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Palmi: l’Istituto Pizi e Libera ricordano Valarioti, vittima di mafia

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Le parole anche del Procuratore del Tribunale per i Minori di Reggio Calabria, Dottor Roberto Di Palma che, rivolgendosi ai giovani presenti nella Sala Consiliare del Comune di Palmi, ha sollecitato delle risposte sul senso della vita, sul valore della ricerca, in ciascun essere pensante, di amore e felicità

“Aver ricordato un uomo che delle scelte le ha fatte, aiuterà forse voi a fare delle scelte corrette. Parlarne è il primo passo per rendere umano un fenomeno; la ‘ndrangheta vive, invece, di silenzi, di omertà, di paure, di cose non dette. Valarioti, invece, cosa ha fatto? Ha parlato, ha alzato la voce, ha denunciato. Voi che siete la realtà del futuro non potete permettervi di non parlare, di non denunciare: non bisogna cadere in quella forma di apatia, di non-presenza, di sentirsi sudditi dello Stato, ma sentirsi cittadini, assumendosi le proprie responsabilità. Crescere nella povertà culturale, anche economica e soprattutto di relazioni umane fa diventare l’individuo facile preda di un truffatore che gli farà fare lavori sporchi. Ma la solidarietà è il primo passo per sconfiggere l’isolamento e la noia, quei disagi giovanili che la scuola deve intercettare per dare a ciascun giovane il senso della propria vita. Questo è l’alto compito della scuola: non lasciare mai nessuno indietro, mai perdere uno studente. La solidarietà che si crea nel gruppo-classe vince su tutto”. Sono questi alcuni passaggi della relazione profonda del Procuratore del Tribunale per i Minori di Reggio Calabria, Dottor Roberto Di Palma che, rivolgendosi ai giovani presenti nella Sala Consiliare del Comune di Palmi, ha sollecitato delle risposte sul senso della vita, sul valore della ricerca, in ciascun essere pensante, di amore e felicità.

Si è concluso così, il 17 Marzo, l’attività di promozione del ricordo delle vittime della mafia, organizzato dall’Associazione Libera – Sezione Rossella Casini – di Palmi. Il ricordo della vitalità politica e sociale di Giuseppe Valarioti, trucidato l’11 giugno 1980, è legato a quel filo sottile che si dipana dalla memoria della Professoressa Carmela Ferro, sua fidanzata ai tempi del Liceo, e che adesso passa alle nuove generazioni, perché non dimentichino chi, ingiustamente, è stato offeso nella dignità umana con un truce e meschino delitto. “Peppe è diventato come un albero che si abbarbica in profondità con le radici e produce i suoi germogli quotidianamente”: questo il malinconico ricordo di Carmela Ferro.

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Alla presenza dei familiari di Giuseppe Valarioti, del Sindaco di Palmi, Avv. Giuseppe Ranuccio, del Coreferente Regionale Libera, Giuseppe Borrello, dell’Avvocatessa Teresa Famà, è stato proiettato il cortometraggio sulla biografia di Valarioti, ideato dalla Professoressa Maria Bonfiglio e realizzato dagli studenti di 3A e 3B del Liceo Classico.  Ripercorrendo la vita di Valarioti, da quando era studente al Liceo Classico “Pizi”, al Diploma, alla Laurea, alle ripetizioni private per aiutare la famiglia, all’incarico di Dirigente della Sezione del Partito Comunista, alla forte amicizia con Peppino Lavorato, fino al suo assassinio, gli alunni si sono calati nella realtà politica, culturale e sociale di Rosarno e della Calabria tutta degli anni Ottanta,  ricreandone ambienti, scenografie e costumi.

 “Un progetto vincente quello di riportare agli onori della cronaca le vittime di mafia. Spesso i rotocalchi concentrano l’attenzione sui processi e su chi è passibile di reato, dimenticando spesso le vittime della mafia, quelle belle persone che, ritenute scomode per il loro frapporsi ai soprusi dei prepotenti, pagano con la vita il sacrificio di amor di pace e di rispetto della legalità”. Così afferma la Dirigente Scolastica dell’Istituto d’Istruzione Superiore “N.Pizi”, Professoressa Maria Domenica Mallamaci che appoggia e promuove sempre iniziative formative sul piano sociale e culturale.

Da questi eventi, opportunamente approfonditi, si esce convinti che la cultura, legata alla conoscenza di personaggi ed eventi, sia il volàno della libertà di pensiero e che solo con essa si può sconfiggere l’ignoranza che, nel tempo, produce errori: la cultura, infatti, rende liberi di pensare, liberi di esprimersi, liberi di operare, senza timore, a fronte alta, per il bene comune, anche a costo della vita. L’evento si è concluso con altri momenti culturali per la cui preparazione hanno collaborato le docenti Teresa Panunzio e Caterina Arcidiacono: recitazione di un brano lirico in lingua greca, l’esecuzione di una danza sul testo “Pensa” di Fabrizio Moro e pieces musicali.

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