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Ponte sullo Stretto, Giovannini: “studi di fattibilità considerano tre ipotesi, anche che l’opera non venga realizzata”

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Oltre la valutazione del progetto già esistente del Ponte sullo Stretto a campata unica, gli esperti chiamati dal Ministro Giovannini a portare avanti gli studi di fattibilità, “propongono anche una soluzione alternativa, cioè un ponte a più campate, che sarebbe più vicino ai territori e meno impattante sul piano ambientale. Poi c’è l’opzione zero, ovvero quella di non costruire l’opera”

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina che era stato predisposto dieci anni fa a campata unica “andrebbe rivisto. Gli esperti che hanno redatto il rapporto propongono anche una soluzione alternativa, un ponte a più campate e più vicino ai territori e meno impattante sul piano ambientale e poi c’è l’opzione zero, ovvero di non fare il Ponte”. Lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, lo spiega in un’intervista a Radio Anch’io su RadioUno. Lo studio di fattibilità sull’importante infrastruttura di collegamento tra Sicilia e Calabria prenderà in considerazioni queste ipotesi e valuterà soprattutto gli aspetti economici. Il ministro, però, ancora una volta non chiarisce il motivo per il quale si stia ancora valutando l’ipotesi di un progetto del ponte a più campate, già scartata in passato da esperti che hanno studiato le caratteristiche geologiche dello Stretto per 40 anni, o addirittura quella che l’opera potrebbe anche non essere costruita, nonostante la relazione degli studi di fattibilità durante il Governo Conte II che ne hanno accertato l’assoluta importanza. “Il GdL ritiene che sussistano profonde motivazioni per realizzare un sistema di attraversamento stabile dello Stretto di Messina, anche in presenza del previsto potenziamento/riqualificazione dei collegamenti marittimi (collegamento dinamico), pur necessario in relazione ai tempi per la realizzazione di un collegamento stabile”, si legge nella valutazione del 30 aprile 2021 pubblicato sul portale ufficiale del MIT.

“Le comunità sono al centro della nostra trasformazione” in ottica di sostenibilità, “perché non dobbiamo dimenticare che la trasformazione della nostra società è realizzata dalle persone. Specialmente nel sud, c’è un incremento del numero di esperienze dove le comunità locali, mettendo insieme società civile, università e aziende stanno cercando di sviluppare soluzioni innovative per migliorare il benessere delle persone, la competitività delle aziende. In questa prospettiva, il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile sta investendo molto nella regione meridionale, che soffre di un divario storico in termini di infrastrutture, non solo ferrovie o ponti, strade ma anche in quelle per lo sviluppo economico”. Lo ha dichiarato sempre il ministro Enrico Giovannini intervenendo virtualmente all’evento “Sustainable, Connected and Safe Communities” organizzato dall’Università di Bari Aldo Moro al Padiglione Italia di Expo 2020 Dubai. Nell’ambito del Pnrr “siamo responsabili di 61 miliardi di euro, e quasi 34 miliardi sono destinati alle regioni del Sud. Questa è una scelta chiara, e la decisione di portare treni ad alta velocità nel sud” o collegare porti e aeroporti con le ferrovie “mostra l’approccio sistemico dove il collegamento tra persone e comunità è chiave per il nuovo modello di sviluppo del nostro Paese e delle relazioni tra l’Italia e altri Stati”. E’ un vero peccato non aver sfruttato all’interno del Recovery Fund i circa sei milioni che servono per realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina.