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Siderno, la denuncia di una madre: “calpestati i diritti di mia figlia, necessita di bisogni educativi speciali ma le istituzioni scolastiche sono insensibili”

insegnante sostegno

Reggio Calabria, da Siderno la mamma di una bambina affetta da patologia sensoriale grave alza la voce: “la scuola non è riuscita a rispettare il delicato compito di garantire a tutti gli studenti gli strumenti più idonei a favorire l’apprendimento, la socializzazione e l’inclusione. L’insensibilità del Dirigente Scolastico, alle suppliche di una mamma rimaste vane, mi lasciano attonita”

Un’ingiustizia che la mamma di una bambina affetta da patologia sensoriale grave ha trovato il coraggio di esporre e rendere pubblica. La signora Anna Teresa Fantò ha inviato una lettera alla redazione di StrettoWeb per denunciare la condizione in cui vive la figlia. Benedetta da sei anni frequenta l’Istituto Guglielmo Marconi di Siderno e “ha bisogno di essere costantemente seguita da un insegnante in possesso di specifiche competenze. Purtroppo ciò non è avvenuto nell’ultimo periodo, in quanto non ha ricevuto il trattamento didattico specifico che le sue condizioni richiedono. Ho cercato con insistenza il dialogo con le istituzioni scolastiche, le quali hanno dimostrato poca sensibilità e ingiustificata superficialità. Il Dirigente Scolastico ha deciso, incurante del parere degli specialisti che seguono Benedetta sin dalla nascita – quali la Lega del Filo d’Oro e la Tiflologa dell’Unione dei Ciechi e degli Ipovedenti – di assegnarle un insegnante privo del titolo di specializzazione sul sostegno”, afferma la madre in una lettera inviata ai nostri canali.

“Una scuola che non ha cura dei bisogni educativi dei suoi alunni e non verifica le competenze specifiche di un docente, soprattutto su un caso complesso, non ha ragione di denominarsi scuola”, prosegue la madre riprendendo la citazione di don Lorenzo Milani“È un ospedale che cura i sani e respinge i malati”“Tutto questo mi fa pensare che non sentiamo realmente l’altro. Siamo sordi e relegati nel nostro mondo senza pensare all’altro come una risorsa. Siamo incapaci di provare empatia e nonostante molti di noi abbiano la facoltà e l’autonomia di cambiare le cose, in pratica, non lo si fa”, prosegue la madre.

“Se ho scelto di raccontare questa vicenda, è perché ritengo sia fondamentale andare oltre ogni retorica e voglio prodigarmi concretamente, nel mio piccolo, affinché la società del domani sia più attenta ai bisogni delle persone meno fortunate. Ho provato dolore e amarezza nel vedere calpestati i diritti di Benedetta. Parlo anche a nome di tanti genitori che, come me, vivono una situazione di discriminazione a causa di retaggi culturali e che non hanno voce. In tale ottica la scuola, che costituisce il principale luogo di formazione dell’individuo, ha il delicato compito di garantire a tutti gli studenti gli strumenti più idonei a favorire l’apprendimento, la socializzazione e l’inclusione. Ecco perché qualsiasi ingiustizia o atto di trascuratezza, quando si verifica nel contesto scolastico, risulta più grave. In queste condizioni, viene particolarmente difficile immaginare un sistema sociale in cui le diseguaglianze siano effettivamente eliminate e i diritti realmente garantiti. Occorrono maggiori risorse e predisposizione alla cooperazione. L’insensibilità del Dirigente Scolastico, alle suppliche di una mamma rimaste vane, mi lasciano attonita”, conclude la lettera firmata dalla mamma Anna Teresa Fantò.