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Reggio Calabria, al Cedir ancora disservizi idrici: resta drammatica condizione del Tribunale nonostante gli annunci dell’Amministrazione Comunale

cedir reggio calabria

L’Assessore Albanese aveva comunicato la riparazione del guasto ad una vecchia pompa che generava i noti disagi, ma questa mattina la situazione è rimasta identica a quella del passato con gravi disagi registrati da utenti e dipendenti

Questa mattina gli uffici del Cedir sono rimasti ancora una volta senz’acqua. Nonostante la nota dell’Assessore al Comune di Reggio Calabria Rocco Albanese, pubblicata nella giornata di venerdì, che annunciava il completamento dei lavori per il ripristino della normale erogazione idrica nell’area, al rientro dopo le giornate feriali di Pasqua i dipendenti hanno trovato la medesima situazione di disagio registrata in passato. Una drammatica realtà che quindi smentisce la propaganda degli amministratori pubblici locali, i quali forse con troppa fretta hanno trasmesso la notizia della riparazione. Con un “grande lavoro messo in campo dai tecnici di Castore” e anche “del personale dei Vigili del Fuoco, che hanno fornito tramite autobotte circa 200 mila litri di acqua agli uffici del Cedir” il problema causato dal guasto ad una vecchia pompa sarebbe dovuto già essere eliminato. E invece non è così, da come segnalano alcuni dipendenti, ormai afflitti dalla costante situazione incresciosa.

E’ infatti impensabile che un tribunale italiano, luogo in cui vengono ospitate ovviamente centinaia di persone, molte delle quali provenienti da altre città della nostra penisola, non abbia acqua da diverso tempo e gli enti preposti non riescano a risolvere il disagio. Un ambiente così importante per una società civile, fornito di aule per le udienze civili e penali del Tribunale di Reggio Calabria, ma anche sede di molti uffici del Comune e della Protezione Civile, è inconcepibile che faccia registrare tali mancanze. Il contesto non più insostenibile, la speranza è quella di poter scongiurare una volta per tutte i gravi inconvenienti a cui sarebbero sottoposti gli utenti e i dipendenti, esausti dalla condizione di enorme difficoltà con la quale sono costretti a convivere per diverse ore al giorno.