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Per le imprese femminili in Calabria servono più investimenti mirati e più servizi. Nuovo report osservatorio di Confartigianato

Imprenditoria femminile in Calabria, la nota di Confartigianato

La pandemia da Covid-19 ha acuito i problemi femminili nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria. Il quadro emerge dal report “Donne, imprese e disparità di genere in Calabria” predisposto dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese Calabria.

Lo studio rileva che il 13% delle imprese femminili che popolano la nostra regione operano nel comparto artigiano. La maggior parte delle imprese femminili si trova in provincia di Cosenza. Mentre la percentuale maggiore tra imprese e imprese artigiane si rileva in provincia di Reggio Calabria.

Confrontando i numeri riferiti all’imprenditoria femminile artigiana del 2021 con quelli del 2019, l’anno antecedente allo scoppio della pandemia, si nota una difficoltà maggiore nel recuperare i numeri pre Covid-19 per la platea di giovani donne e per quelle che operano nel settore della manifattura. In più, bisogna tenere conto che tra le imprese registrate viene conteggiata anche la platea nascosta di imprese cessate, che in attesa di ristori, non hanno ancora chiuso.

La pandemia, quindi, ha cristallizzato ulteriormente le disparità tra uomo e donna. Nel 2021 in Calabria sono 5.828 le imprese registrate artigiane guidate da donne che operano per lo più nei settori dei servizi alla persona, dei servizi di pulizia, della moda e delle attività di ristorazione. In coda, invece, le attività professionali scientifiche e tecniche.  Di queste oltre 5 mila imprese, nello specifico, 969 sono gestite da giovani donne (15,6% del totale imprese femminili giovanili e 16,6% del totale imprese femminili artigiane) e 454 sono gestite da imprenditrice straniera (11,6% del totale imprese femminili straniere e 7,8% del totale imprese femminili artigiane).

Dai dati che emergono, appare necessario dover puntare sull’istruzione e la diffusione capillare sui territori di servizi di assistenza negli ambiti della conciliazione. Come i servizi per l’infanzia, asili nido. Si osservano infatti tassi di occupazione femminili più elevati proprio nelle realtà in cui c’è una maggiore diffusione di bambini che frequentano gli asili nido e di donne che hanno titoli di studio elevati (laurea e post-laurea).

In generale, infatti, la platea femminile affronta condizioni peggiori degli uomini in tutti gli ambiti del lavoro e conciliazione con quote superiori a quelle dei colleghi maschi di 14,5 punti per il tasso di mancata partecipazione al lavoro, di 3,9 punti per dipendenti con bassa paga e di 10,3 punti per part time involontario.  Ma il dato più preoccupante è quello della disparità del 31,8% tra la retribuzione media percepita dalle dipendenti donne rispetto a quella percepita dagli uomini. La disparità maggiore si registra nella provincia di Reggio Calabria.

Un gap, che, purtroppo, sembra molto poco meritocratico, dato che la quota di donne calabresi con almeno un diploma si attesta al 54,5% superando di 0,8 punti quella rilevata per gli uomini. Mentre quella di donne laureate si attesta al 27,8% superando di 14 punti quella rilevata per gli uomini. Ancora, quella di donne che hanno effettuato il passaggio all’università si attesta al 57,9% superando di 15,8 punti quella rilevata per gli uomini. Mentre quella di donne che partecipano alla formazione continua si attesta al 5,5% eguagliando il valore rilevato per gli uomini.

Dove, invece, le donne fanno peggio è nel mondo del digitale. In questo ambito, il gap si capovolge. La quota di donne con competenze digitali elevate si attesta al 12,3%. Una cifra che le pone al di sotto di 8,9 punti a quella degli uomini. Per quanto concerne invece le lauree in discipline STEM, per le donne si rileva una quota del 13,3%: inferiore 2,1 punti quella degli uomini.  Dati che, evidentemente, vanno a incidere anche sulla soddisfazione per il proprio tempo libero. Il report “Donne, imprese e disparità di genere in Calabria” predisposto dall’Osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese Calabria rileva infatti che le donne che esprimono livelli elevati di soddisfazione sono il 66,2%. Una quota inferiore di 2,1 punti rispetto a quella rilevata per gli uomini.

Numeri che pongono la Calabria in fondo alla classifica europea. La nostra regione presenta una quota di donne con titolo di studio laurea e post laurea inferiore di 17 punti rispetto all’Europa. Nel Continente, infatti, la percentuale è del 35,2%, mentre in Calabria appena del 18,2.  Si segnala una quota di donne occupate in percorsi di istruzione e formazione continua inferiore di 4,5 punti: 5,5% in Calabria a fronte del 10% europeo. Ancora, una quota di donne che abbandonano precocemente percorsi di istruzione e formazione superiore di 4,8 punti: 12,8% in Calabria, mentre il dato europeo è dell’8%. Appena lo 0,8% delle donne in Calabria è occupata nei settori tecnologici e ad alta intensità di conoscenza. Mentre il dato europeo è del 3,2%. Infine, mezzo punto in meno rispetto alla media europea, anche per la quota di donne occupate nell’ambito della ricerca e sviluppo: 1,2% contro l’1,7. Per capovolgere la situazione servono meno proclami e più investimenti mirati e reali.