fbpx

Sfruttamento e minacce sui lavoratori, sgominata rete tra Calabria e Basilicata: 15 arresti

caporalato

I consiglieri regionali calabresi del Pd commentano la vicenda: “inchiesta della procura apre ad uno scenario preoccupante”. E poi lanciano una proposta al Consiglio Regionale

“Lo scenario che emerge dall’inchiesta desta profonda preoccupazione. Dalle indagini dei carabinieri emergono l’assenza di visite mediche per i lavoratori impiegati nel lavoro dei campi, turni massacranti e i soliti caporali che pretendono la restituzione dello stipendio, già misero, corrisposti ai lavoratori”. Così i consiglieri regionali calabresi del Pd Nicola Irto, Ernesto Alecci, Domenico Bevacqua, Franco Iacucci e Raffaele Mammoliti in merito all’inchiesta della Procura di Castrovillari (Cosenza) che ha portato a 15 arresti e al sequestro di diverse aziende operanti tra Calabria e Basilicata, per reati connessi allo sfruttamento del lavoro.

La paga dei lavoratori, provenienti specialmente dal Gambia, dalla Nigeria e dalla Romania, andava dai 15 ai 30 euro al giorno per oltre 12 ore di lavoro, una parte da restituire al caporale. Le vittime hanno anche raccontato di ricorso a minacce, anche di morte, e di atti di violenza. Le irregolarità, oltre agli orari di lavoro e ai riposi, riguardavano anche le norme di igiene e sicurezza. A un lavoratore, in particolare, sarebbe stata negata assistenza dopo che si era stirato una gamba per aver caricato oltre 630 cassette di pomodoro. “Si tratta di una situazione assai grave – proseguono i consiglieri regionali dem – che deve essere monitorata con grande attenzione, perché la crisi economica innescata dalla pandemia da Covid-19 potrebbe portare ad un aumento dello sfruttamento e del lavoro nero, già assai presente nel tessuto economico calabrese e del Meridione”. “Il Consiglio regionale deve, da subito – concludono – procedere a calendarizzare la discussione sul fenomeno in maniera tale di arrivare, in tempi brevi, a fornire risposte concrete in un momento assai difficile per la Calabria dove lo stato di bisogno in cui versano ampie fasce della popolazione può rafforzare il potere della criminalità e l’ulteriore creazione di sacche di sfruttamento e di lavoro nero”.