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I malati oncologici non sono pazienti di “serie B”, presidente Ordine dei medici: “situazione critica, hanno meno diritti di chi ha il Covid”

malati oncologici e tumori

Il presidente dell’Ordine dei medici lancia l’allarme: “viene meno il diritto alla cure di chi non ha il Covid”

“Nonostante la pandemia vada avanti ormai da due anni la situazione organizzativa della sanità è ancora una volta critica. La gravità dei pazienti Covid è fortunatamente diminuita, ma siamo in una fase di discriminazioni dei pazienti. I pazienti “normali” non hanno gli stessi diritti dei pazienti Covid: vengono regolarmente rinviati, non presi in carico. Bisogna curare tutti, certamente, ma le disparità fanno male alla nostra sanità. A persone in lista per, ad esempio, un’operazione per tumore viene detto uno o due giorni prima se l’intervento si può fare o meno. E questo non va bene. La questione è legata anche alla vaccinazione: le istituzioni hanno spinto per la protezione, ma la società civile no. La massa critica dei cittadini non ha “lottato” abbastanza. Sentirsi dire un paio di giorni prima di andare o non andare in ospedale – che l’operazione sia il più grave dei tumori o una cosa di routine – crea ansia e angoscia. Ed è un danno sia per chi deve essere curato sia per chi cura”. Ad affermarlo è il dottore Marco Ioppi, presidente dell’Ordine dei Medici, che sottolinea come sia complicato per gli ospedali gestire i malati oncologici dopo due anni di pandemia Covid.

Il dottor Ioppi illustra una situazione che riguarda in questo momento le aziende ospedaliere di ogni Regione italiana. Il virus è tornato infatti a fare notevole pressione, stanno venendo a galla tutti i problemi sanitari che da due anni ormai vengono denunciati e per cui ancora non si è trovata una soluzione. La carenza di personale medico e di posti letto per malati non Covid sta creando problematiche e ritardi, soprattutto per i malati oncologici che avrebbero bisogno di cure costanti e di attenzioni specifiche. Una situazione simile è stata fatta presente in Calabria, ad esempio, dal dott. Enzo Amodeo, cardiologo dell’ospedale di Polistena in una lettera rivolta al presidente Roberto Occhiuto. Insomma, sarebbe giusto mettere nuovamente al centro l’ammalato, perché sono in media ogni giorno 500 le persone che muoiono in Italia a causa di un tumore (dati Istat relativi al 2019). E questa patologia rappresenta la seconda causa di morte (29% di tutti i decessi), dopo le malattie cardio-circolatorie (37%), il rischio è che questi numeri possano soltanto peggiorare.