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Reggio Calabria: iniziativa del Circolo “L’Agorà” su “la Questione nazionale italiana, tra vincoli esterni e sudditanza euro-atlantica” | VIDEO

Reggio Calabria: Francesco Labonia, componente della redazione della rivista  “Indipendenza” e del direttivo dell’omonima associazione, nel corso del suo intervento ha analizzato la “Questione nazionale italiana, tra vincoli esterni e sudditanza euro-atlantica”

Il relatore, Francesco Labonia, componente della redazione della rivista (cartacea) “Indipendenza” e del direttivo dell’omonima associazione, nel corso del suo intervento ha affrontato in linea generale i punti apicali dello scenario geopolitico dal secondo dopoguerra alla Guerra Fredda, soffermandosi in modo più approfondito sui cambiamenti prodottisi dopo la fine della stessa, con l’apertura di una nuova fase in essere sino ai giorni nostri.Le crisi del combinato disposto UE-euro, innervate su direttive e vincoli austeritario-depressivi in campo economico-sociale, in assenza di sovranità monetaria, sono l’esito di una razionalità geopolitica strategica nordamericana di vecchia data e di lungo respiro (approdo ad un Mercato Unico Europeo prima e Transatlantico poi). Obiettivo: tutti ‘dentro’ e, soprattutto, la Germania ‘sotto’. Nella fase del processo d’integrazione europea post “Guerra Fredda” da Washington ci si è preoccupati, con il sostegno interessato di Parigi, di tenere dentro, più strettamente di prima, una Germania inizialmente riottosa, ma poi convinta ad entrare nel sistema di regole attivato con Maastricht (1992) e nell’euro grazie alle deroghe e alle conseguenti rendite di vantaggio che le sarebbero derivate nel suo sviluppo commerciale nella concorrenza con Paesi dall’economia a lei simile (Italia in primis). Lo scardinamento delle sovranità è avviato con i cosiddetti debiti sovrani, da trasformare da “pubblici” in “esteri”. Perché da pubblici divenissero esteri (cioè appannaggio di soggetti il più possibile esterni) ed inestinguibili, era necessario eliminare sovranità monetaria e protezionismo finanziario, per cominciare. Quindi sottrarre il controllo sulla propria Banca centrale non più prestatrice d’ultima istanza; smantellare i controlli di politica valutaria e del credito; vanificare un’autonomia d’indirizzo economico. Costretto a finanziarsi sui mercati esteri ogni Stato alza i tassi d’interesse per rendere appetibile l’acquisto dei propri titoli ed il ricorso ai derivati (titoli tossici), immessi sul mercato prevalentemente da banche d’affari USA, concorre ad alimentare spirali debitorie strutturali e senza fine. Da qui il sistema vincolistico recessivo con tagli alla spesa pubblica (pensioni, istruzione, sanità, ecc.), compressioni reddituali e del tenore di vita generale, tassazioni crescenti, implosioni di imprese, licenziamenti e non occupazione, cancellazione di diritti, crollo della domanda interna, dismissione di beni pubblici e del controllo di Stato in settori strategici, banche che erogano con il contagocce crediti a famiglie ed imprese, preferendo la più remunerativa speculazione a danno degli stessi Stati. Il contenimento progressivo della Germania in ascesa come potenza regionale lo si inizia a perseguire già agli inizi degli anni Novanta tramite guerre nei Balcani e nel mondo arabo. L’apice è raggiunto con il colpo di Stato eterodiretto da Washington in Ucraina (2014). Il fine: ‘contenere’ la Germania nella UE, rompere la sua spinta espansiva commerciale ad Est e determinare, attraverso il meccanismo progressivamente sanzionatorio nei confronti di Mosca, un corto circuito anche nel suo approvvigionamento energetico per il tramite del nuovo gasdotto Nord Stream 2: insomma, una nuova Cortina di Ferro, un nuovo Muro in funzione sì anti-russa ma anche anti-tedesca.  Il relatore quindi, correlando i recenti accadimenti in Bielorussia e Kazakistan, si è soffermato sulla reviviscenza della crisi in Ucraina, non mancando di sottolineare implicazioni e ripercussioni anche per l’Italia e correlati aspetti della sua condizione di subalternità (Trattato cosiddetto del Quirinale con la Francia).

A vedere l’essenza dei Trattati europei (Maastricht, Lisbona, Two Pack, Fiscal Compact, MES) e del Patto di Stabilità emerge il non senso economico dei relativi vincoli ed obblighi, lo scardinamento delle sovranità nazionali, la devastazione dei diritti e delle condizioni sociali dei più. Questo processo d’integrazione, se partiamo dal 1979 con il Sistema Monetario Europeo, data più di trentacinque anni. In questo lungo arco di tempo nessuna correzione di rotta. Anzi, ogni Trattato ha indurito l’indirizzo di cui sopra. L’Unione Europea (UE), filiazione della Comunità Economica Europea (CEE), sta agendo in sinergia con organismi come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ed in scia dell’invasiva (geo)politica USA. Chi sostiene che l’euro sia un «errore politico e tecnico», fuorvia. Evoca l’idea di una correzione possibile della UE e non ne coglie natura e obiettivi costitutivi. Le crisi nella UE sono l’esito di una razionalità geopolitica strategica nordamericana di vecchia data e di lungo respiro (approdo ad un Mercato Unico Transatlantico, il TTIP). Per il tramite della compagnia di giro UE-BCE-FMI, si investe su uno sconquasso di enormi proporzioni, senza precedenti nella Storia per spazialità ed intensità, al fine di acquisire enormi vantaggi produttivi e commerciali sugli alleati/subalterni europei, prevenirne crescite competitive, consolidarsi come potenza centrale nell’arena globale. Insomma, crisi indotte in un contesto di confliggenza infra-atlantica (principalmente USA/Germania) e su scala planetaria (con Paesi come Russia, Cina, India, Brasile, Sudafrica), con Washington che brama il XXI° come il “secolo americano”. Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme dei Social Network presenti nella rete, a far data dal 18 marzo.

FRANCESCO LABONIA