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Covid, Bassetti sul bollettino giornaliero: “qualcuno al Ministero della Salute è particolarmente affezionato ad un bollettino giornaliero che non serve a nessuno”

Matteo Bassetti Foto di Luca Zennaro / Ansa

Covid, le parole di Bassetti primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova

Il Prof. Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all’ospedale San Martino di Genova, è intervenuto nel corso della trasmissione Restart 264 condotta da Aurora Vena e Lorenzo Capezzuoli Ranchi su Cusano Italia TV.

Sulla proposta di eliminare il bollettino giornaliero. “Tutto quello che ho sentito negli ultimi giorni mi fa pensare che qualcuno al Ministero della Salute sia particolarmente affezionato ad un bollettino giornaliero che non serve a nessuno –ha affermato Bassetti-. Non serve ai medici perché non dà informazioni mediche e non serve alla popolazione perché dà informazioni anche molto fuorvianti. Nessuno dice che bisogna fare una censura come qualche giornale ha detto interpretando male le mie parole. Io vorrei che i numeri vengano dati in modo che servano a qualche cosa, così come sono dati  servono solo a stimolare ansie e a mettere insieme mele, pere, arance e meloni. Noi avremmo bisogno di un report che ci dicesse quanti dei positivi giornalieri sono veramente nuovi positivi perché il dato che arriva dal Ministero prende tutti i tamponi positivi e non dice se qualcuno che è positivo oggi era positivo anche ieri. C’è una quantità enorme di duplicazione di soggetti. Ci sono persone che fanno due tamponi al giorno tutti i giorni, quelli vengono contati, quindi non abbiamo il numero reale di contagiati. Inoltre il bollettino non specifica quanti sono asintomatici e quanti sintomatici, quanti stanno a casa e quanti in ospedale. Il report dei ricoveri ospedalieri è anacronistico ormai dopo 700 giorni.  Mettere insieme chi entra in ospedale con la polmonite da covid e chi entra con un braccio rotto ed ha un tampone positivo, non è corretto perché i due non hanno lo stesso peso sugli ospedali. Poi non viene specificato chi è vaccinato, chi non è vaccinato, chi è vaccinato con tre dosi. O i numeri li diamo bene oppure meglio non darli se servono solamente a soddisfare l’edonismo di qualche burocrate romano”.

Crisanti è contrario alla proposta e l’ha definita da “analfabeta della epidemiologia”. “Di Crisanti preferisco non parlare, lo stimo talmente poco che preferisco non rispondergli. Rispetto la materia che rappresenta, ma è diventato esperto di epidemiologia da un anno a questa parte, basta guardare il suo curriculum. Quindi quello che ha detto lo prendo quasi come un complimento”.

Su Omicron. “Dobbiamo vivere questa nuova fase, con il 90% di vaccinati, in maniera diversa rispetto al passato. Con la variante omicron la malattia è più blanda, somiglia più ad un’influenza e ad un raffreddore, questo avviene nella maggior parte dei casi. E’ chiaro che se tutto questo succede dobbiamo convivere con il virus, dovremo continuare ovviamente ad avere i posti letto in ospedale per gestire chi si ammala, ma dobbiamo vivere in maniera diversa, non continuare ad essere terrorizzati, a fare milioni di tamponi agli asintomatici, questa è una visione completamente errata che sta facendo il male dei pazienti e il bene del virus, perché ci sta tenendo in scacco. O noi diventiamo proattivi e gestiamo noi il virus oppure continueremo a farci governare dal virus ed è un errore clamoroso. Abbiamo creato la sindrome da covid, ma psicologica, gli italiani sono terrorizzati dai tamponi oggi non dalla polmonite. I tamponi vanno fatti solo ai sintomatici”.