto previsto dalla raccolta, è ormai sicuro di ritrovarselo vuoto il giorno dopo. Questo, al netto di alcune grandi aree residenziali in cui si ripercuotono le maggiori difficoltà, ma ci ritorneremo dopo. Di certo, rispetto a un anno fa, si è ridotta la diffusione di immagini, soprattutto sui social, di cancelli dei condomini invasi da montagne di immondizia, capaci di travolgere anche i mastelli stessi, ormai nascosti, per via di un ritiro che doveva essere giornaliero ma che in realtà era assente, per giorni, anche settimane, in alcune zone. Per non dimenticare il messaggio lanciato dalla stessa Teknoservice a fine marzo: un invito, sostanzialmente, a smaltire meglio la frazione indifferenziata, che presenta enormi difficoltà; in caso contrario, però, sanzioni a chi non espone il rifiuto in maniera conforme. Insomma, “noi proviamo a fare il possibile, ma aiutateci”, il senso del messaggio.

E’ realmente così? L’aiuto, da parte dei cittadini, c’è? Bella domanda. Forse l’interrogativo è da porre da più angolazioni. E quindi: la popolazione, la maggior parte, è messa nelle condizioni di dare una mano? Se ci fermiamo ai sopracitati quartieri in cui la raccolta procede puntuale, allora possiamo tranquillamente affermare che va tutto bene. Ma se ampliamo i nostri orizzonti ai “soliti luoghi”, i cosiddetti “punti critici”, le differenze sono ben poche. E’ ancora un IMMONDEZZAIO. Guardare per credere. Guardare le immagini a corredo dell’articolo da noi scattate. Sono foto di questi giorni. E le zone sono sempre “quelle”: Ciccarello, Rione Marconi, Arghillà, lungo vialone che conduce ai mercati generali di San Gregorio, area subito dietro il Parco Longhi Bovetto di Croce Valanidi, tunnel della Sorgente. Discariche abusive, discariche a cielo aperto. Immondezzai, appunto, oggi come ieri. E qui non c’è azienda di rifiuti che tenga. In alcune di queste aree sono stati apposti dei cassonetti, con discutibile o comunque altalenante successo (come si può vedere dalle immagini, a Ciccarello la situazione non è come prima, per fortuna, ma non è comunque risolta del tutto), mentre in altre non esistono semplicemente perché sono diventate col tempo delle discariche abusive. Lo erano prima, con la vecchia società. E lo sono adesso, con la nuova.

Pensiamo, dunque, che basti una nuova azienda di smaltimento rifiuti a risolvere l’emergenza? Pensiamo che basti avere più mezzi e maggiore organizzazione per eliminare le enormi montagne di spazzature dalla città? NO! Gli immondezzai sono lì, a fare da quadretto (come direbbe l’immagine in evidenza). E perché sono lì? Chi le alimenta? E perché lo fa? Basta chiamarli “lordazzi” per lavarsene le mani? Però 10 anni fa non lo erano, “lordazzi”. Magari 10 anni fa erano nobili di alto rango e 20 anni fa borghesi di stimata eleganza e intelletto? E poi tutto d’un tratto sono diventati “lordazzi”? Forse, forse, 10 o 20 o 30 anni fa venivano messi nelle condizioni di non “lordare”? E dunque, ancora: la raccolta differenziata, così come è pensata e ideata nella città dello Stretto, può funzionare? Funziona solo se, oltre alla raccolta ordinaria, impedisce l’accumulo di immondizia nei punti critici sopracitati. E al momento questo non accade. Perché? Perché chi deve controllare e gestire non lo fa in modo opportuno: le responsabilità sono sempre di chi assume le scelte. Ma controllare, esattamente, cosa significa? Significa verificare che tutti rispettino le regole, significa educare civilmente la popolazione a differenziare e controllare la corretta e precisa raccolta in ogni angolo sperduto della città. A Reggio Calabria, tutto questo, oggi, accade? NO! Lo dicono le immagini pubblicate a corredo dell’articolo. Ad oggi la città non è pulita, ancora, e se la raccolta differenziata non garantisce pulizia, allora forse è il momento di trovare strade alternative.

Le Amministrazioni succedutesi, quelle Regionali, hanno (tutt’ora) le proprie grosse responsabilità. Non hanno saputo attuare scelte coraggiose, anche impopolari, scelte strategiche e lungimiranti. L’Amministrazione Comunale, invece, si è intestardita con la raccolta differenziata come se da sola avrebbe potuto risolvere il problema, e ha dimostrato incapacità di gestione. Se si promuove la raccolta differenziata bisogna saper controllare, gestire, verificare, sanzionare. Niente di tutto questo. Totale anarchia. E, ogni tanto, un insulto qua e là ai cittadini per lavarsene le mani. Risultato? Un inutile tutti contro tutti e una città che, purtroppo, nonostante i maggiori sforzi di Teknoservice, rimane sporca.

Dunque, la domanda di tutte le domande, alla luce di questo lungo e intricato ragionamento: la raccolta differenziata, così com’è, a Reggio Calabria, si può fare? O comunque si può fare ovunque? Non sarebbe meglio – vista l’incapacità e l’impossibilità a controllare, gestire e verificare – ammettere l’errore, fare un passo indietro e camminare insieme (Regione, Città Metropolitana, Comune) per trovare una via alternativa? Purtroppo, in realtà, quello che vediamo è – come sempre – solo tanta confusione e botta e risposta sotto forma di comunicati. La Regione vuole centralizzare la gestione dei rifiuti, ma Comune e Città metropolitana si oppongono. E poi? E poi la tanto annunciata discarica di Melicuccà (sistema comunque obsoleto e affatto risolutivo) è scomparsa in un nulla di fatto, per via della resistenza di Sindaci e cittadini e dei ricorsi vinti. Quella che era stata spacciata come soluzione, in campagna elettorale, si è rivelata solo un fallimento. Termovalorizzatore? E’ come bestemmiare! Tipo l’Innominato. Il “Fulgenzio Crisantemi” de “L’Allenatore nel pallone”. Il Sindaco di Roma Gualtieri ne ha annunciato un altro per la capitale, che ha risposto presente in un sondaggio recentissimo: l’84% dei romani lo vuole. In Lombardia ce ne sono 13, in Emilia 7. Da sole ne hanno più di tutto il Sud (6). In Calabria 1, a Gioia Tauro, in una zona industriale e poco abitata. Si vuole raddoppiare, Occhiuto l’ha annunciato, ma dovrà passare sul “corpo” dei tanti Amministratori che già si sono opposti. Sarà l’ennesima estenuante battaglia che allungherà i tempi e la burocrazia tutta italiana (a Gioia Tauro si parla di nuovo valorizzatore da oltre 20 anni).

In tutto ciò, a Reggio Calabria regna incertezza. Sì, perché abbiamo parlato di Teknoservice, ma non vi è sicurezza che rimanga. Non dimentichiamoci infatti che si resta in attesa della sentenza del Consiglio di Stato, che dovrà esprimersi sul ricorso vinto da Ecologia Oggi, altra società che aveva partecipato al bando di gara, perso proprio ai danni di Teknoservice. Per fortuna, quantomeno, la raccolta non si è mai fermata neanche per un giorno, ma ancora Reggio è in attesa di conoscere chi definitivamente la guiderà. Il cittadino reggino chiede soltanto, per l’ennesima volta, pulizia e decoro. Chiede controlli e chiede scelte coraggiose. Niente immondezzai e… niente roghi. E anche da par nostro speriamo tra qualche settimana di non dover cominciare nuovamente a raccontare di incendi qua e là… Per il resto, “buon viaggio” tra gli immondezzai di Reggio Calabria nella gallery in alto ricca di immagini, mentre in basso un video eloquente di due zone critiche: area dietro il Longhi Bovetto di Croce Valanidi e lungo vialone che conduce ai mercati generali di San Gregorio.

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