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Il lato ridicolo dell’Unione Europea

L’Accademia della Crusca ha finito i suoi giorni. Ormai, a dettare le regole sul corretto uso della lingua vi è un più alto e autorevole tribunale, quello della Commissione Europea guidata dalla celebre Ursula, attorno alla quale anche la sbrindellata politica italiana ha inventato l’unica nuova ‘formola’ politica degli ultimi anni, “la maggioranza Ursula”, (pare che l’inventore sia stato Romano Prodi, che però aveva proposto una italianizzazione del nome: “maggioranza Orsola”). Nel documento Union of Equality, la Commissione promuove un linguaggio senza riferimenti di «genere, etnia, razza, religione, disabilità e orientamento sessuale». Ebbene – dopo che ai suoi esordi, qualche decennio fa, la Commissione si era aggiudicato un triste primato stabilendo la ‘misura delle banane’ e che sulle confezioni dei generi alimentari non venisse indicata la percentuale dei vari ‘grassi’ che li compongono ma a se ne desse solo un’idea con i colori del semaforo – ora essa, con le sue «Guidelines for Inclusive Communication», ordina pure quali siano le parole da usare per assicurare a tutti eguaglianza e rispetto. Per esempio, al fine di non ‘offendere’ i non cristiani, si dovrebbe dire ‘buone feste’ e non ‘buon Natale’, e, per non discriminare i diversamente sessuati, si dovrà dire non più ‘Mr’ o ‘Mrs’, o ‘Miss’;, bensì ‘Mx’.

Molti sostengono che il binarismo maschio-femmina non rappresenterebbe più la realtà naturale – infatti sappiamo che in tutte le specie viventi esistono varianti tali da non potere rientrare in queste caselle ‘assurde’ – e che, perciò, anche il linguaggio comune deve adattarsi a questa realtà sebbene riguardi solo una minoranza di soggetti. Non c’è dubbio che il rispetto dei diritti personali di ciascuno debba essere la stella polare di una civiltà liberale; ma è veramente necessario che si cancellino tali appellativi o vogliamo fare consistere il rispetto dovuto a ogni essere umano in queste formalità linguistiche, esteriori e ipocrite? Semmai – e non manca l’inventiva – basterebbe che s’inventi un nuovo appellativo per designare il genere X in modo che i nostri rappresentanti dell’UE non debbano provare imbarazzo e possano aprire i loro discorsi con ‘Signore, signori e X’.

Le ‘guidelines’ aggiungono che non si dovrà più dire ‘colonizzare Marte’ per non offendere gli ex colonizzati e gli eventuali abitanti del Pianeta Rosso; ‘cittadino immigrato’, perché chi non è cittadino potrebbe sentirsi umiliato; ‘vecchi’, perché gli anziani si risentono; ‘malati di Aids’, perché ‘malato’ è un termine discriminatorio; mai dire ‘un gay’: bisognerà dire piuttosto ‘una persona gay’; né dire ‘due lesbiche’ bensì ‘una coppia lesbica’. I nomi tradizionalmente usati per definire i membri di una famiglia – ‘marito’, ‘moglie’, ‘padre’ o ‘madre’ – sono aboliti e sostituiti con ‘partner’ o ‘genitori’.

La Commissione UE consiglia anche di «evitare di dare per scontato che tutti siano cristiani». Il consiglio è giusto ma pleonastico – infatti tutti sappiamo che i cristiani sono una minoranza nel mondo – e non può significare però che delle feste dei cristiani, che pure esistono e forse sono la maggioranza in Europa, si debba cancellare persino il nome. Quando gli islamici fanno il loro ‘Ramadan’, nessuno gli chiede che lo chiamino ‘vattelappesca’. Per salvaguardare le sensibilità religiose, la Commissione sconsiglia al suo staff di usare parole ‘tipiche’; di una specifica religione: invece di scrivere «Maria e John» si deve dire «Malika e Giulio», perché chi non ha nomi cristiani potrebbe turbarsi. E poi dicono che Mussolini era un cretino perché cercò di dare al ‘Bar’ un altro nome: ‘quisibeve’!

Naturalmente un tale ‘sciocchezzaio’ ha suscitato malumori e polemiche. Per correre ai ripari, specialmente sulla questione delle festività, fonti di Bruxelles hanno fatto sapere: «Non vietiamo o scoraggiamo l’uso della parola Natale, è ovvio! Celebrare il Natale e usare nomi e simboli cristiani sono parte della ricca eredità europea! Come Commissione, siamo neutrali sulle questioni delle religioni, abbiamo un costante dialogo con tutte le organizzazioni religiose e non confessionali».

E sottolineano anche che si tratta solo di un documento ‘interno’ preparato ad un livello tecnico per «offrire sempre una comunicazione inclusiva – dice la commissaria per l’Uguaglianza, la ‘brillante’ maltese

Helena Dalli – garantendo così che tutti siano apprezzati e riconosciuti indipendentemente dal sesso, dalla religione o dall’origine etnica». Ma ciò non è bastato a sedare le polemiche, sicché la Commissione – vista la ‘mala cumparsa’, come si dice in Sicilia – ha ritirato il ridicolo documento appena il giorno dopo la sua pubblicazione.

Io non sono così vecchio da poter ricordare quale fosse il grado di condizionamento indotto dalle famose ‘veline’ con le quali il regime fascista intendeva indirizzare l’opinione pubblica ma temo che queste direttive della Commissione non avrebbero nulla da invidiare. È evidente la volontà che questo gruppo dirigente ha di legare la società europea su un ‘letto di Procuste’ e di imporre un cambio di mentalità e di stili di vita. Se questi devono cambiare, lasciamo che sia il tempo a farlo; le veline e l’indottrinamento così come la caccia ai nemici del popolo lasciamoli al regime fascista e a quello comunista; le direttive e le leggi europee devono occuparsi d’altro.

Diciamolo francamente, una tale UE non si fa amare. Perché l’UE possa essere amata bisogna che chi siede a Bruxelles e a Strasburgo – con qualche cordone ombelicale berlinese o parigino – smetta di impiegare il suo tempo e i nostri soldi per scrivere e prescrivere un tale cumulo di ‘idiozie’ inseguendo le mode dettate da qualche ‘philosophe à la page’: pensi piuttosto più seriamente a come fare di queste nostre sparse membra una Unione più salda e sicura, secondo quei principi e caratteri federali, provati e riconosciuti, che non attribuiscono al ‘governo federale’ il potere di emanare ‘veline’ o leggi in materie non attribuite alla sua competenza.