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Elezioni Amministrative, banco di prova per il centrosinistra: il nodo più complicato da sciogliere è in Sicilia

pd movimento 5 stelle

Nei prossimi giorni si delineerà lo schema nell’Isola, dove si gioca la partita più delicata della prossima tornata elettorale

La Sicilia sarà un test nazionale delle prossime elezioni amministrative. Soprattutto per quello che riguarda lo schema delle alleanze all’interno del centrosinistra. Sull’Isola, infatti, si gioca la partita più delicata della prossima tornata elettorale e, non a caso, le forze in campo si stanno ancora studiando. Partito Democratico e Movimento 5 Stelle sono in corsa per esprimere il candidato presidente. Fra i dem, rimane in campo il nome di Beppe Provenzano, vice segretario ed ex ministro per il Sud. Tra i grillini, i nomi in pole sono quelli di Dino Giarrusso e Giancarlo Cancelleri, che avrebbero ingaggiato una corsa interna al Movimento. I Cinque Stelle sono ancora molto forti in Sicilia, e per questo il Partito Democratico sembra è deciso a proseguire sul territorio la strada dell’alleanza. Che, tuttavia, non basterebbe se non si allargasse il campo alle forze di centro.

Lo schema del campo largo lettiano, sull’Isola, potrebbe prevedere una alleanza larga nella quale far entrare l’Udc, forza di centro che gode di un importante peso elettorale, ma c’è da attendere che si dipani la matassa del centrodestra, campo in cui rimane in piedi l’ipotesi della candidatura di Roberto La Gala, proprio in quota Udc. Stando a quanto riferiscono fonti parlamentari del M5s, c’è da considerare che la partita per l’isola si incrocia con quella del sindaco di Palermo. Il candidato individuato da Pd e M5s è Franco Miceli, presidente del Consiglio nazionale degli Architetti. Un nome messo sul tavolo proprio dai dem.

Dunque, è il ragionamento che si fa nei corridoi di Montecitorio, il candidato alla presidenza della Regione dovrebbe spettare al M5s. Ciò su cui il Pd sta incontrando una certa difficoltà è mobilitare i nomi politici di peso a sostegno di Miceli. Francesco Boccia, responsabile della segreteria dem per gli enti Locali, si sta spendendo molto su questo. “Nessuno si può sottrarre a questa battaglia che è un vero test in vista delle prossime politiche”, ha sottolineato a più riprese durante gli incontri avuti con gli esponenti di spicco del centrosinistra in Sicilia: “un test, non solo per verificare la tenuta della coalizione, ma anche per saggiare il reale impegno di ogni candidato”. Chi si sottrae, è il mantra del Pd, aiuta solo il centrodestra e la discriminante per le candidature alle politiche sarà l’aiuto o meno arrivato al campo largo. Comunque vada, la parola d’ordine del segretario Pd rimane la stessa: “occhi di tigre”.

L’appello che Enrico Letta ha rivolto alla direzione dem settimane fa, viene rilanciato anche in vista delle elezioni Amministrative di primavera e, al momento, sembra essere raccolto dallo stato maggiore dem, a cominciare dagli esponenti della segreteria e dai parlamentari. A Piacenza Paola De Micheli è in campo al fianco del candidato sindaco Katia Tarasconi per strappare la città al centrodestra. Il lavoro di cucitura portato avanti da Boccia ha permesso di schierare al fianco del candidato tutto il centrosinistra, da Articolo Uno a Italia Viva, passando per Azione e Centro democratico. All’Aquila, altro capoluogo di Regione, sarà invece la parlamentare Stefania Pezzopane a giocarsela. Al suo fianco, salvo imprevisti, avrà l’ex sindaco Massimo Cialente che, stando a quanto viene riferito da fonti dem, sarebbe disponibile a candidarsi in consiglio comunale. Insomma, nomi forti per raggiungere il massimo risultato possibile.

Si vota in 25 grandi città, 4 capoluoghi di regione e 21 capoluoghi di provincia. Dopo la disfatta del 2017, i dem amministrano solo 5 dei grandi comuni che vanno al voto. Per il partito guidato da Enrico Letta, dunque, non dovrebbe essere difficile migliorare la performance. A incoraggiare l’ottimismo dem sono anche le divisioni nel campo del centrodestra. Per quello che riguarda le alleanze, il Pd è al lavoro sul campo largo, forti anche dei successi di metà autunno che stanno convincendo anche i più riottosi degli alleati sull’opportunità di schierarsi. Certo, alle Amministrative si vota con il doppio turno e le alleanze si definiscono fra primo e secondo turno. Ma chi aspira a incarichi farebbe bene a mettersi in gioco da subito: se il risultato di una corsa in solitaria al primo turno dovessero deludere le aspettative, è il ragionamento in casa dem, sarebbe difficile rivendicare ruoli in giunta o nelle commissioni, una volta chiuso anche il ballottaggio.

“Anche il Movimento 5 Stelle sembra ormai avere accettato una logica di coalizione che non hanno mai avuto prima d’ora”, riferiscono dal Pd. Fra i dem, tuttavia, cresce la preoccupazione per le fibrillazioni degli ultimi giorni sulle spese militari, con il leader del M5s, Giuseppe Conte, che sembra deciso a tirare dritto sul ‘no’ all’aumento, mettendo in difficoltà maggioranza e governo. Tuttavia, a Genova, Catanzaro e l’Aquila l’accordo con i Cinque Stelle c’è già. Il lavoro sulla coalizione sta andando avanti bene anche nelle citta’ capoluogo di provincia. A Pistoia, sembra ormai allargarsi a tutto il centrosinistra la coalizione che sostiene il consigliere regionale Federica Fratoni. Centrosinistra compatto per la difficile sfida di Verona: Damiano Tommasi èsostenuto al momento da Pd, Movimento Traguardi, In Comune per Verona, Azione, Più Europa, Partito socialista, Europa Verde, Volt, Demos. Alla portata la sfida di Padova, dove il centrosinistra sostiene Sergio Giordani, dato dai sondaggi ben oltre il 60 per cento. E l’accordo è chiuso anche a Frosinone, con i candidato sindaco Domenico Marzi sostenuto dal centrosinistra al gran completo, da Articolo Uno a Europa verde e Italia Viva. “Occhi di tigre” anche a Catanzaro, dove il Pd schiera Nicola Fiorita, che alle precedenti elezioni prese da solo il 24% dei consensi. Infine Taranto, dove Articolo Uno, Pd e M5s sostengono insieme Rinaldo Melucci.