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Una svolta del giornale, seguendo la svolta del Paese

Draghi Foto Ansa

Elezione del Capo dello Stato e crescita della circolazione del Covid-19, così inizia il nuovo anno

di Ercole P. Pellicanò – L’anno 2022 inizia con due titoli di testa: l’elezione del Capo dello Stato, con le più che scontate contorsioni dei partiti politici; la pericolosa crescita del Covid, che, malgrado la vaccinazione su vasta scala, continua ad essere alimentato soprattutto dall’incredibile posizione dei no-vax.

Questi fatti, che in effetti non sono destinati ad esaurirsi nel tempo breve, mi spingono a dare un taglio più politico alla linea editoriale, nel senso della informazione, dell’approfondimento e dei relativi contributi critici della Testata.

Tale posizione parte dalla considerazione che, se si vuole dare valenza ad uno strumento di comunicazione, non si può prescindere dalla politica, che è la cornice entro la quale si muovono le azioni economiche e le strategie del governo.

I partiti, in quanto strumenti principali del sostegno e della difesa dei valori fondanti, almeno così dovrebbe essere, del sistema democratico, debbono essere tenuti sotto radar per capire “come si muove il mondo”.

Un articolo di Massimo Franco, apparso sul Corriere del 30 dicembre 2021, dal titolo “Quegli strappi che non aiutano”, mi ha stimolato qualche riflessione.

“Fa un po’ impressione, dice Franco, un Consiglio dei ministri rinviato e bloccato fino a tarda sera dal protagonismo di alcuni partiti di maggioranza, prendendo a pretesto il tentativo di declinare al ribasso l’obbligo del green pass per chi lavora, mentre l’Italia sfiorava i 100.000 contagi giornalieri” (oggi siamo quasi al raddoppio!).

Primo commento: appare chiaro il protagonismo dei partiti che tentano di posizionarsi in vista della nomina del nuovo Presidente della Repubblica, con astute mosse tattiche che mal si conciliano con l’impellenza degli eventi. In definitiva si tende ad affermare la propria forza, per condizionare le scelte e trarne benefici. Ma, attenzione! I vertici dei partiti sono composti da eletti dal popolo, che li ha votati avendo avuto fiducia nei loro programmi elettorali. La debolezza della loro posizione sta nel fatto che, in buona misura, le promesse elettorali del 2018 sono state disattese.

Testimonianza eclatante è il Movimento 5 stelle che ha assunto una posizione di potere, di cui continua a godere come rendita di posizione, con un numero di deputati e senatori pari a 339 presenze in Parlamento. L’anomalia sta nel fatto che malgrado il movimento si stia sfaldando, continua  a porre condizioni dall’alto di vecchi numeri, senza avere soddisfatto, se non in misura minima, i 20 punti “rivoluzionari”, per la qualità della vita degli italiani, del programma che li aveva portati al potere.

Mi sono soffermato sui 5 stelle perché è il caso più evidente della malattia del sistema. Un partito debole, che appare in fase di forte ridimensionamento, se non di estinzione con le prossime elezioni, condiziona il dibattito, generando confusione e spostando, con il girovagare dei propri eletti, l’asse del consenso per convenienza personale, nel disperato tentativo di attaccarsi ad un posto in Parlamento, che sta per sfumare, con i privilegi collegati.

Nemmeno gli altri partiti possono accampare grandi meriti. Essi rallentano l’azione del Governo perché, dicono, il suo decisionismo eroderebbe le competenze del Parlamento e tocca le libertà costituzionali (sic!), arrivando a criticare misure prese e già negoziate con loro, sostenendo di non venire consultati come si dovrebbe.

Nei contenuti, questi signori, consultati o no, hanno manifestato una grande volontà di rimandare e non di decidere, facendosi guidare da rilanci velleitari e dal benaltrismo. Quanto detto è provato da come si fa guerra ad ogni cosa, dalle misure anticovid, al lockdown, alle mascherine, al Green Pass, dando all’opinione pubblica una immagine deplorevole e l’impressione che non sanno quello che fanno, tenendo presente quello che è l’obiettivo prioritario, il Covid da debellare e la stabilità del Governo. Bene scrive Stefano Cappellini su la Repubblica del 31 dicembre. “Se chiudi, devi aprire, se apri, devi chiudere, se introduci il Green Pass è perché non hai coraggio di fare l’obbligo vaccinale, ma se chiedi l’obbligo vaccinale non va bene comunque (quest’ultimo esempio non è generico; è esattamente quello che ha fatto Fratelli d’Italia nelle ultime ore)”. Siamo al delirio.

Il grande Totò, strattonando il portatore di tali atteggiamenti, magari conditi da ideologie, avrebbe urlato “Ma mi faccia il piacere”!

L’emergenza drammatica, che si sta vivendo giorno per giorno, impone scelte rapide e coraggiose. Era sembrato che il partiti avessero capito la situazione, non tanto tempo fa, quando il Presidente Mattarella aveva auspicato un “Patto sociale” per il Paese. Oggi, dopo un breve periodo di presa di responsabilità, sembra tutto dimenticato e le frustrazioni che viavai emergono rappresentano una lacerazione del senso di responsabilità, in precedenza manifestato.

In ogni caso concordo con Franco quando afferma che i partiti sembrano non rendersi conto che, logorando Draghi, in realtà picconano la propria credibilità e soprattutto quella dell’Italia. Ne avranno la riprova quando, nel verificarsi di una crisi, lo spread schizzerà alle stelle.

Secondo commento: siamo in emergenza pandemica. Questa situazione è percepita dalla maggioranza degli italiani che vivono nella paura, soprattutto oggi che sono coinvolti i figli, e corrono a vaccinarsi. Malgrado ciò, una minoranza vociante non accetta questa evidenza ed è pronta a scendere in piazza con manifestazioni destinate a bloccare il Paese .

A detta di medici amici, questi no-vax sono più integralizzati dei seguaci dell’Isis. Arrivano in rianimazione ed usurpano il posto di qualche malato che avrebbe più diritto; e non vogliono essere curati perché loro, illuminati da non si sa da cosa, sanno che il Covid è tutta una montatura del Governo e dei poteri forti, che vogliono operare in emergenza, nonché delle multinazionali che hanno guadagni enormi, contando sulla credulità della gente. Per di più, questi personaggi sono così esaltati che colpiscono i medici e si strappano i tubi dell’ossigeno ai quali debbono essere attaccati. In questa situazione drammatica ed infernale per lo meno mi sembra giusto apprezzarne la coerenza, che spesso termina con un saluto a questa valle di lacrime.

E’ una riflessione fatta con rabbia, mentre il Paese soffre Mi piacerebbe che lo stesso sentimento venisse avvertito dai giovani.

E mi spiego. Credo che la presente generazione, per la quale, ed è il mantra di oggi, dobbiamo tutti operare per dare ad essa, un futuro sicuro e felice, oltre a quello che abbiamo già fatto, deve capire che le prospettive non si inventano e nascono da situazioni economiche che vanno sostenute ed alimentate. Se per colpa del Covid le aziende chiudono, bruciando posti di lavoro che non è facile ricostruire, non c’è volontà né miracolo che possa salvare il loro futuro. E allora, mi domando: perché i giovani, che hanno una grande capacità di aggregazione attraverso la rete, e che si esprime, ad esempio, purtroppo quotidianamente, oggi, con l’occupazione di Istituti scolastici, non si mobilitano, come hanno fatto a suo tempo le “sardine”? Per poco tempo, hanno creato una forza d’urto e di persuasione degna di attenzione. Se poi i risultati sono stati effimeri non è dipeso dalle loro azioni, bensì da un qualunquismo alla base, destinato ad avere breve durata.

Intervenite attraverso la rete ed aiutatevi, convincendo i coetanei ed i recalcitranti per la vaccinazione. Nella sostanza, ragazzi, datevi da fare e non affidatevi perennemente ai genitori e ai nonni. Milioni di italiani, che si impegnano per voi, hanno bisogno del vostro aiuto. Non restate a guardare, deludendoli!

L’articolo è pubblicato come podcast su www.tfnews.it.