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Ucraina: “nessun morto nell’attacco al teatro di Mariupol”

distrutto teatro mariupol

Secondo fonti ucraine ci sarebbe soltanto qualche ferito grave, mentre 130 persone sono uscite vive dalla struttura

Era stato fatto inizialmente molto clamore, ma alla fine l’attacco al teatro di Mariupol non ha prodotto alcun morto. La notizia è stata riferita dalle autorità locali. In precedenza era infatti stato comunicato che 130 persone erano uscite vive dalla struttura, bombardata dalle truppe di Vladimir Putin nonostante dall’alto fosse ben visibile la scritta “deti” (“bambini”). Secondo Lyudmyla Denisova, commissario dell’Ucraina per i diritti umani, nel bunker antiaereo situato nei sotterranei del teatro sono comunque ancora chiuse 1.300 persone (l’Ong Human Rights Watch parlava invece di 500 civili), che i soccorritori stanno cercando di far uscire sgombrando l’area dalle macerie. Una dichiarazione che probabilmente vuole anche rispondere indirettamente alle perplessità sollevate da più parti sulla totale assenza di immagini dei sopravvissuti che vengono estratti dalle macerie del teatro. Fonti russe dichiaravano addirittura che quel luogo fosse utilizzato come base dalla truppe del Battaglione Azov. Ad oggi, nemmeno dei 130 civili che le autorità ucraine hanno sostenuto aver salvato poco dopo il bombardamento ci sono però video o fotografie.

L’Ong Human Rights Watch, da parte sua, ha precisato immediatamente di “non essere stato in grado di contattare telefonicamente nessuno a Mariupol il 16 marzo per determinare se i civili avessero lasciato il teatro immediatamente prima dell’attacco”, ma sicuramente nei giorni precedenti vi erano – a seconda delle testimonianze raccolte – tra i 500 e gli 800 civili. Che a questo punto non è chiaro se fossero ancora presenti o meno nel bunker, e quanti fossero. Ciò che sembra ormai certo è, con l’ultima dichiarazione ucraina, è che non ci siano state vittime. L’attacco al teatro di Mariupol diventa a questo punto uno dei simboli della propaganda, che in questa guerra viene utilizzata sia da una che dall’altra parte come arma: gli ucraini per far pressione sull’opinione pubblica internazionale, e i russi per dipingere l’invasione come un'”operazione speciale” che mira proteggere la popolazione del Donbass afflitta dal genocidio.