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“Ho ucciso pure i bambini, la mia vita è finita”. La strage di Licata e la chiamata alla moglie: “ma ora ho paura per i miei figli”

Gli ultimi attimi dopo la strage di Licata: la chiamata alla moglie, i Carabinieri che provano invano a fermare l’omicida e poi lo sparo. Ora Mariella Cammilleri ha paura per sé e per i propri figli

Sono passati due giorni, ma Licata è ancora sconvolta dalla tragedia di famiglia avvenuta mercoledì. Angelo Tardino, 48 anni, ha ucciso fratello, cognata, nipoti e poi si è tolto la vita prima di confidare la scelta alla moglie. “Li ho uccisi, pure i bambini. Ma loro che c’entravano? Ti prego perdonami, la mia vita è finita”. Sono queste le ultime parole che l’uomo ha confessato alla moglie al telefono. E, ora, Mariella Cammilleri ha paura: “Dopo tutto quell’orrore mi ha telefonato – ha spiegato la donna a Repubblica – In quel momento, al telefono, ha avuto un momento di lucidità dopo la follia. Gli ho detto: ‘Torna a casa, posa le pistole, io ti perdono’. Era un modo per prendere tempo e intanto avvertire le forze dell’ordine. Ma ha chiuso la conversazione”.

Le liti tra fratelli erano continue, come confessato anche dalla nipote Alessia Tardino, una delle due giovani vittime, a un’amica. Questioni economiche, alla base. Più nello specifico un’eredità, lasciata dal padre, ma anche una strada adiacente l’appartamento: “Diego voleva il diritto di passaggio. Mio marito gli diceva: ‘Questa stradella appartiene a me’. E non è finita qui: mio cognato aveva sconfinato di 80 centimetri con le sue serre. Avrebbero dovuto regolarizzare anche questa situazione, ma niente”. Niente di particolare, tuttavia, era accaduto nei giorni precedenti alla strage, nulla comunque che avesse potuto far presagire quanto accaduto: “C’erano i litigi quotidiani con suo fratello – spiega la donna – Ma niente che facesse presagire tutto quello che è accaduto. Angelo era tranquillo, se avessi notato qualcosa di diverso, di preoccupante, sarei corsa dai carabinieri per fargli togliere le due pistole che aveva in casa, le utilizzava per sport”. Adesso la donna ha paura. Ha paura del futuro, ha paura per sé e per i propri figli: “Ho paura per quello che potrebbe accadere – confessa – Ho paura per i miei figli. Siamo andati via dalla palazzina dei Tardino, dove abita mio suocero. Siamo andati lontano. E ogni tanto i carabinieri passano a controllare”.

Subito dopo l’omicidio, e la chiamata di Angelo alla moglie, quest’ultima ha subito preso il telefono per rintracciare i Carabinieri. Da lì, 20 minuti di ansie e preoccupazioni. L’uomo aveva già assunto la sua decisione, comunicata alla donna. Era determinato. Ma il brigadiere Angelo Cuttaia e il tenente Carmelo Caccetta, trovatisi dall’altra parte del telefono, hanno provato invano a fermarlo. Erano anche riusciti a localizzare l’auto dalla quale l’uomo piangeva, pronto al triste gesto. “Nooo. Non puoi farlo proprio per i tuoi figli”, ha provato a gridargli il brigadiere, come si legge sul Corriere della Sera. “Ho anch’io due figli e non possiamo permetterci di farli vivere senza di noi”. “Ma ho fatto la cosa peggiore al mondo, uccidere un fratello. Non merito di vivere. E non voglio finire in carcere…”, risponde Angelo. “La situazione è tragica, ma hai una famiglia. Se ti consegni, se vieni qui, tu ci sarai sempre per tua moglie, i bambini. Comunque, li vedrai crescere e loro hanno diritto a sapere che il padre esiste”. “Nessuno mi perdonerà mai…”. “Esistono le attenuanti. Tu parli con noi, con me, e vediamo…”. “Non merito di vivere. Lo so. Ma non trovo il coraggio di uccidermi”. “Tu devi trovare il coraggio di vivere”.

Sono gli ultimi attimi. L’auto è stata localizzata: “Adesso parla con me. Sono in abiti borghesi, ti raggiungo dove vuoi, da solo, senza armi…”, le parole del tenente Caccetta. “Non ce la faccio a vivere”. “Hai l’obbligo di vivere. Ogni mattina i nostri figli ci dicono ‘torna a casa’. E noi sappiamo che dobbiamo farcela per loro. Pure tu…”. Nulla da fare. Queste le ultime parole. La conversazione si interrompe. E poi lo sparo.