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Ucraina, l’affondo di De Magistris: “l’Italia va in guerra ma non si deve sapere”

Luigi De Magistris

Luigi De Magistris si esprime in merito alla guerra in Ucraina ripudiando ogni conflitto, ma invita a non utilizzare due pesi e due misure: “le guerre vanno sempre ripudiate, non ci sono quelle belle e quelle brutte”

L’Italia va in guerra ma non si deve sapere, tutti zitti e buoni. Ma non avrete il silenzio di chi non condivide quello che fate“. L’affondo di Luigi de Magistris, candidato alla presidenza della Regione Calabria nelle scorse elezioni, in merito ai recenti sviluppi della guerra fra Russia e Ucraina. “La priorità – sostiene De Magistris in una nota – è fermare subito la guerra, soprattutto per il popolo ucraino che sta subendo una sofferenza inaudita ed inaccettabile. Chi è pacifista è contro la guerra, sempre. Le guerre sono quasi sempre illegali ed in violazione del diritto internazionale. Lo sono state le guerre in Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, ex Jugoslavia: le guerre scatenate dalla Nato. Illegale è ovviamente la guerra scatenata nel cuore dell’Europa da Putin“.

L’ex sindaco di Napoli afferma che “se si vuole isolare chi ha usato l’orrore della guerra, lo si fa con le armi della non violenza, della diplomazia e della politica. Come sta cercando di fare la Cina, che ha condannato la violazione della sovranità nazionale dell’Ucraina da parte della Russia, ma ha anche stigmatizzato la condotta dell’Occidente che non ha considerato le preoccupazioni della Russia circa l’espansione della Nato fino ai suoi confini, e ha bollato come illegittime le sanzioni perché non decise dall’Onu. Una lezione di diritto internazionale. Ed allora l’Occidente, in particolare Francia e Germania, sostengano con forza i fragili negoziati in corso tra russi ed ucraini. Si può e si deve assolutamente trovare una soluzione“.

De Magistris auspica la convocazione di “una conferenza internazionale immediata tra russi ed ucraini, con Onu ed Unione Europea al tavolo, con la mediazione della Cina, per un immediato cessate il fuoco, per corridoi umanitari e soccorsi alla popolazione, il riconoscimento dell’Ucraina come Stato europeo, aperto e neutrale, perno della costruzione della nuova sicurezza in Europa e ponte di pace verso la Russia, senza il suo ingresso nella Nato, ed autonomia vera e piena ai territori del Donbass. I popoli intanto si devono mobilitare per la pace contro la guerra e spingere gli Stati a negoziare la fine delle ostilità. Bisogna porre fine alla guerra non con le armi, ma con il dialogo, la diplomazia e le proposte politiche. Mi riconosco nel pensiero di Papa Francesco, di Gino Strada, di Gandhi, di Mandela, di Madre Teresa di Calcutta. Non sto invece con Putin, con la Nato, con chi invia armi e ci sta in maniera irresponsabile trascinando in guerra“, conclude l’ex primo cittadino partenopeo.