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Sacramenti e processioni: l’impegno della Chiesa nel contrasto alla ‘ndrangheta. Intervista a Lia Staropoli

Lia Staropoli, autore del libro “La santa setta”, ai microfoni di StrettoWeb: “Sinergia con Forze dell’Ordine azzera il rischio infiltrazioni”

Lia Staropoli, avvocato calabrese sin da giovanissima in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata, autore del libro “La Santa Setta – il potere della ‘ndrangheta sugli affiliati e il consenso sociale sul territorio” edito da Laruffa nel 2016,  giunto già alla terza edizione, alla vigilia di Pasqua spiega ai microfoni di StrettoWeb come la ‘ndrangheta tenta di strumentalizzare la religione e la fede e di come la Chiesa cerca di arginare il fenomeno.

In questo particolare periodo denso di manifestazioni religiose come le processioni e le c.d. “affruntate”, le chiediamo perché la ‘ndrangheta ha bisogno di infiltrarsi?

“La ‘ndrangheta ha bisogno di sembrare credibile sempre, perché il fattore determinante per ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra è proprio il consenso sociale. Senza il consenso sociale la mafia non potrebbe contare sull’omertà e sulla reticenza, e lo cerca ovunque persino nelle Chiese, nelle funzioni religiose con i c.d. “inchini” delle statue dei Santi. Ammantandosi di sacralità in zone prevalentemente di religione cattolica, boss e affiliati cercano il consenso della comunità religiosa, che attraverso la costante partecipazione li riconosce come confratelli. La ‘ndrangheta stipula alleanze tra ‘ndrine anche attraverso i sacramenti, come battesimi e cresime, ma anche matrimoni, tra giovani appartenenti a diverse ‘ndrine, oppure affilia i c.d.“contrasti onorati”, stipula alleanze anche attraverso le figure del “compare di anello” e dei testimoni di nozze. Ma anche tra diversi clan, ricordo un caso in cui un boss di cosa nostra figura come compare di anello al matrimonio di un boss della ‘ndrangheta. Ma vediamo anche come alcune ‘ndrine operanti nella provincia di Vibo Valentia si intrecciano con ‘ndrine della provincia di Reggio di Calabria attraverso più matrimoni tra i rispettivi affiliati. Abbiamo notizie di numerosi casi nei quali la mafia commissiona e dona in diverse Chiese quadri o statue raffiguranti opere sacre, talvolta si offre di finanziare dei fuochi d’artificio nelle feste padronali, o di altre donazioni in alcuni casi rifiutate dalla Chiesa in maniera eclatante, la cronaca è piena di questi esempi, la Chiesa ha cercato di individuare e di arginare questi fenomeni anche molto tempo prima della scomunica da parte di Papa Francesco”.

In che modo la Chiesa prima della scomunica ha tentato di arginare le infiltrazioni della ‘ndrangheta?

“Già nel 1989 la Cei sostiene che “la mafia è un vero e proprio “cancro” , una tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona”.  L’8 Marzo del 1992   Mons. Domenico Tarcisio Cortese, Vescovo della Diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea invia alle parrocchie un Direttorio, una sorta di circolare, che contiene delle disposizioni per allontanare la ‘ndrangheta dalle feste religiose, mentre a livello nazionale nel 1993 Papa Giovani Paolo II nel suo discorso nella Valle dei Templi in provincia di Agrigento, rivolgendosi ai mafiosi grida più volte: ‘Convertitevi!!!’  Condannando con fermezza la mafia. Lo stesso giorno incontrò i genitori del Beato Rosario Livatino, giudice ammazzato dalla “stidda” il 21 settembre 1990.  Nel 2007 a Falerna al Convegno “ E’ cosa nostra : una pastorale ecclesiale per l’educazione delle coscienze in contesti di ‘ndrangheta” Mons. Giancarlo Maria Bregantini dichiara ‘Annuncio e denuncia hanno sempre bisogno di segni concreti, visibili, chiari e forti nella testimonianza. Nulla di più dell’esempio oggi convince la nostra gente’ richiamando un documento dell’ottobre 2002 nel quale si chiede coraggio nell’amministrazione dei sacramenti e nella gestione delle feste popolari. Nel 2009  Monsignor Ligi Renzo invia alle parrocchie della diocesi Mileto – Nicotera -Tropea  un direttorio per chiedere l’allontanamento della ‘ndrangheta dalle feste religiose.  Nel 2009  Monsignor Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI , illustrando il documento Cei del 10 Novembre prima dell’approvazione da parte dei vescovi riuniti ad Assisi dichiara:  ‘Non c’è bisogno di comminare esplicite scomuniche in quanto chi vive in queste realtà facendo parte di queste organizzazioni , già automaticamente è fuori dalla Comunione e dalla Chiesa anche se si ammanta di religiosità’. Subito dopo l’operazione antimafia denominata “Crimine” da parte della DDA di Reggio di Calabria, il 16 luglio del 2010 Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini Vescovo di Locri Gerace, scrive una lettera aperta a coloro che hanno fatto del Santuario della Madonna di Polsi il centro di incontri illegali. Questi sono solo alcuni esempi degli interventi della chiesa prima della scomunica”.

Cosa accade dopo la scomunica?

“Il 21 giugno 2014  Papa Francesco a Sibari scomunica la ‘ndrangheta: ‘la ‘ndrangheta è adorazione del male e disprezzo del bene comune, un male che va combattuto e allontanato anche dalla Chiesa’. Tuttavia il 5 luglio 2014, qualche settimana dopo, ad Oppido Mamertina il Maresciallo dei Carabinieri Andrea Marino abbandonava la processione che fa “inchinare” la statua della Madonna verso la casa del boss. Anche stavolta è un susseguirsi di interventi ufficiali da parte della Chiesa e di episodi, anche se molto più sporadici, di infiltrazioni.  Nel 2015 Monsignor Luigi Renzo pubblica la “Magna Carta” il direttorio che fissa le regole per lo svolgimento delle manifestazioni religiose. Ma il 5 agosto 2018 i Carabinieri della Stazione di Zungri (VV) intervengono per bloccare la processione per ragioni di ordine pubblico proprio perché notano il boss del paese intento a portare in processione il quadro della Madonna. Mentre viene documentata nell’inchiesta a firma del giornalista Giuseppe Baglivo, la partecipazione alla c.d. “Affruntata” di Vibo Valentia nel 2019 di soggetti ben noti alle Forze dell’Ordine e coinvolti nell’operazione denominata “Rinascita Scott” e in altre importanti operazioni”.

Quali interventi si rendono necessari secondo Lei?

“Nel settembre 2021, la Conferenza Episcopale Calabra sottoscrive e diffonde delle linee guida per favorire un’azione comune di clero, consacrati e laici nel contrasto alle mafie e per la promozione della cultura della legalità. Regolando ogni aspetto in maniera molto dettagliata. Premesso che a causa di alcuni pochissimi religiosi notoriamente vicini alla ‘ndrangheta, e mi riferisco ad  intercettazioni contenute in alcune delle più importanti operazioni antimafia, ma anche altre gravissime frequentazioni rese note dalla stampa, trovo assolutamente inopportuno generalizzare. Nel mio libro ho citato diversi religiosi che contrastano la ‘ndrangheta con grande umiltà nelle roccaforti della ‘ndrangheta, come Don Nino Vattiata, attualmente Parroco di Joppolo (VV),  più volte minacciato, ha subito anche atti intimidatori gravi, ma non ha mai smesso di impegnarsi gratuitamente e costantemente contro il potere della ‘ndrangheta in ogni sua forma, un parroco sempre accanto agli “ultimi” e agli indifesi. Se si sceglie di vivere coerentemente con i principi del Vangelo non si rischia di legittimare con le proprie azioni od omissioni personaggi vicini alla mafia. A mio modesto parere solo la conoscenza del territorio da parte dei religiosi e la sinergia con le Forze dell’Ordine azzera il rischio di infiltrazioni da parte della ‘ndrangheta nelle manifestazioni”.