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Covid, così si alterano i numeri delle ospedalizzazioni: “chi ha due dosi è come un non vaccinato”

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La conferma del Prof. Francesco Vaia (dir. Spallanzani): “quando facciamo il rapporto sulle ospedalizzazioni non si deve prendere in riferimento chi ha la seconda dose, ma coloro che hanno avuto la dose booster”

“Superamento del brevetto e aggiornamento dei vaccini, sono due battaglie che non dico che abbiamo perso, ma che non abbiamo vinto”. Lo ha affermato durante il programma Domenica In il Prof. Francesco Vaia, direttore dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma. L’esperto è stato messo in difficoltà dalla presentatrice Mara Venier, che fa notare: “ci avete un po’ illusi, no? Pensavamo, ahinoi, di uscirne con i vaccini”. Il direttore sanitario a questo punto chiarisce: “si è notato che il vaccino, anche in doppia dose, non dura sei, nove o dodici mesi, ma appena quattro mesi, per qualche collega anche tre mesi. C’è stata quindi la necessità della terza dose. E ora vi dirò i numeri. Quando facciamo il rapporto sulle ospedalizzazioni non si deve prendere in riferimento chi ha la seconda dose, ma coloro che hanno avuto la dose booster. Allo Spallanzani le persone non vaccinate o con la seconda dose sono per il 90% ricoverate nei reparti ordinari, addirittura al 95% in terapia intensiva”. Questo significa che i vaccinati con due dosi vengono considerati al pari dei non vaccinati nei conteggi delle ospedalizzazioni Covid“Il concetto da far passare è uno – conclude Vaia – dobbiamo spingere sulla terza dose perché il booster funziona. E queste non sono chiacchiere, ma lo dicono i numeri. Dopo di che dobbiamo aggiornare i vaccini alle nuove varianti”.