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Reggio Calabria aspetta il progetto Campus Agàpi, Zimbone: “sviluppo di ricerca e progetti per creare impresa e fermare emigrazione dei giovani laureati”

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L’Università Mediterranea ha partecipato a un bando dell’Agenzia per la Coesione da 90 milioni di euro, ha superato la prima fase ed è ora in attesa di successive valutazioni

Un’area ormai abbandonata da troppo tempo che sarà rigenerata e porterà lavoro in una terra in cui ne c’è grande necessità. L’ex polo industriale delle Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato a Saline Joniche, dismesse nel 1989, sarà sostituito da Agàpi, un distretto dell’innovazione per sviluppare la cooperazione tra l’Università Mediterranea di Reggio Calabria ed altri enti di ricerca, aziende nazionali e internazionali e imprese del territorio. Le nuove tecnologie supporteranno la filiera agroalimentare, quella dell’energia e del rischio sismico e idrogeologico, compresa la medicina digitale, strategie per le smart city e la mobility transformation.

L’ateneo reggino sta lavorando al progetto già da alcuni anni, intende trasformare quel sito in un centro d’eccellenza unico nel suo genere, un nuovo ecosistema dell’innovazione in un’area urbanistica marginalizzata: “un tratto di costa incontaminato, un’area vasta della Calabria greca dove un tempo si raccoglieva il sale dello Jonio e si coltivavano bergamotto e gelsomini. Alle spalle il parco dell’Aspromonte, di fronte la Sicilia e i fenicotteri rosa nei laghetti del pantano”, la descrive il Sole 24 Ore. Quell’area, rimasta prosciugata e deturpata è tristemente nota per le vicende della vicina ex Liquichimica, un impianto per la produzione di bioproteine da cui si volevano ricavare mangimi. Aprì nel 1974 e chiuse dopo qualche giorno, con 750 operai che rimasero in cassa integrazione per oltre un decennio.

L’Università Mediterranea ha partecipato a un bando dell’Agenzia per la Coesione da 90 milioni di euro. Ha superato la prima fase ed è ora in attesa di successive valutazioni. “Vogliamo sviluppare ricerca e progetti per favorire la creazione d’impresa. Con il risultato di frenare l’emorragia di giovani laureati che abbandonano il nostro territorio per trovare occupazione fuori regione – spiega il rettore Marcello Zimbonecreando le condizioni per consentire a coloro che sono già andati via di tornare con il loro bagaglio di esperienza. In 36 mesi possiamo cambiare il destino di una delle aree più depresse d’Italia per tasso di occupazione e di reddito pro capite. Ma paesaggisticamente insuperabile. Abbiamo già stipulato il preliminare d’acquisto del sito e delle strutture”. Adesso il progetto può ridare vita a quell’area: il nome del campus è Agàpi, da “agapáô”, che in greco significa amare. “Ed è proprio un atto d’amore che l’università vuole dedicare al territorio e ai suoi giovani”, aggiunge Zimbone. Ma Agàpi è anche l’acronimo di Area Grecanica Advanced Platform for Innovation.

Oltre 40 sono i partner dell’iniziativa. Il Sole 24 Ore nomina: “l’Agenzia spaziale italiana, l’università di Bologna, quella di Trento, la Federico II di Napoli, la Sapienza di Roma, l’istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il politecnico di Bari e l’università dell’Arizona con il suo Space systems engineering lab. E fra le grandi imprese Tim, Ntt Data, Consorzio Elis. In rappresentanza del territorio calabrese, la Fabbrica di liquirizia Amarelli, Caffè Mauro, De Masi Industrie meccaniche, Giacinto Callipo Conserve alimentari, Omnia Energia”. Per tutte è garantito l’accesso privilegiato ai talenti formati dalle università partecipanti e flessibilità dei costi logistici e di altri servizi messi a disposizione dal campus in ottica smart working e south working.

Fra gli obiettivi di Agàpi, 400 assunzioni nei primi 4 anni e 300 opportunità per ricercatori di nuove startup e spinoff che saranno inclusi in un ecosistema con elevata possibilità di scambio di idee, competenze, collaborazioni per trasferire progetti e prodotti. All’interno è prevista la creazione di un’Academy per percorsi formativi mirati alle esigenze del territorio e a quelle delle aziende partner. “Gran parte degli edifici esistenti sarà recuperato e alcuni, anzi, potranno essere ripristinati in brevissimo tempo. Il progetto insomma – conclude il rettore Zimbone – è pronto a essere messo a gara”. Da tutto ciò ne avrà beneficio tutto il comprensorio di Saline Joniche, compreso il porto, realizzato negli anni ‘70 a servizio di un polo industriale mai nato. Il tutto è finanziato dal Pnrr, come dimostrato durante la visita del ministro Maria Cristina Messa lo scorso novembre, quindi ci sono tutti gli elementi per la realizzazione del progetto.