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Conurbazione Messina e Reggio Calabria, la prof. Moraci: “fallita per assenza di visione strategica”

moraci ponte sullo stretto

L’Italia non ha compreso appieno che il “nodo dello Stretto è un punto di caduta e vulnerabilità per l’intero Mezzogiorno”, ne è un esempio emblematico la mancata realizzazione del Ponte di Messina

Una manciata di chilometri separano la costa siciliana da quella calabrese, ma Messina e Reggio Calabria appaiono molto più distanti di quanto lo siano in realtà. E’ quanto fa notare Francesca Moraci, urbanista di fama internazionale, docente alla Facoltà di Architettura dell’Università Mediterranea, con un curriculum ricco di esperienze prestigiose all’interno del Cda dell’Anas e delle Ferrovie dello Stato. “I fondi del Pnrr rischiano di essere usati adottando progetti sponda al solo scopo di rendicontare, secondo ovviamente le regole imposte dalla Unione europea. Questo accadrà perché manca la progettualità che deriva da una visione chiara e definita e dalla capacità di attribuire priorità agli investimenti”, è quanto la professoressa ha affermato nel corso di un’intervista a “Mediterrannei invisibili”, riportata sulle colonne odierne della “Gazzetta del Sud” del 13 marzo.

“La maggior parte delle attività promosse fino a oggi nell’area dello Stretto ha espresso una progettualità di conurbazione, non di sistema territoriale, talvolta anche lontana da una visione di relazione con il Mediterraneo. Quello che serve allo Stretto è una prospettiva a… scala europea che si possa sviluppare attraverso regole definite tra investimenti e scelte specifiche”, afferma Moraci. La professoressa chiede un cambio netto di strategia per risollevare le sorti dell’area metropolitana dello Stretto, ad oggi una realtà soltanto dal punto di vista geografico: “la necessità di mutare il paradigma culturale non è un altro slogan, serve realmente per scrollarsi di dosso i pregiudizi. Nello Stretto è stato quasi sempre anteposto ciò che è più conveniente a ciò che è giusto e queste scelte, ripetute nel tempo, hanno amplificato il divario: non un’incapacità solo strutturale, ma un’incapacità effettiva, che ha ricadute in termini funzionali”.

L’Italia non ha compreso appieno che il “nodo dello Stretto è un punto di caduta e vulnerabilità per l’intero Mezzogiorno”. E proprio la mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto è l’esempio più emblematico: “abbiamo passato più di 30 anni in emergenza, senza agire su un futuro che adesso è diventato passato. Oggi mancano una serie di condizioni, impossibili da recuperare, di cui mancano ormai le tracce. A questo si aggiunge la mancanza di conoscenza che distrugge il dialogo costruttivo. In questa situazione di ritardo, il Governo ci chiede di vare cose che avremmo dovuto realizzare vent’anni fa ed oggi sono quindi già vecchie. Verrebbe da gettarsi nello sconforto, ma non deve essere così. La posizione geografica di Messina e Reggio Calabria offre una grande porta di comunicazione che attraversa il tema dell’energia all’interno del sistema territoriale tra Europa ed Africa”.