fbpx

Reggio Calabria: il resoconto della seconda giornata organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà” sul tema “La pandemia nella letteratura” – VIDEO

Reggio Calabria: viaggio nelle epidemie attraverso la letteratura. Dall’antichità ai giorni nostri come storici, poeti o scrittori hanno descritto le grandi epidemia del loro tempo

Nel corso della seconda giornata di studi, sulle complesse dinamiche delle guerre batteriologiche e delle pandemie è stato trattato il tema “La pandemia nella letteratura”, argomento analizzato da Antonino Megali (vice presidente del Circolo Culturale “L’Agorà”).Le grandi epidemie hanno accompagnato importanti passaggi storici, favorito la decadenza di alcune civiltà, imposto trasformazioni al lavoro e all’economia. In un momento di forte preoccupazione nella comunità nazionale per il diffondersi del Covid-19, può essere interessante riattraversare altri momenti, forse più drammatici dell’attuale, in cui le parole epidemia, contagio, quarantena risuonavano minacciose, trasformando il modo con cui gli uomini consideravano la loro vita. Partendo dai tempi più antichi, è frequente la presenza della pestilenza quale manifestazione della collera di Dio. Ci sono evidenze di ciò già nei poemi omerici e in particolare nell’Iliade, con la peste scagliata dai dardi del Dio Apollo a seguito della supplica del sacerdote troiano Crise. Nei testi religiosi, le epidemie sono presenti soprattutto nella Bibbia e, in particolare, nell’Antico Testamento. Oltre ad alcuni passi contenuti nel libro dei Numeri quali la pestilenza che colpisce gli ebrei al ritorno degli esploratori da Canaan o dopo la rivolta di Korach. Lo storico greco Tucidide nel II libro de “La guerra del Peleponneso” narra la pandemia che colpì Atene nel 430 a.C., precisando che la peste nera ebbe il suo centro in Etiopia e successivamente si diffuse prima in Egitto e in seguito in Grecia attraverso il porto del Pireo, e tale pandemia ebbe una durata di quasi quattro anni, mietendo 75mila vittime.Su cosa fosse di preciso questa “peste”, però, gli studiosi sono a tutt’oggi divisi: i sintomi, che Tucidide descrive dettagliatamente nel secondo libro della sua Guerra del Peloponneso, sono infatti riconducibili al vaiolo, ma anche al tifo e al morbillo. A prendere ispirazione dal racconto di Tucidide sarà poi un altro grande esponente della letteratura classica, il romano Lucrezio, vissuto nel I secolo a.C. e autore del rivoluzionario De rerum natura, in cui descrive la peste che colpì Atene come “un morbo e flusso mortifero che sparse i campi di cadaveri, devastò le strade e vuotò la città di abitanti”.

Nella tragedia EDIPO RE, Sofocle descrive la pestilenza che colpì i cittadini di Tebe che implorarono l’aiuto del Re Edipo per bloccare una malattia che viene rappresentata come una punizione divina per l’assassinio del re Laio.Anche il mondo romano e bizantino si troveranno ben presto ad affrontare delle gravi epidemie, come la peste antonina (tra il 165 e il 180) hanno parlato diffusamente gli storici Cassio Dione e, soprattutto, Ammiano Marcellino mentre della devastante peste di Giustiniano (541-544 e con ondate nei due secoli successivi) si è occupato lo storico Procopio di Cesarea (490-560)nella sua opera “Storia delle guerre” racconta da testimone oculare l’epidemia riportando che nella sola Costantinopoli la malattia fosse in grado di uccidere circa 10000 persone al giorno.Il cosiddetto “morbo di Giustiniano”, poi, ebbe pesanti conseguenze anche sulla guerra gotica (535-553 d.C.), permettendo agli Ostrogoti di occupare la penisola italiana, già travolta dalla malattia. Secondo lo stesso Procopio, infatti, nel 546 d.C. la città di Roma rimase quasi priva di abitanti per alcuni mesi: e questo perché Totila, re degli Ostrogoti, decise di deportare in Campania i – pochi – cittadini sopravvissuti alla peste. Intorno al 1346 l’intera Europa venne devastata dalla peste nera, proveniente dall’Asia centrale e due anni dopo circa si diffuse anche in Italia e testimone di tale pandemia fu Giovanni Boccaccio che ci tramando quella tragedia nella sua opera il “Decamerone”(composto, pare, proprio fra il 1349 ed il 1353) il poeta fiorentino narra la storia di dieci giovani che decidono di allontanarsi da Firenze per dieci giorni, nella speranza di sfuggire al contagio. Nel XVII secolo, però, la peste tornò a terrorizzare l’Italia: il morbo si diffuse, infatti, nel settentrione (e soprattutto nel Ducato di Milano), uccidendo circa un milione di persone fra il 1629 ed il 1633. Pur non essendo mai stata classificata come una pandemia – vista la sua contenuta espansione geografica, che arrivò però ad interessare anche il Granducato di Toscana e la Svizzera. Tali aspetti pandemici vengono trattati da Alessandro Manzoni che, sia ne“I promessi sposi” sia nel saggio storico “Storia della colonna infame” narra della peste che colpì Milano nel 1630.Il relatore ha concluso il suo intervento analizzando alcuni aspetti del romanzo di Albert Camus”LaPeste”, pubblicato nel 1947. Tenuto conto dei protocolli di sicurezza anti-contagio e dei risultati altalenanti della pandemia di COVID 19 e nel rispetto delle norme del DPCM del 24 ottobre 2020 la conversazione sarà disponibile, sulle varie piattaforme dei Social Network presenti nella rete, a far data dall’11 marzo.