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Ponte sullo Stretto, gli esperti incalzano Giovannini: “nessun vero ostacolo verso la realizzazione, lo Stato perde più a non realizzare l’opera”

ponte sullo stretto di messina Foto di Projectmate / Ansa

Il progetto del Ponte a campata unica scaturisce da tre concorsi internazionali di vario grado in cui si sono cimentate le più importanti società di ingegneria del mondo e attraverso i quali sono state scartate le soluzioni impossibili (tunnel, ponte a più campate)

Non esiste alcun vero ostacolo tecnico si frappone alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. E’ quanto affermato in un articolo dagli esperti Enzo Siviero, Marcello Arici e Iano Monaco. I tre tecnici che il progetto a campata unica è l’opera più dibattuta, ma al tempo stesso anche quella meno conosciuta d’Italia. “Il progetto (definitivo) scaturisce da ben tre concorsi internazionali di vario grado in cui si sono cimentate le più importanti società di ingegneria del mondo e attraverso i quali sono state scartate le soluzioni impossibili (tunnel, ponte a più campate)”, spiegano. E’ stato il risultato di anni di studi sulla geologia, orografia, sismicità, insidie del vento, dei delicati rapporti urbanistici che esistono tra la Sicilia e la Calabria.

“Il progetto definitivo esiste ed è stato redatto già diversi anni fa dalla società di ingegneria danese COWI, progettista dei più grandi ponti del mondo, per conto di Eurolink General contractor: progetto verificato in parallelo dalla PARSON, società d’ingegneria statunitense tra le più grandi del mondo: progetto infine validato dal R.I.N.A. Il progetto venne approvato e il Comitato scientifico presieduto da Giulio Ballio (già Rettore del Politecnico di Milano) diede il via alla progettazione esecutiva, che doveva essere completata entro sei mesi. Il governo Monti annullò la gara per non aggravare il deficit del bilancio statale, con ciò provando il contenzioso (ancora non risolto) col General contractor Eurolink”, proseguono i tre esperti.

Poco più avanti il Ministero dell’Ambiente bloccò l’opera emettendo parere negativo e adducendo il problema degli uccelli migratori, dimenticando però che lo Stretto di Messina è uno dei luoghi più inquinati del mondo a causa del notevole traffico di navi e traghetti che lo attraversano. Insomma, “non esiste alcun vero ostacolo tecnico si frappone alla realizzazione”. E’ storicamente documentato che l’infrastruttura che genera domanda e comunque il costo annuo dell’insularità siciliana, supera i 6 miliardi di euro l’anno.

Il Ponte garantirebbe la continuità territoriale con il resto della Penisola e permetterebbe di tutte le grandi opere di compensazione tra Messina e Reggio Calabria. “Il progetto c’è e basta solo aggiornarlo passando dal definitivo all’esecutivo. Il contraente generale ha pubblicamente dichiarato che può riprendere i lavori immediatamente. Il recente stanziamento dei 50 milioni di euro del Ministero delle Infrastrutture per ulteriori studi comporterà una perdita di tempo e risorse che si potrebbero risparmiare avviando la realizzazione. Il Ponte ormai costa allo Stato più che farlo! E allora perché non farlo se non per motivi puramente ideologici”, è la domanda con cui i tre esperti concludono.