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Abbattimento cinghiali a Reggio Calabria, Ancora Italia: “ordinanza comunale è un buco nell’acqua”

cinghiale a reggio calabria

Ancora Italia – per la sovranità democratica critica l’ordinanza di abbattimento cinghiali emessa dal Comune di Reggio Calabria

“Partita a spron battente quale risolutrice del problema dei cinghiali sul territorio urbano, l’ordinanza del f.f. Brunetti appare più un pomposo proclama che scarica le responsabilità ad altri Enti, piuttosto che uno strumento volto alla risoluzione del problema”. E’ quanto scrive in una nota stampa il partito Ancora Italia – per la sovranità democratica, in merito all’ordinanza sull’abbattimento dei cinghiali emessa dal Comune di Reggio Calabria. “A seguito di una segnalazione da parte della Polizia Metropolitana di Reggio Calabria – prosegue il comunicato stampa – , che ha riscontrato alcune tracce di cinghiale in località Arghillà nei pressi del parco Ecolandia, il sindaco f.f. Paolo Brunetti ha ritenuto di emanare un’ordinanza contingibile ed urgente a tutela della salute e dell’incolumità pubblica per l’abbattimento degli stessi. Esattamente la n. 7 del 03.03.2022. Dalla lettura della suddetta Ordinanza appaiono, fin dalle prime righe, ovvie incongruenze e “leggerezze” che metterebbero, se eseguite alla lettera, in concreto pericolo la cittadinanza che nell’ordinanza si pretende di salvaguardare”.

“Tanto per cominciare – precisa Ancora Italia – nella citata ordinanza si annoverano i cinghiali quali “animali pericolosi ai sensi della legge 157/92” che, per inciso, è la legge quadro sulla caccia. Dalla disamina della stessa non appare in alcuna sua parte tale definizione ne tantomeno vi è alcun passaggio che definisca i cinghiali animali finanche nocivi. Unico riferimento agli ungulati selvatici viene fatto all’articolo 18 della succitata legge laddove si richiamano le specie cacciabili ed i relativi periodi di attività venatoria. La Regione Calabria ne è bene a conoscenza tanto è vero che, a seguito dell’esplosione demografica dei cinghiali in Calabria degli ultimi anni, nel tentativo di contenerne il numero, si è introdotto l’abbattimento selettivo, una pratica finalizzata al controllo demografico che viene effettuata obbligatoriamente da cacciatori professionisti che, opportunamente formati mediante specifiche tecniche e particolari protocolli di sicurezza, sono in grado di ridurre il numero della popolazione ungulata riportandola a cifre contenute”.

“Non è pensabile improvvisarsi selettori come invece si pretende nell’ordinanza sindacale che ordina alla Polizia Metropolitana l’abbattimento dei cinghiali in spregio alla legge prevede l’intervento, per tale attività, di selettori professionisti al fine di garantirne la sicurezza nell’esecuzione di tale attività – prosegue la nota – . Senza entrare nel merito di studi balistici e traiettorie pericolose percorse da eventuali proiettili vaganti, che da soli basterebbero a creare il pericolo concreto richiamato in premessa, va considerato che la sicurezza nell’esecuzione degli abbattimenti appare un concetto estraneo nell’ordinanza sindacale del f.f. Brunetti che, semplicemente, non la prevede; demandando la responsabilità, come per tutte le altre attività richiamate nella stessa Ordinanza, ad altri”.

“Altro punto dolente di questa Ordinanza “creativa”, è la totale mancanza di  dialogo istituzionale con l’Ufficio veterinario dell’A.S.P. che accerta e certifica lo stato dei capi abbattuti, stabilendo se gli stessi siano o meno portatori di patologie trasmissibili all’uomo. Certamente non basta che un cinghiale scorrazzi tra i rifiuti per decretarne la contaminazione con agenti patogeni trasmissibili all’uomo e non è certamente il Sindaco a stabilirne l’anamnesi, ma piuttosto il veterinario dell’Azienda Sanitaria Provinciale. Per non parlare dell’obbligo della distruzione delle carcasse dei cinghiali abbattuti, una responsabilità istituzionale che fa capo all’Ufficio di Sindaco, anche se facente funzioni, nella sua qualità di autorità sanitaria locale, che deve disporne la distruzione. Anche tale previsione è assente, come altro, nell’ordinanza”.

“Infine, ma non meno importante, anche nell’ipotesi in cui all’abbattimento degli ungulati infetti fosse prevista, in alternativa, la loro cattura, il puntiglioso f.f. Brunetti, “dimentica” che sovente è sempre il comune a disporne la procedura mediante un disciplinare tecnico che può prevedere gabbie o recinti di cattura; ma di tutto ciò, il Sindaco f.f. di Reggio Calabria, Paolo Brunetti, non fa menzione alcuna nella propria ordinanza, limitandosi a imporre che “nell’esecuzione delle attività siano garantite le condizioni di sicurezza per i cittadini, liberando da ogni responsabilità il Comune di Reggio Calabria per eventuali incidenti e/o danni a persone o cose che si potessero verificare prima, durante e dopo lo svolgimento degli interventi succitati””, conclude il comunicato.