fbpx

Reggio Calabria, SOS scuola nei piccoli paesi della provincia: “qui vige ormai solo il diritto alla frittolata”

scuola di campagna

Reggio Calabria, drammatico appello di una mamma di Roghudi sulle scuole chiuse per panico: “noi neanche possiamo farlo il ricorso al TAR”

C’era una volta la scuola di campagna: pochi banchi in legno, un maestro preparatissimo e di grande spessore umano, una lavagna, le mappe geografiche e il crocifisso appesi al muro. I bambini arrivavano da tutto il circondario anche nei giorni di pioggia, freddo, vento e neve, e i libri di quarta e quinta elementare erano più impegnativi di quelli che oggi si studiano per la maturità, mentre quelli delle scuole medie equivalevano a quelli delle odierne università. Oggi ci sono piccoli angoli dell’Appennino meridionale in cui il tempo s’è fermato: in Aspromonte si conservano borghi di antichi mestieri e sapori, lingue e ricette sempre più esclusive e ricercate per rarità e pregio. Ma in questi selvaggi e genuini angoli sempre più lontani dalla pubblica ribalta, è sempre più facile che i diritti umani siano calpestati nel disinteresse generale.

E’ il caso di tanti piccoli comuni della provincia di Reggio Calabria in cui, caso unico in Europa, le scuole sono ancora chiuse in nome di una fantomatica “emergenza sanitaria” che ovviamente non esiste. Il Governo guidato da Mario Draghi, infatti, ha stabilito che le scuole possono essere chiuse, eventualmente, soltanto in situazioni di gravissima emergenza e comunque in zona rossa. La Calabria è in zona gialla e ha un margine enorme per evitare la zona rossa al punto che oggi non c’è alcuna emergenza così grave da consentire ai Sindaci di chiudere le scuole rispettando le direttive del Governo, infatti tutti i Tar che si sono pronunciati in merito (ultimo ieri proprio quello di Reggio Calabria) hanno accolto i ricorsi e sospeso le ingiustificate ordinanze sindacali che disponevano le lezioni in dad in modo illegale e arbitrario, provocando gravissime conseguenze sotto l’aspetto formativo, educativo, sociale e psicologico dei bambini. “Rischiamo di consegnare al futuro una generazione di disadattati“, hanno spiegato ai microfoni di StrettoWeb gli avvocati che hanno vinto il ricorso, denunciando tutti i problemi della dad che qualcuno vorrebbe continuare a propinare per il terzo anno consecutivo.

Purtroppo, però, la sentenza del Tar che oggi ha consentito la riapertura di tutte le scuole di Reggio, non ha valore fuori dai confini del capoluogo dove continua a vigere il libero arbitrio dello ‘mpanicamento sociale di intere comunità. Il virus della paura contagia anche i sindaci e qualche mente particolarmente elevata e brillante che riesce a mantenere un briciolo di lucidità chiede disperatamente aiuto con un appello accorato. “Si continua a tutelare ormai solo il diritto alla frittolata“, ha scritto a StrettoWeb una mamma di Roghudi che ci ha inviato una lettera che rilanciamo con la speranza che qualcuno possa prendere in carico la sua richiesta e sostenerla in una battaglia di civiltà. Le scuole aperte e un futuro di dignità, affinchè anche gli ultimi bambini rimasti in questi splendidi centri d’Aspromonte non abbiano altra scelta che scappare altrove.

Gentile Redazione,

spero nel Vostro aiuto.

In tutta l’Europa, anzi, in quasi tutta l’Italia i bambini vanno a scuola e il loro diritto all’istruzione viene tutelato.

In provincia di Reggio Calabria si continua a tutelare il diritto alla frittolata.

Se nelle grandi città come Reggio e Messina i genitori si sono rivolti al TAR, noi genitori di piccoli paesi e piccole cittadine, senza risorse economiche sufficienti per affrontare la procedura, che cosa dobbiamo fare???? Chi ci tutela? La stampa nazionale non si interessa più, perché le suole sono aperte. La tv non si interessa per lo stesso motivo. Ma le scuole non sono aperte!!! E noi non abbiamo soldi per chiedere aiuto!

Mio figlio “frequenta” la scuola di Roghudi (RC). 60 bambini, 6 classi. In media 10 bambini per classe. Non c’è lo scuolabus, perché tutti arrivano con i mezzi propri.

Roghudi conta oltre 1000 abitanti, attualmente 12 positivi al Covid. E le lezioni non riprendono e non si sa quando riprenderanno “perché la salute dei bambini viene prima di tutto”.

E io mi domando, perché non pensa nessuno alla salute dei bimbi quando la fogna viene sversata nel mare? Quando sulla statale si accumulano le montagne di spazzatura? Quando nell’unica villetta del paese l’erba ha l’altezza di due metri?

Perché danza, calcetto, centri commerciali, battesimi e frittolate sì, ma la scuola no? A chi dobbiamo chiedere aiuto non avendo risorse economiche sufficienti per rivolgersi al TAR? Perché il governo non ci vede? Perché i sindaci dei piccoli paesi emettono le ordinanze che non contemplano le linee guida nazionali??? Cosa dobbiamo fare?

Grazie di cuore