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Guerra in Ucraina, il dott. Tromba sulla pillola allo iodio anti-radiazioni: “in parte può servire, la corsa al farmaco potrebbe diffondersi in tutti i paesi europei”

“La pillola allo iodio anti-radiazioni, serve o no?”, l’opinione del dott. Tromba

La recente guerra tra Russia e Ucraina, il coinvolgimento di centrali nucleari e, l’ultima minaccia di conflitto nucleare lanciato da Putin hanno messo in moto nuove paure nella popolazione che, negli ultimi giorni, sembra stia andando sempre di più alla ricerca di pillole di ioduro di potassio anti-radiazioni. Sull’argomento “La pillola allo iodio anti-radiazioni, serve o no?”, abbiamo ascoltato il dott. Domenico Tromba, endocrinologo, segretario regionale Ame, consigliere Ordine dei Medici di Reggio Calabria e membro cda Unime.
“Il timore per l’utilizzo di armi nucleari -dice il dott. Tromba – e il recente attacco russo alla centrale nucleare di Zaporizhzhia hanno portato le persone a cercare le pillole allo iodio “anti-radiazioni”. Una corsa al farmaco che potrebbe diffondersi in tutti i paesi europei”.

Ma queste pillole servono?

“In parte si. In caso -prosegue l’illustre endocrinologo- di incidente nucleare, può essere rilasciato nell’ambiente e nell’aria, e quindi nell’acqua e nel cibo, un consistente volume di iodio radioattivo, contaminando anche l’organismo umano. Quando viene assunto dal corpo umano, questo contaminante radioattivo viene assorbito principalmente dalla tiroide che lo utilizza per produrre ormoni tiroidei non distinguendolo da quello “sano”.

Una tiroide sovraccarica di iodio radioattivo aumenta il rischio di tumori?

“In scenari simili, l’assunzione di pillole di ioduro di potassio non radioattivo -spiega il dott. Tromba- può saturare la ghiandola tiroidea con iodio sano ed evita di assorbire quello radioattivo, riducendo il rischio di malattie da esposizione da radiazioni. Quindi, possiamo dire come l’assunzione delle compresse di ioduro di potassio, come scientificamente comprovato, può impedire l’accumulo di iodio radioattivo, in caso di scoppio nucleare, nella tiroide saturandola con iodio non radioattivo. Ma, dobbiamo anche dichiarare che se le suddette pillole si assumono in autonomia e senza il consiglio del medico, si potrebbe verificare un eccesso di questo elemento che può provocare effetti collaterali come, per esempio, un aumento di incidenza delle “patologie autoimmuni”. Quindi, possiamo concludere – afferma l’endocrinologo- dicendo che se ciò può essere considerata una valida strategia in caso di esposizione ad ambiente contaminato da radiazioni, è fondamentale sottolineare che le “pillole anti-radiazioni” non vanno assolutamente assunte di propria iniziativa e senza alcuna indicazione medica o istituzionale”.