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Reggio Calabria, domani al MArRC la narrazione-evento per raccontare la storia e il ritrovamento dei Bronzi di Riace

bronzi di riace Foto di Salvatore Dato / StrettoWeb

Reggio Calabria, al MArRC Castrizio, Cama e Autellitano insieme per “Magnagrecàntico”: domani la narrazione-evento per raccontare la storia e il ritrovamento dei Bronzi di Riace

Appuntamento domani pomeriggio alle 17.00 al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria con “Magnagrecàntico sui Bronzi di Riace”, un momento di riflessione culturale sulle due statue a cura del prof. Daniele Castrizio, con l’accompagnamento di canzoni e narrazioni del musicantore Fulvio Cama e un filmato, prodotto dal grafico Saverio Autellitano, quale sottofondo visivo e come spiegazione per immagini le teorie scientifiche, le narrazioni e i canti. L’incontro è promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria, presieduto da Rosita Loreley Borruto.

”Sarà un’occasione straordinaria per approfondire la conoscenza sui guerrieri che tutto il mondo ci invidia e trascorrere un momento piacevole di narrazione culturale che non si ferma al dato scientifico, ma abbraccia i saperi musicali e artistici per coinvolgere a 360 gradi gli ospiti del Museo. Ringrazio i protagonisti di questo viaggio nell’antichità, certo che il pubblico del MArRC non perderà l’occasione di partecipare”. Commenta così il Direttore Malacrino l’evento che si inserisce all’interno della più ampia programmazione di marzo per le celebrazioni del Cinquantesimo anniversario della scoperta dei Bronzi di Riace.

”Si tratta di una sorta di “archeologia educativa” avente come caratteristica la gestione in prima persona degli stessi archeologi degli obiettivi educativi, sociali e culturali – spiega l’archeologo Castrizio.  In contrasto con una valorizzazione dei beni archeologici e culturali in genere legata alla mera fruizione visiva, con schede tecniche che “parlano” solo agli addetti ai lavori, la nuova “archeologia pubblica” intende fornire una nuova narrazione della Storia e dell’Archeologia, che, utilizzando tutti gli strumenti che la mente può immaginare, dalla computer grafica alla musica, dall’enogastronomia alla danza, dai fumetti ai film, dai documentari alle arti visive tradizionali, permettano di rendere fruibili e comprensibili i beni culturali di ciascun territorio, rispondendo così ai nuovi bisogni sociali di inclusione e di partecipazione culturale. In ultima analisi – conclude il professore – il fine ultimo che ci propone è quello di affermare il valore del patrimonio storico e culturale, legandolo alla possibilità di crescita civile ed economiche delle popolazioni che lo posseggono e lo custodiscono per i figli e i nipoti”. La partecipazione è gratuita fino a disponibilità dei posti.