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Parlamento italiano dà “ok” a invio armi in Ucraina: 25 i contrari e 12 gli astenuti

parlamento italiano Foto di Maurizio Brambatti / Ansa

Il voto dopo il discorso del premier Mario Draghi, che ha affrontato il nodo della crisi russo-ucraina

Dopo il Senato, anche la Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza e di Fratelli di Italia relativa alle comunicazioni del presidente del Consiglio Mario Draghi sul conflitto in Ucraina. Alcune parti della risoluzione sono state approvate all’unanimità, mentre su alcune altre sono state registrate posizioni diverse, assunte in particolare dai deputati di Alternativa che in alcuni casi hanno votato contro o sono astenuti. Per la precisione: tra i 25 voti contrari alla Camera all’invio di armi, contenuto nella risoluzione di maggioranza, ci sono 2 deputati di Fi, Matteo Dall’Osso e Veronica Giannone, e 3 della Lega: Vito Comencini, Matteo Micheli e Elena Murelli. Come riportano i tabulati d’aula tra i no anche quello di Nicola Fratoianni di Leu. I restanti sono tutti deputati di Alternativa, Misto e della componente Manifesta. Sono stati invece 12 gli astenuti nel voto sull’invio di armi, contenuto nella risoluzione di maggioranza. Tra questi 2 M5S, Sebastiano Cubeddu e Vittoria Casa, e anche Laura Boldrini del Pd. Inoltre ci sono Stefano Fassina, Erasmo Palazzotto e Maria Flavia Timbra di Leu. I restanti appartengono al Misto.

Prima del voto, in Aula alla Camera, si sono susseguite le dichiarazioni dei deputati. “Tra i primi a parlare, la leader di Fdi, Giorgia Meloni: “questo è il tempo del coraggio, della fermezza, di una risposta compatta a un’aggressione militare che non possiamo accettare – ha detto la presidente – . L’Italia non può che camminare al fianco dei suoi alleati. Da decenni guardiamo il mondo dall’unica angolazione che conosciamo la difesa dell’interesse nazionale italiano. Presidente Draghi – ha concluso Meloni rivolgendosi al premier – , se lei si dimostrerà capace di difenderlo, FdI farà la sua parte”.

Laura Boldrini ha fatto sapere di aver votato a favore della risoluzione sulla crisi ucraina ma di essersi astenuta dal votare il punto 3 che riguarda la cessione di mezzi militari a Kiev. “Ho votato a favore della risoluzione, perché ci voleva una reazione compatta e nella risoluzione c’è anche una netta condanna a quanto fatto da Putin – ha spiegato il deputato del Pd – . E ci sono anche altri punti che condivido, l’obiettivo della de-escalation militare, l’assistenza ai civili in Ucraina e l’accoglienza delle persone in fuga che arrivano in Italia, i richiedenti asilo, e la sospensione del Patto di stabilità”. “Però non ho votato a favore del punto 3, che prevede la cessione di armi e strumenti militari, su cui ho delle riserve – ha precisato l’ex presidente della Camera – perché è in contrasto con l’obiettivo della de-escalation, e poi non credo che questa crisi si risolva con una soluzione militare, non in un contesto di enorme sproporzione fra le parti in campo. È una crisi che si risolve per via politica e diplomatica, non per via militare”.