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Reggio Calabria: rifacimento di Piazza De Nava, esposto in Procura della Fondazione Mediterranea

Piazza De Nava reggio calabria

Reggio Calabria, il testo integrale dell’esposto presentato da Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, alla Procura della Repubblica

Il rifacimento di Piazza De Nava a Reggio Calabria sta provocando enormi polemiche e interventi vari. Il testo integrale dell’esposto presentato da Vincenzo Vitale, presidente della Fondazione Mediterranea, alla Procura della Repubblica sul progetto demolitivo di Piazza De Nava curato dalla soprintendenza reggina.

“Nel luglio del 2019, curato dal Segretariato Regionale MIBACT per la Calabria, diretto dal dott. Salvatore Patamia, viene presentato un progetto di fattibilità tecnica ed economica definito “Restauro e riqualificazione per l’integrazione con il Museo Archeologico Nazionale e il contesto urbano della piazza De Nava nel comune di Reggio Calabria”, redatto dall’arch. Giuseppina Vitetta, direttrice della Soprintendenza, con RUP l’arch. Roberta Filocamo, della stessa Soprintendenza. Per la realizzazione del progetto sono stati assegnati cinque milioni di euro provenienti da risorse recuperate dalla programmazione 2007/2013. Si è svolta una gara per l’affidamento del progetto definitivo, che ricalca quello preliminare (all. 1 e 2). Si vara la Conferenza dei servizi, decisoria e asincrona, cui viene ammessa a partecipare, su sua richiesta, la Fondazione Mediterranea in quanto portatrice di interessi diffusi. Dopo aver acquisito il parere della Commissione Regionale per il patrimonio culturale (all. 3), la Conferenza si conclude con l’approvazione del progetto e la bocciatura di tutte le proposte di modifica suggerite (all. 4 e 4.1). Il Segretariato avvia l’iter della gara per il progetto esecutivo e l’affidamento dei lavori. Tutto secondo procedura, almeno così si presuppone. Ma occorre fare una precisazione.

La Fondazione Mediterranea – raccogliendo il comune sentire delle associazioni culturali e della cittadinanza, che ad amplissima maggioranza è fortemente contraria al progetto, e avvalendosi di qualificate consulenze, tra cui quelle del prof. Salvatore Settis e del. Prof. Alessandro Bianchi (all’uopo è disponibile un’ampia rassegna stampa) – si è opposta al progetto, che prevede la totale demolizione dell’esistente, motivando la sua posizione con una serie di considerazioni di ordine storico e urbanistico oltre che etiche e politiche, la cui analisi per brevità si rimanda alla lettura degli allegati:

  • note storiche e urbanistiche su piazza De Nava (all. 5);
  • modifiche proposte (all. 6)
  • interpellanza parlamentare (all. 7);
  • lettera aperta al Ministro titolare del MIC (all. 8);
  • considerazioni in risposta alla relazione del dott. Patamia, sollecitata dal Ministro (all. 9 e 9.1);

Benché trattasi di un progetto demolitivo di azzeramento della storia cittadina e della memoria collettiva e dell’identità dei luoghi, che non ha alcuna motivazione né urbanistica né politica e che proviene proprio da chi dovrebbe avere la mission di tutelare e conservare e restaurare (all’uopo si vedano soprattutto le considerazioni riportate nell’allegato 9), la questione potrebbe essere limitata all’ambito etico ed estetico o politico e culturale. Il rifiuto della Soprintendenza a un doveroso confronto pubblico con la cittadinanza e il suo arroccamento su posizioni palesemente insostenibili (si veda l’allegato 9.1 e il 9) lascia però molto perplessi e genera il sospetto che, da parte di funzionari dello Stato, vi possano essere interessi personali che, pur legittimi, collidono con quelli pubblici.

Una nuova luce potrebbe illuminare la questione sulla base di una serie di ulteriori e stringenti considerazioni, avallate da fatti e documenti, alcuni dei quali solo recentemente son venuti in nostro possesso (dopo un accesso agli atti effettuato presso il Comune di Reggio Calabria) e che doverosamente si sottopone all’attenzione di codesta spettabile Procura.

  • Vincolo paesaggistico-ambientale. Come si evince da una comunicazione tra uffici comunali di Reggio Calabria del 27 novembre 2003 (all. 10), ai sensi de D. L. 490/99 già Legge 1497/39, Piazza De Nava è soggetta a vincolo paesaggistico-ambientale
  • Mancanza di coerenza tra titolo e contenuti. Il progetto è definito di “restauro”, perché altrimenti non avrebbe potuto accedere al finanziamento. Ma di restauro non vi è nulla perché della storica piazza non rimane assolutamente nulla, a eccezione del complesso statuario intitolato a Giuseppe De Nava, la cui base viene comunque mutilata delle due storiche fontane a conchiglia nello stile liberty della ricostruzione reggina.
  • Autoreferenzialità. Un caso è certamente il potere autoreferente che esercita la Segreteria Regionale del MIC, che: a) individua una linea di finanziamento, b) elabora il progetto preliminare e di fattibilità economica, c) gestisce tramite Invitalia la gara per il progetto definitivo, d) esprime il responsabile del procedimento, e) indice la gara per il progetto operativo e per l’assegnazione dei lavori, f) indica infine anche la direzione dei lavori. Il tutto senza che nessuno possa interferire nelle sue scelte e senz’alcuna possibilità di controllo su come venga gestito il finanziamento. Quale oggettività di pensiero può avere un servitore dello Stato che, in assenza di controlli, può gestire una gran mole di denaro (5 ml di euro di cui 3,8 per i lavori e 1,2 tra iva al 10% e progettazione e direzione lavori, ecc) di cui una parte legittimamente gli spetta?
  • Questione Lido comunale. È sotto gli occhi di tutti il pietoso stato in cui versa il lido comunale degli anni Settanta. Ebbene, non si è potuto demolire e ricostruire perché la Soprintendenza lo ha definito un bene storico tutelabile. Due pesi e due misure, quindi, adottati dalla stessa Soprintendenza, che oggi, su un progetto suo, non reputa di usare lo stesso metro usato per il Lido. Anzi, per come riportato sulla stampa (La Gazzetta del Sud, 16 settembre 2021), si sa che il 10 maggio del 2020 il Segretariato Regionale del Mibact così si è espresso: “Il restauro finalizzato alla riqualificazione sarà conservativo, nel pieno rispetto delle tecniche costruttive e dei materiali storicizzati dell’epoca. Il piano di riqualificazione di due milioni di euro è stato approvato dal Mibact. L’iter burocratico procederà attraverso una convenzione coordinata dal Segretariato regionale. Il tutto in sinergia col comune”. Due pesi e due misure, quindi: restauro conservativo per un immobile degli anni Settanta di nessun valore storico o urbanistico; demolizione competa per una storica piazza più che centenaria e onusta di memorie.
  • Il progetto del Comune su piazza De Nava. Il restauro di piazza De Nava progettato dal Comune tra il 2003 e 2007 (all. 11 e 12), denominato come “Lavori di riqualificazione di Piazza De Nava”, abortì anche per una serie di limitazioni e vincoli posti dalla Soprintendenza, soprattutto relative alla presenza nel sottosuolo della piazza di una necropoli. Il progetto sarebbe costato complessivamente euro duecentomila. Del progetto del Comune di Reggio Calabria su Piazza De Nava se ne parla ai successivi punti 6, 7 e 8.
  • Questione costi. Quello che salta subito agli occhi è l’enormità della differenza dei costi tra il progetto del Comune e quello attuale della Soprintendenza, a distanza di poco più di dieci anni e con un’inflazione stabile: da 200 mila si è passati a 5 milioni di euro. Un’enormità, che fa subito pensare che non vi sia stato l’etico susseguirsi di idea progettuale e ricerca del finanziamento ma piuttosto l’assolutamente poco etico: abbiamo trovato un finanziamento cui accedere, inventiamoci un progetto che utilizzi tutte le somme disponibili. La sostanziale inutilità degli interventi programmati su piazza De Nava dalla Soprintendenza e l’enorme sproporzione dei costi con il precedente progetto del Comune, fanno propendere per la seconda ipotesi.
  • Problema necropoli. La presenza di una necropoli è un problema antico e sempre riemergente, che fa pendant con il vincolo paesaggistico-ambientale, che ha sempre condizionato qualsiasi intervento nella zona di piazza De Nava. Problema di cui questa volta la Soprintendenza sembra non tener conto mentre in precedenza, come per il progetto del Comune, è stata particolarmente attenta: prescrizioni del 27 giugno 2006 (all. 13); del 27 settembre 2007 (all. 14); del 12 febbraio 2007 (all. 15), in cui addirittura si legge: “un assistente di questa Soprintendenza dovrà presenziare ai lavori di scavo per la posa in opera dei pali d’illuminazione”.
  • Vincoli posti dalla Soprintendenza al precedente progetto. Il progetto del Comune, pur oggettivamente molto meno impattante di quello attuale, è stato attenzionato dalla Soprintendenza con nota 5 febbraio 2007 (all. 17) e del 12 marzo 2007 (all. 16): “è fatto assoluto divieto di operare interventi non autorizzati che snaturino la piazza dal punto di vista della sua identità e valore”; “durante l’esecuzione dei lavori sia realizzata un’accurata documentazione fotografica che alla fine degli stessi dovrà essere consegnata a quest’Ufficio”; “sia comunicata con largo anticipo la data di inizio dei lavori per permettere un opportuno e costruttivo controllo”. Con questa nota si manifesta un’attenzione quasi maniacale affinché sia mantenuta l’identità di piazza De Nava e la memoria storica di cui è portatrice. Oggi, su un progetto interno alla Segreteria Regionale del MIC, questa attenzione a interventi che non “snaturino la piazza dal punto di vista della sua identità e valore” non c’è più, con un sostanziale tradimento della mission della Soprintendenza.

Concludendo, si nota un’inversione di orientamento di 180 gradi da parte della Soprintendenza: attentissima alla tutela e conservazione dell’esistente, occhiuta e capillarmente attenta ai dettagli, quando la progettualità proviene da un ente pubblico o da un privato; non così quando si rade a zero una storica piazza cittadina, in spregio a vincoli oggettivi e identitari, con una progettualità interna al Segretariato Regionale del MIC. Pur ammettendo la legittimità dei singoli passaggi amministrativi, ciò che sconcerta è la mostruosità del disegno complessivo derivante dall’unione dei singoli punti: è lecito sospettare che a guidare le scelte dei servitori dello Stato verso una progettualità sbagliata, che peraltro la città non intende subire passivamente, siano stati personali interessi che, pur anche legittimi, comunque collidono con l’interesse pubblico”.