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Covid, The Lancet: “la fine della pandemia è vicina. Ecco perché mascherine, convincere i non vaccinati e terze dosi servono a poco”

covid-19 omicron

L’ondata procurata a livello globale dalla nuova variante Omicron del SARS-CoV-2, sebbene abbia prodotto un numero di positivi 30 volte superiore rispetto al periodo precedente a fine novembre, “ha aumentato la percentuale di casi asintomatici o lievi”: ecco lo studio pubblicato dal ricercatore sanitario Christopher J.L. Murray in un articolo pubblicato sul The Lancet

L’uso della mascherina, l’ampliamento della copertura vaccinale nelle persone che non sono state ancora vaccinate e la somministrazione delle terze dosi di vaccini anti COVID-19 “avranno un impatto limitato sul corso dell’onda Omicron”. E’ quanto afferma il ricercatore sanitario Christopher J.L. Murray in un articolo pubblicato sul The Lancet. Il mondo sta vivendo un’enorme ondata di infezioni con la nuova variante Omicron del SARS-CoV-2 e le stime basate sui modelli IHME (Institute for Health Metrics and Evaluation) suggeriscono che intorno al 17 gennaio 2022 c’erano 125 milioni di nuovi positivi al giorno nel mondo, un numero dieci volte più alto rispetto al picco dell’onda Delta nell’aprile 2021: “il livello di infezione senza precedenti suggerisce che oltre il 50% della popolazione mondiale sarà stato infettato da omicron tra la fine di novembre 2021 e la fine di marzo 2022”. Omicron infatti, rispetto alle precedenti mutazioni, sta colpendo tutte le Nazioni del globo, con al momento solo pochi paesi dell’Europa orientale, del Nord Africa, del sud-est asiatico e dell’Oceania a non aver visto un netto aumento dei contagi. “Sebbene i modelli IHME suggeriscano che le infezioni giornaliere globali da SARS-CoV-2 siano aumentate di oltre 30 volte dalla fine di novembre 2021 al 17 gennaio 2022, i casi di COVID-19 segnalati in questo periodo sono aumentati solo di sei volte”, prosegue il professor Murray. E questo avviene perché “la percentuale di casi asintomatici o lievi è aumentata rispetto alle precedenti varianti di SARS-CoV-2, così anche  il tasso globale di rilevamento delle infezioni è diminuito a livello globale dal 20% al 5%”.

“L’evidenza suggerisce che la proporzione di infezioni asintomatiche è molto più alta per l’omicron, forse fino all’80-90%. Garrett e colleghi hanno scoperto che tra 230 individui in Sud Africa che si iscrivevano a una sperimentazione clinica, 71 (31%) erano positivi alla PCR per SARS-CoV-2 e presentavano la variante dell’omicron e senza alcun sintomo”, spiega ancora il medico statunitense. Dati che vengono confermati da studi condotti anche nel Regno Unito, negli Usa e in Canada. Nonostante la ridotta gravità della malattia per infezione, “la massiccia ondata di infezioni da Omicron significa che i ricoveri ospedalieri sono in aumento in molti paesi e aumenteranno fino al doppio o più del numero di ricoveri ospedalieri COVID-19 dei picchi passati in alcuni Paesi. Nei paesi in cui tutti i ricoveri ospedalieri sono sottoposti a screening per COVID-19, una parte sostanziale di questi ricoveri sarà tra persone che vengono in ospedale per motivi non COVID-19 che hanno un’infezione da SARS-CoV-2 asintomatica. Tuttavia, i requisiti di controllo delle infezioni pongono maggiori richieste agli ospedali. Data la prevalenza nella popolazione dell’infezione da SARS-CoV-2 di oltre il 10%, come riportato dall’indagine sulle infezioni ONS a Londra, un gran numero di operatori sanitari sono risultati positivi e sono tenuti alla quarantena, il che esercita una doppia pressione sugli ospedali. I Paesi dovranno dare la priorità al supporto per i sistemi sanitari nelle prossime 4-6 settimane. I dati dalla Grecia, tuttavia, fanno sperare che gli esiti gravi di COVID-19 dall’onda omicron saranno limitati; dal 21 dicembre 2021 al 17 gennaio 2022 i casi di COVID-19 sono aumentati di quasi 10 volte, ma le intubazioni ospedaliere tra i pazienti ospedalieri COVID-19 sono rimaste le stesse di dicembre”.

Sorprendentemente, prosegue Murray venendo al nocciolo della questione: i modelli IHME suggeriscono che l’intensità di trasmissione di Omicron è così elevata che le azioni politiche, “ad esempio l’aumento dell’uso della mascherina, l’ampliamento della copertura vaccinale nelle persone che non sono state vaccinate o la somministrazione di terze dosi di vaccini contro il COVID-19, intraprese nelle prossime settimane avranno un impatto limitato sul corso dell’onda Omicron”. E poi, entrando nello specifico, Murray sottolinea “che l’aumento dell’uso delle mascherine nell’80% della popolazione, ad esempio, ridurrà solo del 10% le infezioni cumulative nei prossimi 4 mesi. È improbabile che l’aumento dei richiami di vaccinazione COVID-19 o la vaccinazione di persone che non sono state ancora vaccinate abbiano un impatto sostanziale sull’onda omicron perché quando questi interventi saranno aumentati, l’ondata di Omicron sarà già in gran parte superata”. Soltanto nei paesi in cui l’onda Omicron non è ancora iniziata, l’uso esteso della maschera prima dell’onda potrebbe avere un effetto più sostanziale.

Insomma, entro marzo 2022 gran parte del mondo sarà stata infettata dalla variante Omicron. Con il continuo aumento della vaccinazione COVID-19, l’uso in molti paesi di una terza dose di vaccino e gli alti livelli di immunità acquisita da infezione, per qualche tempo i livelli globali di immunità SARS-CoV-2 dovrebbero essere ai massimi livelli. Per alcune settimane o mesi, il mondo dovrebbe aspettarsi bassi livelli di trasmissione del virus. “Emergeranno sicuramente nuove varianti di SARS-CoV-2 e alcune potrebbero essere più gravi dell’Omicron”, riporta ancora Murray. L’immunità, indipendentemente dal fatto che derivi dall’infezione o dalla vaccinazione, “diminuirà, creando opportunità per la trasmissione continua di SARS-CoV-2. Data la stagionalità, i paesi dovrebbero aspettarsi una maggiore trasmissione potenziale nei mesi invernali”. L’impatto della futura trasmissione di SARS-CoV-2 sulla salute, tuttavia, sarà minore a causa dell’ampia precedente esposizione al virus, dei vaccini regolarmente adattati a nuovi antigeni o varianti, dell’avvento degli antivirali e della consapevolezza che i soggetti vulnerabili possono proteggersi durante le ondate future, quando necessario, utilizzando maschere di alta qualità e distanziamento sociale. L’era delle misure straordinarie da parte del governo e delle società per controllare la trasmissione di SARS-CoV-2 quindi sarà finita. “Dopo l’onda omicron, il COVID-19 tornerà ma la pandemia no”, conclude Murray.